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    Un libro al mese...
                   a cura di Giuseppe Milito

"L'ETA' DELL'INNOCENZA"
di Edith Wharton (1862 - 1937)

L'alta società di New York alla fine dell'Ottocento era il regno dell'ottusità, un mondo insopportabile per una persona dotata di un minimo di intelligenza.

La Wharton visse in quel mondo per un tempo lunghissimo (48 anni), poi si stabilì in Europa, ma non poteva certo dimenticare l'ambiente dove aveva vissuto l'infanzia e l'adolescenza. New York non era ancora una metropoli e, tutto sommato, la futura scrittrice non poteva certo lamentarsi: vita agiata e confortevole, educazione privata, viaggi all'estero. Quando vennero costruiti i primi grattacieli tutto cambiò rapidamente e la giovane Edith si ritrovò a vivere in una città completamente trasformata dall'industrialismo.

Ottimo materiale per i suoi romanzi, nei quali descrive la vita sociale di quel mondo che stava cambiando, con le sue ipocrisie e le sue frustrazioni. Fu la prima donna a ricevere il premio Pulitzer grazie a "L'età dell'innocenza", romanzo scritto nel 1920 che narra le tristi vicende della moglie separata di un corrotto nobile polacco, una donna intelligente e sensibile che viene rifiutata da una società dove contano solo l'ipocrisia e l'apparenza, e dove il desiderio di libertà del singolo individuo conta meno di niente. La donna lotta da sola, ma alla fine depone le armi e se ne va in Europa.

Non credo sia giusto parlare di sconfitta. Secondo me la sconfitta appartiene a chi non ha il coraggio di opporsi all'ipocrisia e all'imbecillità e si adegua per quieto vivere o per sopravvivere a un mondo che detesta.

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