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Quest'anno il regista Milos Forman ci regala un stupenda biografia sull'attore-comico americano Andy Kaufman. Dopo Ed Wood e Larry Flint il regista americano accompagnato dai due ottimi sceneggiatori Alexander e Karaszewski ci accompagna nella vita del più anticonformista comico americano degli anni 70.
Man on the moon non è solo la semplice biografia di un uomo, è soprattutto una profonda critica allo showbussiness statunitense, al sogno americano, alla sola apparente libertà sociale della più importante democrazia del mondo.
E' la storia di un folle, incapace di trattenere le proprie pulsioni, destinato nel ferreo meccanismo dello spettacolo americano a distruggersi con le proprie mani. L'attore Andy Kaufman è così diventato la cavia umana delle dicotomie socio-culturali del proprio paese.
E chi se non il migliore Jim Carrey poteva interpretare l'eccentrico personaggio: commovente, generoso affiancato dal sempre misurato Danny de Vito.
Forman con una regia molto spartana e diretta è riuscito a trasmettere forse la vera essenza di un comico che paradossalmente odiava il proprio mestiere e la propria personalità.
Un'opera piena di emozioni, con picchi di profonda tristezza e spassosa comicità: proprio come Andy Kaufman.

La promessa del re di Navarra e dei suoi di amici di dedicarsi solo agli studi si perde subito dopo l'arrivo di una bellissima principessa.
Pene d'amor perdute è l'ultimo film di Kenneth Brannagh, o per meglio dire l'ultimo musical del attore-regista inglese, da sempre legato alle opere di Shakspeare. Il racconto, ripulito da alcune forme arcaiche, riesce a far coesistere le parti del film cantate dai dialoghi, evidenziando un' ironia e una vivacità tipica della commedia shakesperiana.
Brannagh ha voluto omaggiare il grande musical holliwoodiano e questo lo si può notare soprattutto dalle scenografie e dai fluidi movimenti della macchina da presa.
Riproposto dopo quasi quattro secoli dalla prima, pene d'amor perdute, è ambientato prima e durante la seconda guerra mondiale e vuole dimostrare che a volte bastano pochi passi di tip tap e qualche sorriso sdolcinato per scacciare la disperazione e gli spettri di una guerra.
Per il regista inglese questo film rappresenta quasi una svolta nel suo legame dal più importante commediografo inglese: non più ossessionato dal testo, Branagh, ha cercato di dare molta più importanza al contenuto e al vero messaggio che l'autore si prefissava di dare. Da ricordare la presenza di Stefania Rocca.

Mamlakat vuole diventare un'attrice, ma una notte di luna piena viene sedotta ed abbandonata da un sedicente amico di Tom Cruise, del quale rimane incinta.
Dopo un maldestro tentativo di abortire, padre e fratello si metteranno alla ricerca del fuggiasco. Come si fa a non pensare al regista slavo Kustorica (Undergrond, Il Tempo dei Gitani) guardando l'ultimo film del regista russo Bakhtiar Khudojnzarov: Luna Papa.
Nella storia grottesca e surreale di Mamlakat ci viene descritto un mondo completamente diverso dalla realtà. Questo grazie all'uso di colori a volte accecanti, a volte cupi e sbiaditi, grazie alla caratterizzazione dei personaggi che accompagnano la protagonista.
Ma il cielo ed il mare fanno da padroni nella storia narrata in questo film: dall'area iniziano le disgrazie di Mamlakat e nel cielo finisce la sua avventura ed è il proprio il mare lo spettatore silenzioso di questa sfortunata esistenza, silenzioso, quasi immobile ma simbolo di un destino sempre presente ed inevitabile. Fantastiche le musiche.

Buona visione !

R. M.     
   

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