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La Pagina del Poeta
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LA PIAZZETTA
Era proprio sotto casa mia quella
piazza piccola e accogliente
che ospitava, specie d'estate, tanta e tanta gente.
Non c'era posto più bello di quello
per noi bimbi che trovavamo spazio
per i giochi più divertenti e disparati...
La piazzetta si animava e risuonava
delle nostre grida, dei nostri canti, delle nostre filastrocche...
Non c'era posto più bello di quello
per i grandi che, seduti sui cinque gradini
che davano accesso alla Scuola di Avviamento Professionale,
parlavano amichevolmente del più e del meno
e la piazzetta prendeva vita e risuonava
di voci allegre, concitate, alte, confuse
e, a volte, anche di alcune note stonate
di vecchie canzoni cantate da qualche beone
che, nella vicina osteria, aveva alzato troppo il gomito
in allegra compagnia.
Spesso la piazzetta era il luogo ideale
per lavoratori ambulanti e allora risuonava
di voci alte e cantilenanti
"ombrellaio... arrotino... stagnaro... spazzacamino...
donne... venite... so' qui... nella piazzetta...
tutto rimetto a posto con arte e senza fretta..."
E la sera, all'imbrunire, era bello ascoltare il garrire delle rondini
che, numerose facevano il nido sotto le grondaie,
confuso con il dolce suono delle campane
della piccola chiesa di Santa Lucia
che invitava alla preghiera dell'Ave Maria.
La piazzetta è ancora lì... ma non è più la stessa.
Non ci sono più i bimbi che la animano...
i grandi che le danno vita...
le rondini che la rallegrano...
... ed io non la riconosco...
... allora alzo gli occhi alla finestra di quella che fu per tanto tempo
la casa dove ho abitato
e rivedo mia madre che, amorevolmente, mi guarda giocare.
Luigia Mancini
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LA MAMMA
Non sento più la tua voce,
i tuoi consigli e le tue sfuriate,
i tuoi saluti, le tue parole
sempre dolci e sicure.
Non sento più il parlare dei tuoi occhi,
i tuoi sospiri di stanchezza ed euforia,
di gioia o di dolore,
non sento più le tue mani che bussano alla porta,
non sento più il suono dei passi sulle scale,
sento solo freddo e nostalgia.
Non ti vedo più abbracciarmi,
non ti sento baciarmi,
non ci sei più per me.
Le stelle mi cadono addosso,
i fiumi m'inondano,
i pensieri si affollano,
le lacrime mi bruciano il viso,
il mio cuore è rotto in pezzi.
Non voglio ascoltare e sentirti,
riconoscere la tua voce,
fermarmi a trovarti,
e non riuscire a parlare.
Non voglio sognare,
non voglio dimenticare,
ti voglio bene, mamma.
Tagnani Nello
(Ginevra - CH)
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LA GABBIA
Come una persona vaga nell'oscurità
più profonda
cercando di raggiungere la sua via smarrita
attraverso un labirinto di cupi meandri
e nefasti androni, tentando invano di uscirne fuori;
così ogni mattina il triste risveglio:
la routine giornaliera,
le solite vicende,
gli stessi volti noti.
C'è gente che desidererebbe a tutti i costi
una vita così:
semplicità, sicurezza, tranquillità.
Ventottolugliomillenovecentottantadue:
inizia così la prigionia
della timidezza.
Daniele Marini |
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