Una forte
preoccupazione accompagna l'azione missionaria di San Paolo: che i cristiani ai quali ha
annunziato il Vangelo, siano e restino fedeli e perseveranti nella sequela di Cristo.
Soprattutto, non vengano meno nella fede di fronte alle tribolazioni, di qualunque genere
esse siano.
Con questo pensiero si intreccia un forte desiderio di incontro con i suoi fratelli.
Risulta chiaro dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi, capitolo 2, v. 17: "Quanto a
noi, fratelli, dopo poco tempo che eravamo separati da voi (di persona, ma non col cuore),
eravamo nell'impazienza di rivedere il vostro volto, tanto il nostro desiderio era
vivo". Ma ci sono grossi ostacoli, non meglio definiti. San Paolo parla di
"satana" che "ce lo ha impedito" (v. 18), ma non si comprende l'esatto
contenuto dell'espressione. Forse una malattia o forse... Non sappiamo! Nell'impedimento
insormontabile l'apostolo vede comunque l'intervento di satana, sempre attivo nelle sue
battaglie contro Dio, contro Cristo, contro gli apostoli del Vangelo.
E' bellissima e commovente la dichiarazione dei versetti 19-20: "Chi infatti, se non
proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui ci
possiamo vantare, davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta? Siete voi
la nostra gloria e la nostra gioia".
Il capitolo 3° della medesima lettera si apre con l'annunzio dell'invio a Tessalonica di
Timoteo, fedele discepolo e collaboratore di Paolo: sarà lui a portare una parola
d'affetto, di esortazione e di incoraggiamento nella difficoltà. Le tribolazioni, le
sofferenze, le persecuzioni accompagnano abitualmente il cammino di fede. "Già
quando eravamo tra voi, vi preannunziavamo che avremmo dovuto subire tribolazioni, come in
realtà è accaduto e voi ben sapete" (v. 4).
Gesù stesso ce ne dà la ragione: "Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è
suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo
vi odia... Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Vangelo di Giovanni
15, 19-20).
In questo anno giubilare il Papa ci invita a fare "particolare memoria dei
martiri", non solo dei secoli passati, ma anche e soprattutto di questo secolo. Sono
numerosissimi i cristiani (uomini e donne, di qualsiasi età, categoria, ruolo ecclesiale)
che in quest'ultimo scorcio di millennio hanno versato il sangue per amore di Cristo e del
Vangelo. Nella bolla di indizione del giubileo, Giovanni Paolo II al n. 13 scrive:
"Possa il popolo di Dio, rinforzato nella fede dagli esempi di questi autentici
campioni di ogni età, lingua e nazionalità, varcare con fiducia la soglia del terzo
millennio. L'ammirazione per il loro martirio si coniughi, nel cuore dei fedeli, col
desiderio di poterne seguire, con la grazia di Dio, l'esempio qualora le circostanze
lo richiedessero".
Il ritorno di Timoteo da Tessalonica con le buone notizie circa il coraggio e la fedeltà
dei cristiani, è motivo di grande gioia per San Paolo, il quale scrive: "Ora che è
tornato Timoteo e ci ha portato il lieto annunzio della vostra fede, della vostra carità
e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci come noi lo siamo
di vedere voi, ci sentiamo consolati, fratelli, a vostro riguardo, di tutta l'angoscia e
tribolazione in cui eravamo per la vostra fede; ora, sì, ci sentiamo rivivere, se
rimanete saldi nel Signore" (vv. 6-8).
Le parole dell'apostolo e la testimonianza dei cristiani di Tessalonica costituiscono un
sicuro punto di riferimento per verificare la qualità dalla nostra fede e del nostro
impegno di vita cristiana. Siamo noi disposti a giocarci la vita sulle ragioni della fede?
Ci sentiamo talmente amati da Cristo, da essere disposti anche a morire per lui?
E' ancora Gesù che parla: "Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per i
propri amici" (Vangelo di Giovanni 15, 13). E San Paolo, sbalordito per tanto amore,
nella Lettera ai Romani, capitolo 5, versetti 7-8: "A stento si trova chi sia
disposto a morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi,
perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi".
D'accordo: il nostro coraggio e la nostra fedeltà sono proprio limitati; ecco allora la
preghiera: "Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso
tutti, come anche noi lo siamo verso di voi, per rimanere saldi e irreprensibili i vostri
cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore
nostro Gesù con tutti i suoi santi" (vv. 12-13).
Ciò che per l'uomo è incredibile e impossibile, Dio lo compie! |