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DON PRIMO MAZZOLARI:
PROFETA DEI NOSTRI TEMPI

 

Non possiamo dimenticare Don Primo Mazzolari, la cui personalità ha lasciato in quelli che lo hanno conosciuto un'impronta, una testimonianza splendida di uomo, di credente e di sacerdote. E' stato un uomo poliedrico, a molte dimensioni (parroco, predicatore, scrittore, conferenziere, giornalista, polemista), ma tutte queste attività erano finalizzate al suo essere prete, al suo essere uomo di Dio.
Per Mazzolari la realtà fondamentale che ha dato senso e finalità alla sua esistenza, è l'Incarnazione che, se compresa e meditata attentamente, non può non incidere profondamente nella vita di un uomo. La decisione del Dio misericordioso di associarsi storicamente all'uomo, impegnato nella sua avventura esistenziale, per dilatargli oltre natura mente e cuore, è stato l'evento che ha deciso della sua vita.
Il suo essere scrittore e uomo di cultura, l'amore per i poveri, il suo forte impegno religioso, civile e politico, la ricerca di un contatto e di un dialogo con tutti, specialmente con i più lontani sono le diverse espressioni della sua personale risposta all'amore del suo Dio che lo ha amato per primo.
Considerato fuori di questa cornice Mazzolari sarebbe già un grande uomo. Entro questo contesto egli è molto di più, forse un profeta, uno che sa sempre cogliere la volontà di Dio su fatti e persone, uno che ha idee e progetti lanciati nel futuro e le cui intuizioni sopravanzano le opere.
Un bellissimo reportage televisivo ha descritto molto bene la sua vita, cogliendone i lati essenziali che lo presentano come una personalità eccezionale che sapeva intuire i rimedi necessari per guarire la società moderna dai molteplici mali di cui è afflitta.

FU UOMO DI CULTURA E SCRITTORE

Non nel senso corrente del termine. Il suo Dio più che il Dio dei teologi da avvicinare con scienza e intelletto, è il Dio di Gesù, quello che noi tutti sentiamo vicino o lontano al nostro cuore, ma sempre presente per ogni pena che ci affligge, per ogni anelito di bene che si muove, per ogni fantasia di bellezza e di bontà che ci commuove. E' a questo Dio che Mazzolari parlava.
Agli intellettuali preferiva i suoi rozzi braccianti, gente piena di buon senso anche se a volte lontani dalla Chiesa; a questi faceva comprendere che Gesù è il loro compagno di lavoro e di sofferenza. "La cultura - soleva dire - non libera l'uomo, se l'uomo non è libero interiormente". Era convinto che lo scrittore, o è un testimone dell'invisibile, o è un inutile ingombro.

ERA IL PARROCO DI TUTTI

Il Mazzolari più autentico lo troviamo in Parrocchia. Non aveva schemi precostituiti.
Il suo metodo di apostolato consisteva nell'essere disponibile con tutti, sempre, con porta e cuore spalancati. Lungi dal considerare la Parrocchia un'impresa per cerimonie, la considerava luogo di immersione quotidiana nei dolori, nelle gioie, nelle attese della gente.
Per lui salire i gradini dell'Altare per la Messa rappresentava il gesto culminante di un pendolarismo continuo che il prete deve compiere tra il suo popolo e Dio, un tramite, un punto d'incontro.
Sentiva prepotentemente l'impegno dell'annuncio della parola di Dio. Più che parlare ai poveri, più che parlare dei poveri, lasciava che fossero essi a parlare.
Era molto critico nei confronti dei politicanti che si presentavano in periferia a fare questua di voti, senza minimamente preoccuparsi dello stato di degrado e di miseria in cui viveva quella povera gente.

FU UOMO DELLA RESISTENZA

Non solo perché protesse e salvò antifascisti ed Ebrei dalle persecuzioni naziste, ma perché ad uomini della Resistenza diede un forte appoggio morale, religioso e sacerdotale: fu intrepido difensore dell'uomo, della verità, della libertà.
Finita la guerra venne in contatto con i migliori uomini della Democrazia Cristiana e ne contribuì alla preparazione del programma.
Per la sua manifesta opposizione al nazi-fascismo fu perseguitato, insultato e percosso, ma nella sua missione di profeta della libertà e della giustizia non ha indietreggiato di un solo passo; fondò il settimanale "Adesso" nel quale criticò con forza alcune frange del conservatorismo cattolico, e si mise all'avanguardia del cattolicesimo sociale, il che gli costò critiche e censure dall'autorità ecclesiastica, cui erano pervenute notizie non esatte sul suo operato sempre caratterizzato da stretta obbedienza all'autorità della Chiesa.
A proposito della sua criticata rivista "Adesso" ha pronunciato una frase rimasta celebre e che denota la sua assoluta fedeltà alla Chiesa: "Adesso - intendeva dire la sua rivista - è meno di un attimo, mentre la Chiesa è la custode dell'Eterno e io voglio rimanere nell'Eterno. Mi stacco dal foglio come il vecchio contadino si stacca dal suo campo appena seminato e dove niente germoglia. Ma tutto è speranza, perché tutto è fatica; tutto è grazia, anche il morire; tutto è testimonianza, anche il silenzio, soprattutto il silenzio".
E fu il silenzio che solo con l'avvento di papa Giovanni XXIII si ruppe. E' destino dei profeti non essere compresi, ma come sempre sarà la storia a dare loro ragione.

Don Luigi Baù       

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