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GENTE SENZA STORIA
Il figlio della serva

 

Quando sarà quieta la zuffa dei venti
col fervore acre del mare
né i cipressi allora né i vecchi
frassini più si muoveranno.
(Orazio, Carmi)

Dopo tanti anni è tornato in visita al paese, dov'era conosciuto da tutti come il figlio della serva.
Tale era la condizione della madre.
Suo padre era rimasto insepolto sulle montagne, da qualche parte della Grecia, nella seconda guerra mondiale.
Ed ora le sue ossa, come dice il poeta, "le bagna la pioggia e move il vento".
Manlio Zacchilli, il figlio della serva, insegna filologia romanza all'Università di Torino ed è autore di numerosi saggi e traduzioni di classici latini e greci.
E' ancora giovane, ma ha bisogno di staccare la spina, almeno per un pò, per viaggiare a ritroso nel tempo, alla ricerca delle scaturigini della sua esistenza.
Vuol riassaporare, sia pure per esorcizzarli, antichi ricordi di umiliazioni e di solitudine vissuti allora.
In paese ha rivisto il vecchio Melidoni, che è rimasto sempre lo stesso, anche se acciaccato: lucido, squinternato, saggio e folle nello stesso tempo. "Salve Pietro.Che piacere rivederla."
"Caro professore, va tutto bene.Anche il grano va bene e, se non lo mitraglierà la grandine, ci sarà un buon raccolto. Insomma, se tutto va per il verso giusto, saremo rovinati".
"Se non lo mitraglierà la grandine.Questa frase l'ho letta in una pagina di don Fuschini, prete e scrittore romagnolo di qualche anno fa".
"Ah si?" Melidoni, come suo solito, cambia argomento di punto in bianco: "Ci deve essere una morìa di centenari. Ogni tanto leggo sui giornali che da qualche parte del mondo ne muore qualcuno."
"Per forza.E' la loro longevità che fa notizia.Ecco perché appare sulla stampa.Ma lo sa, caro Pietro, che su una cosa del genere Achille Campanile ha scritto un intero racconto?"
"Accidenti, se ogni cosa che dico l'ha scritta qualcun'altro, non parlo più".
Il professore ripercorre i sentieri che screziano, come fili e collane, i pendìì che circondano il paese,sfociando in una strada bianca o sparendo lungo i canneti e le giunchiglie del Rio Freddo.
Mentre cammina, gli torna in mente la figura di sua madre, una donnetta dal sorriso triste che, per non fargli mancare niente, si rompeva la schiena lustrando le scale e i salotti degli altri.
Da tempo anch'essa "ha salito la barca dell'eterno esilio".
I ricordi traboccano come un torrente in piena.
Gli odori dei campi, appena smesso di piovere, e del fieno appena tagliato.
E i colori di maggio: il mare di verde, chiazzato dal giallo delle ginestre, dal rosso dei papaveri e dal bianco dei sambuchi in fiore.
In quei sentieri,spazzati dal vento e lavati dalla pioggia,il figlio della serva, incolto, debole, a mani vuote,fu felice, pur nell'emarginazione di una condizione umiliante.Sa che solo quelli,tra tutte le strade del mondo, danno la misura del suo passo e del suo cammino.

    Enzo Bartolucci         

   

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