Torna all'indice! Pagina 23   

 

Presentato in anteprima all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, il nuovo film di Woody Allen esce nelle nostre sale con quasi un anno di ritardo.
L'attesa però non è stata vana. Accordi e disaccordi è un film intelligente e divertente, costruito quasi come "Zelig" cioè come un documentario con false interviste a musicisti, testimoni.
Accordi e disaccordi è la storia di un ipotetico chitarrista jazz degli anni trenta, Emmet Ray, interpretato da Sean Penn, considerato il numero due solo dopo il grande Django Reinhardt.
Del nostro personaggio si raccontano aneddoti comici, a volte strazianti: dall'estrema venerazione per Reinhardt, a tal punto di svenire ogni volta che lo sentiva suonare, alla strana contemplazione al passaggio dei treni fino ad arrivare al grottesco hobby di sparare ai topi nelle discariche.
Ma si racconta anche del suo amore con la ragazza muta Hattie (interpretate da una sorprendente Samantha Morton) e il matrimonio con l'affascinante Uma Thurman.
Neanche a dirlo la colonna sonora di questo film è bellissima, anche se molte volte i movimenti delle dita di Sean Peen non corrispondono alla musica.
Woody Allen in questo film cerca di rievocare, oltre che un certo tipo di jazz a lui molto caro, lo stile di vita degli anni compresi tra il 1920 e il 1930: i locali popolari, la grande depressione economica e la presenza di una malavita organizzata tipicamente italoamericana.
Da ricordare in questo film la prima, importante collaborazione di Zhao Fei direttore della fotografia del film "Lanterne Rosse" e in particolare la magnifica interpretazione di Sean Penn, capace di unire tenerezza, volgarità ed idealismo.

Sangue Vivo
è il secondo film del regista Edoardo Winspeare (cognome scozzese ma chiara origine salentina).
E' la storia di Zimba: una bravissima persona, un patriarca con una madre rimasta vedova dopo la morte violenta del marito, un fratello che dopo quella morte ha cominciato a frequentare i peggiori del paese e una moglie con aspirazioni "piccolo borghese" che di giorno gestisce un banco di frutta al mercato e di notte cerca di collaborare in traffici poco legali tra la costa pugliese e quella albanese.
Sangue vivo più che un semplice film sulla storia di una famiglia meridionale sembra quasi una ricerca sociologica.
Le scelte che il regista ha compiuto per la sua realizzazione, dagli interpreti fino ad arrivare al modo di utilizzo della macchina da presa, danno la possibilità allo spettatore di conoscere il più oggettivamente possibile un fenomeno sociale, il forte legame al cosiddetto clan, che soprattutto in alcune regioni del nostro sud è ancora consuetudine e che a volte rappresenta una valida giustificazione a certi comportamenti illegali.
Ma in fondo Sangue Vivo è anche e soprattutto una commedia: nonostante alcuni fatti di sangue e le tensioni personali e sociali la speranza di libertà è affidata alla musica (la "pizzica").
Ed è proprio la musica a dare al film ritmo e passionalità.

Buona visione e arrivederci ad Ottobre!

R. M.     
   

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA