Si
è parlato molto ed ancora farà discutere il Gay Pride, la manifestazione che le
organizzazioni omosessuali di tutto il mondo hanno intenzione di tenere a Roma nel mese di
luglio. Come spesso accade in Italia, il caso è divenuto un affare politico: chi si è
schierato a favore (i partiti della sinistra) e chi si è espresso per l'inopportunità
della kermesse in concomitanza con le manifestazioni per il Giubileo del 2000 (i partiti
di centro e di destra).
Non si tratta di schierarsi pro o contro i gay, la cosa, è evidente, non avrebbe senso
alcuno. Gli omosessuali sono uomini e donne che devono godere dei medesimi diritti ed
hanno gli stessi doveri degli eterosessuali. Su questo non vi è assolutamente nulla da
eccepire, a meno di non incorrere in forme inaccettabili di intolleranza che richiamano
alla mente discriminazioni razziste purtroppo sempre pericolose e latenti.
Altre due considerazione, banali ma necessarie, vanno fatte. La prima è che i gay non
sono né di destra né di sinistra: c'è chi si riconosce nell'uno, chi nell'altro
schieramento. La seconda è che non tutti gli omosessuali vanno a manifestare, infatti
molti ritengono sciocco scendere in piazza per acclamare "l'orgoglio gay".
Tutto ciò premesso si tratta di vedere se questa manifestazione è il caso che si svolga
nella capitale in occasione dell'Anno Santo.
E' vero che per i cristiani gli uomini sono tutti fratelli, a prescindere dalle
inclinazioni e dal credo religioso di ciascuno di essi. Va però ricordato che gli
organizzatori della manifestazione hanno la non celata intenzione di trasformare la festa
in un gesto di sfida e di accusa verso la morale della Chiesa, che pone la famiglia come
cellula primaria (chiesa domestica) della chiesa e della società. Ora ciascuno di noi sa
che se ha organizzato in casa propria una cena a base di cacciagione e di abbacchio non
sarà il caso quella sera di invitare anche altri amici vegetariani per evitare di farli
sentire a disagio e di causare conflitti. Si farà una cena vegetariana un'altra volta.
Bene ha fatto allora il sindaco di Roma Rutelli (che di tutto può essere accusato tranne
che di avere simpatie di destra o di avere sentimenti anti-omosessuali) il quale, dopo
aver parlato con gli organizzatori della manifestazione, ha ritirato il già disposto
patrocinio del comune capitolino e sospeso il relativo finanziamento alla festa. "Non
c'è stata da parte degli organizzatori - ha detto Rutelli - la collaborazione
necessaria" come dire: c'è la festa dell'abbacchio, questi sono vegetariani e
pretendono, non di essere invitati, ma di sputare nel piatto dei commensali che stanno
mangiando la carne.
Qui nasce - è palese - l'inopportunità che le due manifestazioni si sovrappongano. Si
badi bene, non che i gay non abbiano diritto di fare la propria festa! Ma non è il caso
che la facciano (così strutturata) durante l'Anno Santo. Ci sembra che il succo sia tutto
qui. |