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SCHEDA BIBLICA
a cura di don Ugo Ughi

 

CHIAMATI ALLA SANTITA'

Le lettere di San Paolo seguono uno schema abbastanza uniforme. Dopo una prima parte di approfondimento della fede, segue una seconda parte di carattere prevalentemente esortativo in vista di una condotta di vita conforme alla fede che si professa.
Nel capitolo IV della I Lettera ai Tessalonicesi, versetti 1-12, viene ricordata la vocazione fondamentale, comune a tutti i battezzati: la vocazione alla santità. "Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione" (v. 3).
Il cammino di santità corrisponde esattamente alla realizzazione progressiva del progetto di Dio su di noi, e perciò al nostro vero bene, all'autentica e piena fioritura e maturazione della nostra vita. "Vi preghiamo e vi supplichiamo, fratelli, nel Signore Gesù: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così già vi comportate; cercate di agire sempre così, per distinguervi ancora di più" (v. 1). E' il grande desiderio di San Paolo che trova in Gesù Cristo il senso e la ragione della vita; è il sogno di un apostolo attaccatissimo ai fratelli e alle sorelle nella fede, che pensa e agisce unicamente per il loro bene e per la loro riuscita.
Essere santi è, dunque, la nostra comune vocazione, perché tutti siamo chiamati a "piacere al Signore": soltanto così possiamo "piacere a noi stessi" ed essere "presenze positive" per gli altri.
San Paolo suggerisce, poi, alcuni impegni necessari per il cammino di santificazione:
1. Un primo aspetto riguarda il rispetto del proprio corpo, insieme con la purezza del cuore e della mente. La ragione di fondo sta nel fatto che "l'uomo non ha il corpo come entità aggiunta, ma l'uomo è anche corpo, membro di quello di Cristo. L'impudicizia, perciò, coinvolge tutta la persona e la sottrae all'influsso di Cristo" (E. Ghini, Lettere di Paolo ai Tessalonicesi, Bologna 1980, p. 195).
La sessualità va vissuta nella prospettiva e nella dinamica dell'amore che si dona, evitando, con la grazia di Dio, ogni forma di egoismo, di unilaterale ricerca della propria soddisfazione, di volontà di possesso.
"Chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito" (v. 8). Altrove San Paolo afferma che "il corpo non è per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo... Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?... O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo" (I Lettera ai Corinzi, capitolo 6, versetti 13.15.19-20).
2. Un secondo elemento del cammino di perfezione, ricordato dall'apostolo, è quello dell'amore fraterno. E' bello l'elogio di San Paolo nei confronti dei cristiani di Tessalonica: "Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo voi fate verso tutti i fratelli dell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a farlo ancora di più" (vv. 9-10). Doveva essere davvero una bella comunità quella di Tessalonica, se viveva con tanto impegno la carità fraterna, caratteristica peculiare della vita cristiana. I traguardi raggiunti sono certamente superabili: l'amore può e deve crescere continuamente in qualità, in attenzioni, in apertura, in concretezza di gesti di solidarietà e di condivisione.
3. Un terzo aspetto riguarda il lavoro, su cui l'apostolo ritornerà nella II Lettera ai Tessalonicesi. Intanto esorta i cristiani a farsi "un punto d'onore" il "vivere in pace, attendere alle cose vostre e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, al fine di condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e di non aver bisogno di nessuno" (vv. 11-12).
Il lavoro viene esaltato come mezzo di sussistenza e come forma esemplare di vita, a condanna dell'ozio e della vuota e improduttiva agitazione, talvolta fondata persino su (inconsistenti!) motivazioni religiose, come il presunto imminente ritorno del Signore.
Il mondo greco non apprezzava il lavoro manuale; San Paolo lo inculca e lo raccomanda: vi vede una sorgente di fraternità, come scrive nella Lettera agli Efesini, capitolo 4, versetto 28: "Chi è avvezzo a rubare non rubi più; anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessità".
La santità, in conclusione, è comunione con Dio, impegno di vita secondo il Vangelo sotto la guida dello Spirito, amore per la propria persona e per il prossimo: tutto questo vissuto quotidianamente, secondo il proprio stato di vita, nei doveri di ogni giorno.

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