Non
ho la pretesa di scrivere un articolo dottrinale, teologico. Ho solo desiderio di portare
una "testimonianza", esponendo quello che provo di fronte alla pubblicazione del
testo della terza parte del segreto di Fatima.
C'è chi è rimasto deluso, perché si attendeva chi sa quali apocalittiche profezie. C'è
chi è rimasto indifferente, perché vi ha visto una conferma delle sue convinzioni: si
tratta di fantasie di menti esaltate; la "religione" è tutta così...
Io non avevo né smania di conoscere questo "segreto", di cui si parlava ormai
da tanti anni, né mi aspettavo chi sa quali rivelazioni.
Ora ne sono rimasto profondamente colpito: vi ho trovato un coinvolgimento della storia,
che noi uomini del XX secolo abbiamo vissuto e, di conseguenza, un coinvolgimento di tutta
la mia vita.
Conosco bene la dottrina cattolica a proposito delle "rivelazioni private",
cioè a proposito di quegli eventi soprannaturali (apparizioni, visioni, messaggi,...),
che di tanto in tanto la storia della Chiesa ha registrato e registra nel corso dei suoi
duemila anni. La conosco, l'ho praticata, l'ho sempre insegnata. So cioè che sono tenuto
a dare il mio assenso di fede soltanto ai contenuti della "rivelazione
pubblica", a ciò che Cristo Signore ha rivelato e fa parte del patrimonio di verità
che egli ha affidato alla sua Chiesa. Per il resto sono libero di credere o no alle
"rivelazioni private", anche a quelle approvate dal Magistero della Chiesa,
perché so che questa approvazione garantisce soltanto una cosa: la loro credibilità, in
quanto insegnano verità non in contrasto con quelle della "rivelazione
pubblica" e presentano segni sicuri e constatati di frutti buoni e di serietà
storica.
Confesso, in fine, che finora, per motivi vari, non mi sentivo entusiasta di Fatima,
mentre, ad esempio ho una convinta fiducia nelle apparizioni di Lourdes.
Il mio giudizio rimane ancora sospeso circa le apparizioni di Medjugorje. Non vi aderisco
e non vi vado, se prima non interviene l'approvazione ufficiale del magistero della
Chiesa. Insomma mi guardo bene da tutto ciò che può dare alla mia fede carattere di
credulità e di fanatismo.
Come prete, poi, mi sento responsabile anche nei riguardi dei fedeli a me affidati. Mai
metterò sullo stesso piano "rivelazioni private" e "Rivelazione
pubblica".
Ma torniamo a Fatima. Perché la pubblicazione della terza parte del "segreto"
ora mi ha conquistato?
- Perché vi vedo una lettura chiara della "nostra" storia, quella del XX
secolo, quella che, per tanti versi, sembra renderci incapaci di comprendere e di attuare
la nostra fede cristiana, fino a renderci indifferenti, fino ad allontanarcene...
E' profondo, infatti, il senso di sfiducia, l'impressione di non avere più punti sicuri
di riferimento. L'umanità sembra vagare nel vuoto, in libera caduta, pur tra tanti mezzi,
tra tanti strumenti, che scienza e tecnica le hanno messo in mano; il pensiero si è fatto
davvero "debole", la volontà è diventata "velleitaria", la libertà
si muta in più pesanti e temibili schiavitù. Ha visto lontano il Concilio Ecumenico
Vaticano II, quando, in un periodo che pure sembrava carico di tanto ottimismo, ha
scritto: "Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il
meglio e il peggio, mentre gli si apre davanti la strada della libertà o della
schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell'odio...; l'uomo si
rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che
possono schiacciarlo o servirgli" (Gaudium et spes, 9).
- Fatima è comparsa alla ribalta della storia nel 1917, mentre stava per finire la prima
guerra mondiale. Io sono nato nove anni dopo.
La mia adolescenza, la mia giovinezza, la mia maturità sono spesso state toccate dalle
notizie delle prime due parti del "segreto"; ho veduto quell' "aurora
boreale" - ne ho vivissimo ricordo - che, secondo le apparizioni, annunciava l'inizio
della 2° guerra nel 1939; ho sperimentato gli orrori di una guerra conclusa con lo
spavento della bomba atomica; ho vissuto le violenze perpetrate dalle dittature atee, con
particolare riferimento a un estendersi a tutto il mondo di una dottrina che metteva
l'ateismo a base della vita dello Stato; ho poi constatato che veramente stava accadendo
quanto poco prima sembrava impossibile: il crollo di un "muro" e di una
"dottrina" gabellata per "scientifica".
Ora la terza parte del "segreto" mi apre gli occhi sul cammino aspro percorso da
una Chiesa che sale verso il Golgota; su una città degli uomini che va in rovina; su un
papato che sempre più sperimenta la sofferenza di una "religio depopulata"
(religione devastata) e che in qualche modo si identifica con tutta la Comunità cristiana
bagnata e sempre santificata dal sangue dei Martiri... Sia o no papa Giovanni Paolo II il
"vescovo vestito di bianco" che viene ucciso ai piedi della croce enorme e
ruvida, non c'è dubbio che in questo vecchio sofferente e tremante si assommano le pene e
il peso della Chiesa perseguitata e insanguinata.
Più "apocalisse" di così? E nessuno sa dire di certo se la visione si
riferisca ormai solo al passato o non si apra anche alle prospettive del futuro.
Dipenderà - dice ancora il "segreto" - dalle scelte degli uomini.
- La lettura del "segreto" di Fatima mi porta perciò a verificare quanto sia
necessario e urgente il richiamo alla "conversione"; quanto siano fondamentali
per la vita dell'umanità certe verità della fede cristiana, come: vita eterna; paradiso
e inferno; preghiera e sacrificio; ruolo della gerarchia in una Chiesa che ha il papa, i
vescovi, i presbiteri e i laici; ruolo nella storia della libertà dell'uomo, che può, se
ascolta la voce di Dio, volgere al meglio e non al peggio le vicende dell'intera famiglia
umana.
- La fiducia ritorna, poi, quando apprendi che il sangue dei Martiri è sempre "seme
dei cristiani" e che c'è un Padre, che ci ama nel Figlio e nello Spirito Santo, e
una Madre, di cui Dio si serve per farci meglio sentire la tenerezza e la veemenza del suo
amore.
Fenomeni come quello di Fatima non sono necessari per la fede.
Per associazione di idee me ne vengono in mente anche altri, per sé del tutto diversi, ma
simili nella sostanza: per esempio, la Sindone.
Non sono necessari per la fede.
Ma, per chi è già credente, sono conferme. Conferme piene di conforto e di bellezza. |