Il 18 maggio
2000 Giovanni Paolo II ha compiuto 80 anni. E' difficile fare il bilancio di un
pontificato così ricco di eventi che hanno determinato una svolta decisiva nella storia
del secolo XX.
La prima considerazione che a me sembra fondamentale è che Giovanni Paolo II ha
considerato il primato di autorità, di cui è investito, come un primato di servizio a
Dio per il bene della Chiesa e per la sua crescita nell'unità della fede e nella carità.
Di qui il carattere "cristologico" del suo pontificato, culminato col porre al
centro del Giubileo Gesù Cristo nel mistero della sua incarnazione, ma già segnato nel
suo inizio dal grido rivolto a tutti gli uomini: "Aprite le porte a Cristo
Redentore", e poi tradotto giorno per giorno nel ministero dell'annuncio di Gesù
Cristo a tutte le genti.
Non si fa un buon servizio al Papa, semplicemente facendolo entrare nel
"guinness" dei primati: è il Papa che ha viaggiato di più, che ha raccolto
attorno a sé il maggior numero di persone, che ha scritto più di ogni altro Papa, che ha
canonizzato e beatificato più di qualsiasi predecessore. Non ci sembrano queste le cose
memorabili nella ricorrenza dei suoi 80 anni, perché egli ci offre il ricordo e l'esempio
di eventi ben più importanti.
La prima verità che negli anni del suo pontificato ci ha ricordato (e di cui non solo i
cristiani, ma tutti devono essergli grati) è il primato di Dio nella storia dell'umanità
e nella vita di ogni singola persona. Egli ha fortemente sentito il dramma di una umanità
che per tanta parte e in maniera crescente vive come se Dio non esistesse,
nell'indifferenza o peggio ancora nel rifiuto esplicito e cosciente di Dio. I due fattori
negativi più drammatici nel mondo d'oggi sono: l'esistenza di persone che si dichiarano
senza religione o prive di ogni fede religiosa e la nascita di movimenti e di tendenze
pseudo-religiose di natura panteistica, paganeggiante o addirittura satanista.
Così Giovanni Paolo II ha dovuto lottare su due fronti: sul piano religioso, proclamando
che senza Dio l'uomo è perduto e che soltanto in Dio egli trova la sua dignità, la
libertà e la felicità; sul piano morale, proclamando l'esistenza di leggi morali
inviolabili la cui trasgressione conduce l'uomo e la società alla disgregazione e alla
rovina, e difendendo la dignità della persona umana e la vita dell'uomo, dal concepimento
alla sua fine naturale.
Il Papa e la Chiesa in questa lotta per il rispetto della vita di ogni essere umano, quale
sia la sua condizione, specie se povero ed emarginato, per il valore della solidarietà e
della pace tra i popoli e all'interno delle nazioni, per il rispetto dei diritti delle
minoranze, per l'aiuto ai popoli in via di sviluppo, particolarmente per la graduale
cancellazione del debito estero, hanno lottato con molta forza e coraggio, anche se spesso
in solitudine, senza indietreggiare di un passo.
Un altro aspetto esemplare del suo pontificato è che in questi anni la Chiesa ha assunto
nei suoi figli un volto più evangelico, più umile, più aperto ai poveri e ai piccoli,
più penitente e bisognoso di continua conversione.
Sotto questo profilo, la "purificazione della memoria" compiuta il 12 marzo 2000
è stata un gesto di singolare valore, perché non solo ha esortato i cristiani al
pentimento per colpe ed errori commessi nel passato, ma li ha invitati a porsi nel futuro
in maniera sempre più sincera e autentica sulla via del Vangelo.
Altri due interventi importanti hanno caratterizzato il suo pontificato: la
riconciliazione con il mondo ebraico dopo secoli di incomprensioni e accuse reciproche e
la forte presa di posizione contro il capitalismo selvaggio; di quest'ultimo ne ha
denunciato i mali e ha affermato che il mercato va accettato, ma deve essere
regolamentato, perché non può essere l'unico e supremo regolatore della vita economica e
dei processi finanziari, in quanto i rapporti tra i popoli devono avere come criterio
supremo la solidarietà, perché i beni di questa terra non devono essere appannaggio solo
di poche e potenti potenze, ma devono essere suddivisi equamente tra tutti i popoli della
terra, perché non ci siano popoli troppo ricchi e nazioni troppo povere, dove alla gente
manca anche il minimo necessario per sopravvivere.
Con queste poche e insufficienti considerazioni non si esaurisce certamente la descrizione
delle prese di posizione, delle indicazioni, degli insegnamenti di un pontificato così
ricco di eventi straordinari. Giovanni Paolo II è una figura carismatica e profetica che
non ha soltanto segnato la storia dei tempi recenti, ma è destinata ad influire
positivamente anche negli anni futuri. |