Dire oggi
"vita da cani" significa spesso "vita da nababbi"; per dire vita grama
e stentata, si deve dire vita da barboni e bambini.
In questo inizio di vacanze estive, sentiremo spesso raccomandare (raccomandazione
encomiabile) di non abbandonare i cani sulle autostrade. In falsetto una voce femminile
esorta a trattare quelle bestiole "come fossero bambini" (fortunati quei
bambini).
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Ieri si rifiutava la fede come
adesione alla Rivelazione, in nome della ragione; oggi si nega anche la ragione in nome
del dubbio.
Dico questo perché, forse, qui ha le sue radici l'animalismo: l'animale come uomo, l'uomo
come animale e nulla più.
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C'è un linguaggio
"ecclesialese", che fa il paio con il "politichese". Ma c'è anche il
"civilese": neologismi brutti quanto mai.
Dice Madame de Staël che "inventare parole nuove è il sintomo più sicuro della
sterilità delle idee"...
Eccone un breve campionario: gestionale, vertenziale, gestazione, nutrizionale, fattuale
(aggettivi); essenzializzare, monetizzare, oggettivizzare, corporizzare, nudizzarsi
(verbi).
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Alla conferenza di Pechino (1995)
per la promozione della donna, l'Unione Europea ha proposto la sostituzione di
"famiglia" con "famiglie" (la proposta sembra poi rientrata), ché
ogni convivenza (più o meno stabile) merita tale denominazione: uomo e uomo, donna e
donna.
Si può stare tranquilli che non è lontano il giorno in cui qualcuno proporrà legittima
famiglia uomo o donna e cane (o altro animale, se c'è chi lo preferisce); dal momento che
sempre di animali trattasi, dopo la dottrina del "pensiero debole", del dubbio
sistematico, dell'incapacità della ragione di giungere alla certezza della verità.
C'è del resto, chi spende ingenti capitali per dignitosi canili, chi lascia i cani eredi
di straordinarie ricchezze, chi rifiuta degna sepoltura ai feti umani abortiti, ma la
rivendica ai "boby", con tanto di lapide commemorativa.
Di tanto si abbassa l'uomo, di quanto si innalza l'animale, fino a raggiungere il
livellamento. Non c'è che da aspettare ancora un poco. |