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RECENSIONE

"GUAI A CHI LI TOCCA" di Antonio Galdo

 

"Guai a chi li tocca" di Antonio Galdo, edito da Mondadori, rappresenta il classico libro capace di rompere uno dei tanti muri del silenzio.
Esso ci presenta il fenomeno tutto italiano del corporativismo, un retaggio dell'età medievale dei Comuni, che continua ad essere presente nonostante i richiami al rinnovamento necessari per sopravvivere alla globalizzazione dell'economia.
Antonio Galdo ha intervistato gli esponenti dei poteri forti ottenendo per molti versi l'ammissione di distorsioni inficianti l'economia di mercato, la quale dovrebbe invece favorire la novità e la valorizzazione di chi desidera esplicare le proprie potenzialità.
Allo stesso tempo però l'autore veniva minacciato di querela da coloro che ancora temono di perdere i propri privilegi; molto azzeccata è in proposito l'immagine del segnale di divieto d'accesso che compare sulla copertina.
Il libro si presenta al lettore avvincente e di facile comprensione. Vi sono 14 capitoli che possono leggersi uno indipendentemente dall'altro, essendo in ciascuno di essi trattati diversi esempi di italiche corporazioni.
La presentazione, contenuta nella parte interna della copertina, e l'introduzione costituiscono peraltro una significativa chiave di lettura.
Per citare alcuni casi trattati in "Guai a chi li tocca", troviamo naturalmente i poteri forti dell'economia, costituiti dai monopoli e dagli oligopoli collusivi a livello nazionale (vedi i prodotti petroliferi, la telefonia mobile e le assicurazioni), capaci di aumentare i prezzi ad ogni evenienza e a scapito dei cittadini, senza che l'autorità Antitrust riesca ad imporsi con efficacia.
Accanto ai "colossi" nazionali che hanno fatto dell'Italia la propria "riserva di caccia", troviamo le piccole e medie imprese locali in grado di godere nel proprio limitato territorio di un'importante influenza; nell'ambito di tale imprenditorialità diffusa vi è certo una maggiore possibilità di intraprendere nuove attività, ma il rischio di fallimento è sempre in agguato e lo conferma l'alta percentuale di mortalità tra le piccole e medie imprese. Accanto ad esse, troviamo poi i monopoli locali da parte delle società di erogazione di gas ed acqua, capaci di imporre le proprie tariffe alla loro collettività di riferimento. L'autore tratta inoltre delle organizzazioni sindacali; accanto a quelle confederali troviamo una miriade di sigle, ben 714 per il pubblico impiego, di cui 369 hanno un solo iscritto.
La polverizzazione sindacale è presente anche nel settore dei trasporti.
Tuttavia, quando si tratta di rivedere a livello nazionale i contratti collettivi, tutti i leader di tali organizzazioni sono pronti a lottare contro chi vuole ridurre, magari per pressanti esigenze di bilancio, il trattamento economico dei rappresentati. Con riferimento ai grandi sindacati confederali dei lavoratori (CGIL, CISL e UIL), la metà degli iscritti è pensionata: ecco il motivo dei continui ostacoli ad una necessaria riforma della previdenza pubblica.
Per non parlare degli albi professionali, che solo in Italia riescono ad avere una così forte influenza nella vita economica: gli stessi sono arrivati a costituire, dietro un'ostentata garanzia di professionalità a tutela del cliente, vere e proprie barriere all'entrata atte alla conservazione di rendite di posizione.
Un esempio fra tanti: solo 16.000 esercenti di negozi di farmaci possono introitare una spesa pro-capite per medicinale di lire 250.000, e inoltre:
"L'80% dei comuni, nel paese dei mille campanili. ha una sola farmacia. In compenso l'eredità della miniera d'oro è garantita. Quando muore il titolare dell'esercizio, il suo figlio asino o genio, ha dieci anni di tempo, dopo la maturità, per assicurarsi attraverso gli studi la continuità dell'azienda. La laurea, una volta tanto, non vale come un pezzo di carta" (pag. 140).
Da segnalare anche la prassi anomala per cui un magistrato può ottenere un avanzo di carriera solo con il semplice trascorrere del tempo, senza alcun riguardo all'effettiva preparazione e capacità del singolo giudice.
Anche il campo della cultura - di cui l'Italia non può che essere fiera - non è immune dal corporativismo.
Quelli riportati sono solo alcuni degli esempi che Antonio Galdo ci presenta.
Ciò che si può dire, in sintesi, è che la principale spiegazione per cui nel nostro Bel Paese continui a verificarsi il gattopardesco fenomeno del "che tutto cambi purché nulla cambi" è costituita dalla potenza di questi soggetti decisivi per le nostre sorti economiche, le cui richieste rappresentano ciò di cui ogni aspirante governante, indipendentemente dallo schieramento, è obbligato a tenere conto, rischiando altrimenti di venire sconfitto, date le capacità di tali organismi nell'influenzare l'elettorato.
Riuscirà tale sistema, comportante per noi cittadini prezzi di beni e servizi - sia reali che finanziari - più alti che altrove, ad evolversi al fine di poter fronteggiare la concorrenza impostaci dall'Europa unita e dalla globalizzazione degli scambi?
Per ora sembra proprio di no..

A cura di:   
Marco Cingolani  
Tiziano Zanchini  

  

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