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                   a cura di Giuseppe Milito

"UNA VITA"
Italo Svevo (1861 - 1928)

Indifferenza. Il primo romanzo di Italo Svevo (pseudonimo di Ettore Schmitz) non suscitò alcuna reazione nel pubblico e nella critica. Venne pubblicato nel 1892, a spese dell'autore, che poi ci riprovò nel 1898 con "Senilità" e fu una nuova delusione.
Allora Italo Svevo tornò ad essere Ettore Schmitz e cercò di liberarsi de "quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura".
Riuscì a resistere per più di vent'anni, poi pubblicò (sempre a sue spese) "La coscienza di Zeno" e ottenne finalmente il meritato riconoscimento del proprio talento letterario.
Ma un giorno di settembre del 1928 Italo Svevo venne coinvolto in un incidente stradale e fu la fine di tutto.
Ci sono molte analogie tra la triste realtà della morte dello scrittore e la vicenda narrata nel suo primo romanzo.
Il protagonista di "Una vita", Alfonso Nitti, arriva al successo ma, nello stesso tempo la vita gli sfugge.
Si tratta di un giovane impiegato che tra la noia del lavoro d'ufficio e lo squallore della camera dove abita, trova sfogo solo nei sogni di grandezza. Quando, però, gli si presenta l'occasione di tramutare i sogni in realtà, sposando la solita ragazza ricca che non manca mai, non riesce a cogliere l'attimo fuggente e alla fine perde tutto, anche la vita, vittima della società e dei propri problemi psicologici.
"Egli si sentiva incapace alla vita".
Pensiamoci bene: quanti "Alfonso Nitti" conosciamo? Possiamo fare qualcosa?

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