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  Riflessioni...

di   Eugenio Marcucci

 

Quando vado a Urbino, mi si riempono gli occhi e l'anima davanti alla visitazione di Piero della Francesca, alla "muta" di Raffaello, alla lunetta bianca e azzurra di Luca Della Robbia.
Lo stesso mi capita nei musei vaticani o nella Cappella Sistina. Sono le stesse sensazioni che ho provato al Prado di Madrid o al Luovre di Parigi o al British Museum di Londra o al Metropolitan di New York, dove sono ammucchiati tanti capolavori, il fior fiore della bellezza del mondo.
Chissà se avranno provato le stesse sensazioni i visitatori della Biennale di Gazoldo degli Ippoliti, ameno paesino in quel di Mantova, dove, "per simboleggiare il consumismo sfrenato", è stata messa in mostra una vasca con 50 centimetri d'acqua cosparsa di scarti alimentari: fondi di caffè, pane ammuffito, merendine, patatine e würstel.
L'artista, tale Raffaella Gerosi, mantovana ha spiegato che si trattava di "una provocazione concettuale, un gesto contro la mercificazione dell'arte".
Naturalmente, con questo caldo, tutta quella roba deperibile è andata in putrefazione e gli organizzatori non hanno potuto far altro che portare l'opera all'aperto dal momento che la puzza aveva invaso i locali dell'intera rassegna, sottraendo al pubblico il piacere di vedere il resto.
Il curatore della mostra, per la cronaca il signor Renzo Margonari, ha suggerito all'artista di sostituire pane ammuffito e würstel con lattine vuote e sacchetti di plastica.
Macché. La Gerosi s'è offesa: "E' una proposta che non ha senso, o l'opera si prende così come è stata concepita oppure la tolgo", ha detto infuriata e ha messo in atto la terrificante minaccia portandosi via vasca e contenuto, puzza compresa.
In Italia a queste cose abbiamo oramai fatto il callo. Ricordate le pecore alla Biennale di Venezia e i sacchi alla Quadriennale di Roma?
Per me, comunque, resta indimenticabile l'"opera d'arte" assoluta, frutto degli sforzi di una lucida intelligenza che una trentina d'anni fa suscitò grande interesse fra i critici: i vasetti con la "merda d'artista" di Piero Manzoni, esposti per iniziativa dell'allora sovrintendente Palma Bucarelli alla Galleria Nazionale d'arte moderna a Roma.
Sarà che sono sensibile e che anche il naso ha le sue esigenze, ma io preferisco Piero della Francesca.


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