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Da un nostro lettore di Genova riceviamo e pubblichiamo la seguente riflessione.
A chi non ha avuto modo di conoscere la produzione di questo cantautore, recentemente scomparso, potrà forse accadere di perdere un po' il filo del discorso tra rimandi e citazioni. Fabrizio de Andrè ha però accompagnato una generazione cantando dei deboli e degli emarginati ed ha accarezzato con le sue ballate l'animo di molti.
la Rete... lo ricorda cosi' !Costoro potranno trovare in questa pagina immagini care e stringersi ancora una volta attorno ad un artista, che non c'è più ma che non si potrà mai dimenticare.

Al carissimo amico
Fabrizio De Andrè

 

Ora che il tuo destino terreno si è così prematuramente compiuto con la morte che "si è addormentata al tuo fianco", accogli, carissimo Fabrizio, l'esternazione spontanea verso la tua altissima lirica, da un amico che non hai mai conosciuto.

Che cos'è l'amicizia se non la comunanza del sentire assieme, del gioire e soffrire assieme, del pensare, anche difforme su certi aspetti della vita, ma avvicinato e plasmato da sentimenti comuni?

Nella tua musica, soavemente vellutata, hai impresso un'altissima poesia che sublima il sentimento universale di pietà verso i "deboli" e schiaccia, con uno scherno geniale ed un controllato sarcasmo, la superba vacuità dei "forti".

Quanti lunghi momenti di solitudine, gioiosa o depressa, hai riempito con le tue ballate, con la tua lirica sussurrata, con la tua religione ragionata, con il nostro Dio che non ha bisogno di risorgere, ma che ci insegna tutto, cioè ad amare, con il semplice trasfigurare del colore nella sua morte in croce? Come dimenticare di te l'importanza della soddisfazione di aver fatto il proprio dovere verso la propria coscienza che traspare, a mo' di sorriso, in "quel solco lungo il viso" che accompagna il sogno del pescatore, o la pietà del "Dio di Misericordia" che accoglie i suicidi con la "coscienza pura" al di là dell'ultimo vecchio ponte!

Quanti viaggi in macchina assieme abbiamo fatto, carissimo Fabrizio, mentre da Genova, la tua città, me ne andavo a Pergola, la mia, e da Pergola alla tua città ritornavo?

Quanti spazi infiniti e interminabili silenzi abbiamo varcato assieme, quando in auto costeggiavo il deserto libico e lo vedevo animato ai bordi della strada dai tuoi, dai nostri personaggi: da Marinella , dalla gelida protagonista della Leggenda di Natale, dal volto stravolto di Michè, dal viso di Bocca di Rosa, dalla bambina di Via del Campo

Grazie Fabrizio del regalo che con la tua arte che hai fatto a tutta una generazione, la mia, ed alle generazioni che verranno: perché se l'arte - come secoli fa disse uno che se ne intendeva - è il suscitare "ciò che ditta dentro", allora il tuo posto è tra i grandi poeti. E per me sei il più grande.

Vittorio Caprini          

 

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