Ora che il tuo
destino terreno si è così prematuramente compiuto con la morte che "si è
addormentata al tuo fianco", accogli, carissimo Fabrizio, l'esternazione
spontanea verso la tua altissima lirica, da un amico che non hai mai conosciuto.
Che cos'è l'amicizia se non la
comunanza del sentire assieme, del gioire e soffrire assieme, del pensare, anche difforme
su certi aspetti della vita, ma avvicinato e plasmato da sentimenti comuni?
Nella tua musica, soavemente
vellutata, hai impresso un'altissima poesia che sublima il sentimento universale di pietà
verso i "deboli" e schiaccia, con uno scherno geniale ed un controllato
sarcasmo, la superba vacuità dei "forti".
Quanti lunghi momenti di
solitudine, gioiosa o depressa, hai riempito con le tue ballate, con la tua lirica
sussurrata, con la tua religione ragionata, con il nostro Dio che non ha bisogno di
risorgere, ma che ci insegna tutto, cioè ad amare, con il semplice trasfigurare del
colore nella sua morte in croce? Come dimenticare di te l'importanza della soddisfazione
di aver fatto il proprio dovere verso la propria coscienza che traspare, a mo' di sorriso,
in "quel solco lungo il viso" che accompagna il sogno del pescatore, o la
pietà del "Dio di Misericordia" che accoglie i suicidi con la "coscienza
pura" al di là dell'ultimo vecchio ponte!
Quanti viaggi in macchina assieme
abbiamo fatto, carissimo Fabrizio, mentre da Genova, la tua città, me ne andavo a
Pergola, la mia, e da Pergola alla tua città ritornavo?
Quanti spazi infiniti e
interminabili silenzi abbiamo varcato assieme, quando in auto costeggiavo il deserto
libico e lo vedevo animato ai bordi della strada dai tuoi, dai nostri personaggi: da Marinella
, dalla gelida protagonista della Leggenda di Natale, dal volto stravolto di Michè,
dal viso di Bocca di Rosa, dalla bambina di Via del Campo
Grazie Fabrizio del regalo che con la tua arte
che hai fatto a tutta una generazione, la mia, ed alle generazioni che verranno: perché
se l'arte - come secoli fa disse uno che se ne intendeva - è il suscitare "ciò che
ditta dentro", allora il tuo posto è tra i grandi poeti. E per me sei il più
grande. |