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  Il segreto della pace vera
Nel rispetto dei diritti umani

 

È veramente significativo che l’ultimo anno del XX secolo e del 2° Millennio cristiano si chiuda con l’ "Anno del Padre". Il riconoscimento della Paternità universale di Dio si identifica con il riconoscimento della fraternità universale degli uomini. Affermare questa fraternità nel nome stesso di Dio, trovandone in Dio la radice, il fondamento, è quello che ha fatto il papa Giovanni Paolo II nel messaggio rivolto all’umanità intera il 1° gennaio 1999, celebrazione della Giornata Mondiale della Pace.

L’ "uomo" è la via della Chiesa: aveva affermato 20 anni fa, prendendo in mano il timone della barca di Pietro, questo Pontefice fragile ormai e debole nel corpo, ma forte e lucido nello spirito come allora. Stupenda l’idea che regge questo messaggio agli uomini nell’ultimo anno del secolo e del millennio: Il rispetto dei diritti dell’uomo è il segreto su cui si fonda la pace vera tra gli uomini.

Cinquanta anni fa – 10 dicembre 1958 – l’Assemblea delle Nazioni Unite proclamò, dopo i lutti e le rovine della 2° Guerra Mondiale, la "Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo"; proprio a questo solenne impegno civile fa riferimento il Messaggio pontificio, per riaffermarne non solo la validità, ma per chiederne l’attuazione concreta, visto che purtroppo in tanti casi e situazioni la Dichiarazione resta ancora solo sulla carta.

"Quando i diritti umani sono ignorati o disprezzati, quando il perseguimento di interessi particolari prevale ingiustamente sul bene comune, allora vengono inevitabilmente seminati i germi dell’instabilità, della ribellione e della violenza" ammonisce il papa, accennando alle tragiche conseguenze di cui la storia contemporanea ha fatto esperienza, quando ideologie aberranti, quali "il marxismo, il nazismo, il fascismo", o miti, quali "la superiorità razziale, il nazionalismo, il particolarismo etnico", o anche gli effetti "non meno perniciosi", del consumismo, dell’individualismo e dell’edonismo dei nostri giorni, dimenticano la verità sulla persona umana.

La Dichiarazione raggruppa i diritti in due ampie categorie: diritti civili e politici e diritti economici, sociali e culturali. Il papa ribadisce che "la difesa della universalità e dell’indivisibilità dei diritti umani è essenziale per la costruzione di una civiltà pacifica e per lo sviluppo integrale di individui, popoli e nazioni".

Su alcuni specifici diritti, "che appaiono oggi particolarmente esposti a più o meno aperte violazioni", si sofferma il papa:

-    Diritto alla vita ("Dai recenti sviluppi nel campo dell’ingegneria genetica emerge una sfida che suscita profonde inquietudini");

-    Diritto alla libertà religiosa (poiché "la religione esprime le aspirazioni più profonde della persona umana, ne determina la visione del mondo, ne guida il rapporto con gli altri… la libertà religiosa costituisce il cuore dei diritti umani");

-    Diritto di ogni cittadino di partecipare alla vita della propria comunità – Diritto di gruppi etnici e minoranze nazionali ad esistere – Diritto alla propria realizzazione (educazione, scuola, lavoro) – Diritto a un progresso globale nella solidarietà ("Il libero mercato da solo non può farlo, dato che… esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato": occorre che si stabilisca chi deve garantire il bene comune globale e l’attuazione dei diritti economici e sociali. Il Papa rivolge un "pressante appello…, perché i responsabili della finanza prendano a cuore la soluzione del problema del debito internazionale");

-    Diritto a un ambiente sano ("richiede un cambiamento profondo nello stile di vita tipico della moderna società dei consumi") –

-    Diritto alla pace (la violenza non risolve i problemi. Il papa chiede "l’abolizione del traffico di armi verso i Paesi in guerra e il sostegno ai responsabili di quei popoli nel ricercare la via del dialogo" e il suo "pensiero accorato va a chi vive e cresce in un contesto di guerra" specie ai bambini).

Il papa sottolinea che "nessun diritto umano è sicuro, se non ci si impegna a tutelarli tutti".

Giovanni Paolo II conclude, facendo cenno alle speranze che il nuovo millennio alimenta in molti cuori, ma rivolge un appello particolare ai credenti in Cristo, additando la scelta, l’orientamento giusto, che la fede in Dio ci suggerisce.

L’amore del Padre è senza confine: "Egli ha inviato il Figlio Gesù per redimere ogni persona, restituendole piena dignità". Il suo insegnamento e il suo esempio ci spingono a riconoscerlo e a servirlo nei più poveri e marginalizzati.

"Nello stridente contrasto tra ricchi insensibili e poveri bisognosi di tutto, Dio sta dalla parte di questi ultimi. Da questa parte dobbiamo schierarci anche noi".

Non poteva il papa, in questo messaggio rivolto a tutti gli uomini, riservare a noi credenti un invito più alto e più impegnativo.

 

Don Lino Ricci           

 

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