Esiliato in
patria a Krasic per 10 anni, il suo trapasso, avvenuto il 10 febbraio 1960, fece esplodere
un plebiscito di rimpianti. La salma del Cardinale fu in seguito traslata da Krasic a
Zagabria e tumulata nella cripta della Cattedrale. Allinizio della Cappella Papale
di suffragio 8marzo 19609, il Papa Giovanni XXIII ne tracciò la figura semplice ed
insigne di padre e di pastore. Uomo senza macchia e senza paura, simbolo internazionale
della resistenza al Comunismo, ebbe in Italia la sua formazione sacerdotale.
Il Card. Luigi Stepinac nacque
l8 maggio 1889 nel villaggio di Krasic, non lontano da Zagabria, settimo di 12
figli. Il padre Giuseppe morì prima che Luigi arrivasse al sacerdozio; la madre Barbara
poté vederlo vescovo e detenuto in prigione.
Il giovane Stepinac seppe mettere
insieme lo studio con il lavoro dei campi. Frequentò il ginnasio e il liceo a Zagabria
presso il Seminario vescovile. Nel 1916 fu chiamato alle armi e mandato a combattere sul
fronte italiano. Ferito per lo scoppio di una mina e fatto prigioniero, venne internato in
varie città italiane. Verso la fine del 1918, unendosi agli eserciti alleati, andò a
combattere sul fronte di Salonicco, fino a che crollato limpero
austroungarico la sua Croazia divenne parte del nuovo regno dei Serbi, dei Croati e
degli Sloveni: situazione che ai nostri giorni ha causato sangue e rovine.
Nellestate 1919 Luigi poté
tornare a casa, e in lui prevalse lattrattiva dei campi. Costretto a spostarsi per
le dislocate proprietà familiari, restò sempre fedele alla Messa domenicale e alla
frequenza dei Sacramenti. Iscritto allAssociazione giovanile cattolica, aveva
raccolto e organizzato attorno a sé altri giovani.
Intanto nel Seminario di Zagabria
cera chi rimpiangeva la sua promettente vocazione; ma al giovane Stepinac il
sacerdozio appariva una missione impari alle sue forze. Visse per anni in una condizione
di incertezza; ma la madre, umile e religiosissima donna, pregava perché il Signore
concedesse la grazia del sacerdozio a uno dei suoi figli. A tale scopo aveva fatto il voto
di digiunare tre volte la settimana. Le speranze di Barbara furono scosse quando il figlio
sinnamorò di Maria Horvat, una ragazza dolce e pura.
Per vie imperscrutabili la grazia
del Signore folgorò Luigi, che, dun tratto, prese la decisione di farsi sacerdote.
La prima ad esserne informata fu la fidanzata, che molto ne soffrì, ma comprese. Restò
nubile e dopo alcuni anni morì in un incidente stradale. Piacerà a molti leggere alcuni
tratti dellultima lettera di Luigi a Maria. "Mi pesa sullanimo
laver disturbato la tua vita serena e averti procurato un così grande dolore. Mi
duole di aver dato tanto scomodo ai tuoi genitori nel doverpreparare la tua dote. Tu sai
che io non ho chiesto nulla e i tuoi non ti lasceranno senza il necessario. Comprendo
quanta preoccupazione hanno sofferto in questi tempi così tristi. Non so se ci
incontreremo più in questa vita, né so dirti a quali tempi andiamo incontro. Se mai
verrò a sapere che ti trovi in difficoltà, con tutto il cuore ti porgerò laiuto
della mia mano. Io prego per il tuo bene. Non permettere al tuo cuore di abbandonarsi al
pessimismo che ho intravisto nelle tue lettere. Abbi fiducia in una vita migliore e
ulteriormente gioiosa, perché la tristezza porta la morte
Comprendo che la donna
più difficilmente riesce a dominare il proprio cuore; ma se tu non ci riesci, ne avrai
tristezza per tutta la vita
Lultima goccia del mio sangue, se sarà
necessario, la sacrificherò per la vittoria dellanima cristiana del popolo croato,
che già si sente ansimare sotto il peso del materialismo
Ti restituisco le tue
lettere e tu, te ne prego, distruggi le mie. Mi è caro sapere che la tua vita scorre
lieta. Ti desidero tanta felicità e soprattutto la pace e la benedizione di Dio".
Dal 1924 al 1931 troviamo il
giovane Stepinac a Roma, ospite del Collegio Germanico Ungarico, studente di teologia
presso lUniversità Gregoriana, dove conseguì le lauree in filosofia e teologia. Il
26 ottobre 1930, festa di Cristo Re, venne ordinato sacerdote e celebrò la prima Messa
allaltare di S. Maria Maggiore.
Nel 1931, sacerdote novello,
tornò a Zagabria. A soli 36 anni, il 24 giugno 1934, venne consacrato vescovo e nominato
arcivescovo coadiutore di quella diocesi. Nel 1937 assumeva il pieno governo di circa 2
milioni di anime. Nella sola Zagabria fondò una dozzina di parrocchie, incrementò
lefficacia dei santuari mariani, primo fra tutti quelli di Marija Bistrica, dove
conduceva i pellegrini, per 35 Km a piedi.
Nel 1941 la seconda guerra
mondiale dilaga in Jugoslavia, e qui cominciano per larcivescovo i giorni difficili.
Su quel suolo stanziano armate straniere, serpeggiano partigiani comunisti e monarchici
serbi. Stepinac si prodiga contro ogni odio di razza e di religione. Pastore forte,
coraggioso e inflessibile, non si arrende né davanti ai tedeschi, né davanti agli
ustascia, loro alleati. Stepinac è la bandiera dei cattolici croati. Con lingrata
discordia tra serbi ortodossi e croati cattolici, larcivescovo entra
nellocchio del ciclone. Deve fronteggiare di volta in volta laggressività dei
Serbi, la dittatura nazifascista, il governo di Ante Pavelic e, in fine, il potere
comunista.
Nel 1945, finita la guerra, nasca
in Jugoslavia la Repubblica Popolare a regime comunista. Comincia la persecuzione contro
la Chiesa Cattolica. Prima al solo Stepinac, quindi a tutto lepiscopato jugoslavo,
il maresciallo Tito propone listituzione di una chiesa nazionale. Di fronte al netto
rifiuto, una furiosa campagna giornalistica si scatena contro Stepinac. Nellestate
del 1946 lo stesso arcivescovo viene imprigionato.
Contro larcivescovo fu
così impiantato un "tristissimo processo", con una sentenza già scritta. Lo
Stepinac riuscì a enumerare i crimini commessi dal governo di Tito contro la Chiesa.
Dichiarò quindi la sua volontà di non difendersi, di rifiutare ogni difensore, di non
appellarsi dopo la sentenza. "Se voi non mi date ragione disse sarà la
storia a darmela". Non disse altro durante lintero dibattito. Di fronte al suo
silenzio, il P.M. esclamò furente: "Voi fate come Gesù al tribunale di
Pilato!"; involontario omaggio reso alla vittima dal suo persecutore. Il processo fu
una sfacciata orchestrazione di gazzarra giudiziaria.
Larcivescovo Stepinac si
trovò ad agire sotto loppressione di tre dittature: nazista, fascista, comunista.
Dovette ben destreggiarsi, avendo sempre di mira la difesa delluomo: della sua
dignità, della sua libertà, della sua sopravvivenza. Era inviso al dittatore Tito come
lo era stato ai nazisti e agli ustascia. Durante il tristissimo processo, due volte prese
la parola; non per difendere se stesso, ma il suo popolo; per rinfacciare ai persecutori i
massacri di sacerdoti 8i partigiani comunisti avevano assassinato 270 preti9 e di fedeli,
gli incendi delle chiese. L11 ottobre 1946 larcivescovo veniva condannato a 16
anni di lavori forzati e alla perdita dei diritti civili per altri 5 anni. Non domandò
grazia, come non aveva domandato difesa.
Due anni dopo 819489 tutti i
membri della famiglia Stepinac vennero ferocemente picchiati, per il solo motivo del nome.
Fino al 19511 larcivescovo rimase nella prigione di Lepoglava, in una cella di 4
metri quadrati. Sotto la pressione mondiale, il 5 dicembre di quellanno fu
trasferito a Krasic, suo paese natale, a domicilio coatto e sotto durissima sorveglianza.
Prima del trasferimento, il maresciallo Tito tornò a proporgli la domanda di grazia e
labbandono della Croazia. La risposta fu un secco no. Egli non avrebbe mai lasciato
il suo popolo, la sua archidiocesi.
Nel Concistoro pubblico del 12
gennaio 1953 Pio XII conferì allarcivescovo lonore della porpora
cardinalizia. Lalto riconoscimento non piacque a Belgrado, che rese più duro il
calvario del prigioniero.
Gli ultimi anni furono trascorsi
dal cardinale in un mare di dolori, provocati sopra tutto dalle lunghe pressioni morali.
Le ore 14 del 10 febbraio 1960
segnarono il suo trapasso. "Al popolo croato aveva detto prima
di morire dal quale sono nato, raccomando ancora di rimanere fermo nella
santa fede cattolica e fedele alla santa Chiesa apostolica di Pietro".
A conclusione delliniquo
processo aveva detto: "Sono condannato innocente; di nulla mi rimprovera la mia
coscienza e lavvenire lo mostrerà". La sua innocenza ha solennemente
confermato Giovanni Paolo II, che lo ha beatificato di fronte a una folla sterminata di
popolo domenica 4 ottobre 1998.
Oggi la sua tomba è meta di un
pellegrinaggio continuo: fiori e preghiere van facendo dellignominia di un processo
unapoteosi di gloria. |