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  CARO STEFANO,
 

La Redazione de "La nostra Valle" mi passa copia della tua bella lettera, prima nella edizione… ridotta, poi, su mia richiesta, in quella integrale, che, sì, è lunga, ma mi fa conoscere meglio i tuoi pensieri e i tuoi interrogativi.

Posso dirti che mi piace e che mi rispecchio in molte delle cose che dici. Credo, però, che, per maggior chiarezza, sia opportuno pubblicare sul giornale la riduzione che ne è stata fatta, perché nella sostanza le è fedele e risulta, perciò, di più agevole lettura.

In realtà noi cristiani dovremmo essere sempre attenti ed esigenti in merito a ciò che riguarda la nostra fede. L’atteggiamento di chi si disinteressa o quello di chi ha paura dei dubbi che gli vengono in mente, per cui nulla fa per chiarire a se stesso la propria fede, è certamente quello sbagliato.

È vero che talvolta alcuni dubbi riguardano aspetti non primari del nostro Credo; ma chi ama chiarezza e cerca di illuminare anche ciò che rimane nella penombra altro non fa che dimostrare vero interesse per la sua fede e usare bene della propria ragione, visto che il buon Dio ce l’ha data per pensare e non per lasciarla pigramente dormire.

I grandi dottori della Chiesa hanno fatto così e si sono santificati così. Noi non siamo grandi dottori, ma abbiamo il dovere di lasciarci illuminare dal loro esempio.

* Ritengo le tue domande legittime e stimolanti. Io da tempo mi sono dato la risposta che poi ti dirò.

Per non complicare il discorso, lascerei perdere quello relativo alla disposizione, con la quale il Vescovo di Torino, Card. Saldarini, ha dato la facoltà a tutti i sacerdoti di assolvere, durante l’Ostensione, chi si confessava anche del peccato di aborto, un peccato che, di regola, è "riservato" all’assoluzione del Vescovo o di qualche suo delegato, per sottolinearne la gravità. Si è trattato di una disposizione disciplinare, che non tocca la sostanza del Sacramento della Penitenza, e che è dovuta solo alla convinzione che la contemplazione dei dolori del Signore e la preghiera davanti a questa traumatica "icona della Passione" può suscitare particolare desiderio di "conversione".

* Invece mi preme mettere in evidenza due realtà:

  1. L’autenticità della Sindone (come, del resto, quella di tutte le cosiddette "reliquie") non investe direttamente il campo della fede. Uno può anche non credere che quel lenzuolo sia veramente quello che ha avvolto il Cristo nel sepolcro, senza venir meno alla sua fede cattolica. Oggi, caso mai, è proprio la scienza che – caso strano – contribuisce a farti credere che sia proprio così, tante sono le coincidenze. Per la Chiesa la Sindone rimane una "icona", cioè un’immagine.

2. La santità di P. Pio da Pietrelcina non si basa certamente sulle sue stimmate, ma sulle testimonianze, ben vagliate, della sua vita eroica nella pratica delle virtù del Vangelo e sulla autenticità dei miracoli, richiesti dalla Chiesa e accertati da uomini di scienza come fatti non spiegabili alla luce delle leggi della natura.

L’autorità della Chiesa prende atto che un fenomeno come quello delle stimmate c’è stato, ma non ne fa motivo sufficiente per dichiarare che una persona è santa. Difatti, come tu dici, potrebbe trattarsi anche di un fenomeno paranormale, anche se poi risulta che, in questo caso, le ferite non rimangono sempre vive e sanguinanti, come fresche e recenti, cosa che invece si verificava in Padre Pio.

* Ma veniamo alla tua domanda principale:

Dobbiamo credere alla Sindone o a Padre Pio per quanto riguarda il "posto" in cui Cristo è stato trafitto dai chiodi? Cristo è stato trafitto nel polso (come dice la Sindone) o nel palmo delle mani (come era in Padre Pio – o in San Francesco – o in Santa Caterina da Siena…)? Chi ha ragione? Chi, eventualmente, ha barato?

La risposta è precisa: Ha ragione la Sindone.

La scienza medica ha dimostrato che è impossibile appendere un corpo umano, facendo gravare il peso sul palmo delle mani. Addirittura oggi se ne ha conferma in reperti archeologici di cadaveri di crocifissi.

Ma allora?

La risposta non è "teologica": è suggerita dalla ragione, con il supporto di quello che la Bibbia ci fa capire sul modo di agire di Dio.

Dio ci rispetta tanto che si "adatta", si conforma, al nostro modo di conoscere e di vedere. Non fa con noi lo "scienziato": lascia che la scienza faccia il suo corso. Lezione meravigliosa sulla distinzione dei campi: scienza e fede. Se no, Dio fin dal principio avrebbe potuto evitarci tanti problemi, senza aspettare che la ricerca scientifica ce li sciogliesse a renderci più agevole la vita.

Nel campo specifico:

Costantino, per rispetto a Cristo, vietò per sempre il supplizio della crocifissione. Passarono anni e anni e si perse la conoscenza della tecnica con cui la crocifissione avveniva.

Quando, tra il IV e V secolo dell’era cristiana si cominciò a rappresentare l’immagine del Crocifisso, si ebbe presente il Salmo 21 che dice: "Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi". La convinzione che i chiodi fossero confitti nel palmo delle mani, convinzione non scientifica, ma religiosa, guidò pittori e scultori. Dio, nel fare dono a qualcuno delle stimmate, si è adattato a questa mentalità. Non vedo altra spiegazione. Ma, a conoscere bene il comportamento di Dio nei nostri riguardi, la si può serenamente accettare.

Don Lino          

 

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