La Redazione de
"La nostra Valle" mi passa copia della tua bella lettera, prima nella
edizione
ridotta, poi, su mia richiesta, in quella integrale, che, sì, è lunga, ma
mi fa conoscere meglio i tuoi pensieri e i tuoi interrogativi.
Posso dirti che mi piace e che mi
rispecchio in molte delle cose che dici. Credo, però, che, per maggior chiarezza, sia
opportuno pubblicare sul giornale la riduzione che ne è stata fatta, perché nella
sostanza le è fedele e risulta, perciò, di più agevole lettura.
In realtà noi cristiani dovremmo
essere sempre attenti ed esigenti in merito a ciò che riguarda la nostra fede.
Latteggiamento di chi si disinteressa o quello di chi ha paura dei dubbi che gli
vengono in mente, per cui nulla fa per chiarire a se stesso la propria fede, è certamente
quello sbagliato.
È vero che talvolta alcuni dubbi
riguardano aspetti non primari del nostro Credo; ma chi ama chiarezza e cerca di
illuminare anche ciò che rimane nella penombra altro non fa che dimostrare vero interesse
per la sua fede e usare bene della propria ragione, visto che il buon Dio ce lha
data per pensare e non per lasciarla pigramente dormire.
I grandi dottori della Chiesa
hanno fatto così e si sono santificati così. Noi non siamo grandi dottori, ma abbiamo il
dovere di lasciarci illuminare dal loro esempio.
* Ritengo le tue domande
legittime e stimolanti. Io da tempo mi sono dato la risposta che poi ti dirò.
Per non complicare il discorso,
lascerei perdere quello relativo alla disposizione, con la quale il Vescovo di Torino,
Card. Saldarini, ha dato la facoltà a tutti i sacerdoti di assolvere, durante
lOstensione, chi si confessava anche del peccato di aborto, un peccato che, di
regola, è "riservato" allassoluzione del Vescovo o di qualche suo
delegato, per sottolinearne la gravità. Si è trattato di una disposizione disciplinare,
che non tocca la sostanza del Sacramento della Penitenza, e che è dovuta solo alla
convinzione che la contemplazione dei dolori del Signore e la preghiera davanti a questa
traumatica "icona della Passione" può suscitare particolare desiderio di
"conversione".
* Invece mi preme mettere in
evidenza due realtà:
- Lautenticità della Sindone
(come, del
resto, quella di tutte le cosiddette "reliquie") non investe direttamente il
campo della fede. Uno può anche non credere che quel lenzuolo sia veramente quello che ha
avvolto il Cristo nel sepolcro, senza venir meno alla sua fede cattolica. Oggi, caso mai,
è proprio la scienza che caso strano contribuisce a farti credere che sia
proprio così, tante sono le coincidenze. Per la Chiesa la Sindone rimane una
"icona", cioè unimmagine.
2. La santità di P. Pio da
Pietrelcina non si basa certamente sulle sue stimmate, ma sulle testimonianze, ben
vagliate, della sua vita eroica nella pratica delle virtù del Vangelo e sulla
autenticità dei miracoli, richiesti dalla Chiesa e accertati da uomini di scienza come
fatti non spiegabili alla luce delle leggi della natura.
Lautorità della Chiesa
prende atto che un fenomeno come quello delle stimmate cè stato, ma non ne fa
motivo sufficiente per dichiarare che una persona è santa. Difatti, come tu dici,
potrebbe trattarsi anche di un fenomeno paranormale, anche se poi risulta che, in questo
caso, le ferite non rimangono sempre vive e sanguinanti, come fresche e recenti, cosa che
invece si verificava in Padre Pio.
* Ma veniamo alla tua domanda
principale:
Dobbiamo credere alla Sindone o a
Padre Pio per quanto riguarda il "posto" in cui Cristo è stato trafitto dai
chiodi? Cristo è stato trafitto nel polso (come dice la Sindone) o nel palmo delle mani
(come era in Padre Pio o in San Francesco o in Santa Caterina da
Siena
)? Chi ha ragione? Chi, eventualmente, ha barato?
La risposta è precisa: Ha
ragione la Sindone.
La scienza medica ha dimostrato
che è impossibile appendere un corpo umano, facendo gravare il peso sul palmo delle mani.
Addirittura oggi se ne ha conferma in reperti archeologici di cadaveri di crocifissi.
Ma allora?
La risposta non è
"teologica": è suggerita dalla ragione, con il supporto di quello che la Bibbia
ci fa capire sul modo di agire di Dio.
Dio ci rispetta tanto che si
"adatta", si conforma, al nostro modo di conoscere e di vedere. Non fa con noi
lo "scienziato": lascia che la scienza faccia il suo corso. Lezione meravigliosa
sulla distinzione dei campi: scienza e fede. Se no, Dio fin dal principio avrebbe potuto
evitarci tanti problemi, senza aspettare che la ricerca scientifica ce li sciogliesse a
renderci più agevole la vita.
Nel campo specifico:
Costantino, per rispetto a
Cristo, vietò per sempre il supplizio della crocifissione. Passarono anni e anni e si
perse la conoscenza della tecnica con cui la crocifissione avveniva.
Quando, tra il IV e V secolo dellera
cristiana si cominciò a rappresentare limmagine del Crocifisso, si ebbe presente il
Salmo 21 che dice: "Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi". La
convinzione che i chiodi fossero confitti nel palmo delle mani, convinzione non
scientifica, ma religiosa, guidò pittori e scultori. Dio, nel fare dono a qualcuno delle
stimmate, si è adattato a questa mentalità. Non vedo altra spiegazione. Ma, a conoscere
bene il comportamento di Dio nei nostri riguardi, la si può serenamente accettare. |