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  Ai lettori...

 

Cari lettori, buon anno! Quante volte ve lo sarete sentiti ripetere nell'ultimo mese? Decine, forse centinaia di volte. Eppure non si può non iniziare così il primo numero del giornalino del 1999. Non lo si può fare per diversi motivi. Innanzi tutto perché questo sarà l'ultimo anno di questo millennio e quindi sarà quello che ci traghetterà nell'anno 2000: anno Santo; poi perché in quest'anno in Italia si svolgeranno le elezioni del Presidente della Repubblica, del Parlamento e delle Amministrazioni Locali, infine perché in questo scorcio di millennio l'umanità affronterà ancor più da vicino le sfide della tanto menzionata "globalizzazione": vivremo cioè sempre di più in un mondo che - grazie all'avanzare delle nuove tecnologie - sarà sempre più "piccolo" e in cui i popoli saranno sempre più vicini.

E' una scommessa quest'ultima non priva di contraddizioni perché a rimanere esclusi rischiano di essere ancora una volta i paesi più poveri che potranno veder crescere, grazie a questo processo, il loro divario con i paesi sviluppati.

Insomma è un anno importante per l'uomo ed ancor più per il cristiano: quest'ultimo è infatti chiamato maggiormente a vivere questi importanti appuntamenti in modo partecipe ed attivo.

Recita così una vecchia ma bella canzone di Francesco De Gregori:" La storia siamo noi, nessuno si senta offeso … siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo, la storia siamo noi - attenzione - nessuno si senta escluso…... siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da raccontare…(…). La storia non si ferma davvero davanti a un portone… la storia entra dentro le stanze e le brucia, la storia dà torto o dà ragione… la storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere … (…) ….perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare… La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi che partiamo… la storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano…".

Quindi non tiriamoci indietro, non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, ma mettiamoci in gioco per non sentirci strumentalizzati e per dare un senso nuovo alla nostra vita. E' questo il nostro augurio, cari lettori, per l'anno nuovo: ciascuno riscopra la propria dignità, la propria voglia di impegnarsi, non solo per il denaro, ma per l'uomo, per il suo futuro.

Se lo spazio non c'è nella Chiesa, nelle associazioni, nelle istituzioni creiamolo: facciamoci sentire, battiamo i pugni sul tavolo se occorre!

Paolo Fadelli           

 

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