Non è possibile far uscire "La Nostra Valle" se non si offre una
lettura di quello che possiamo considerare l'evento più significativo di questo anno del
Grande Giubileo.
Sfrondiamo il discorso di ogni retorica e di ogni trionfalismo. Non facciamo la cronaca
perché non serve a molto. Ma cogliere l'animo di questo avvenimento è utile e doveroso.
* Prima di tutto parliamo
del papa: un papa provato dalla malattia, dagli anni e dal lavoro.
Ma è una roccia: "su questa roccia edificherò la mia Chiesa". Che cosa vedono
i giovani in lui? Chi parla di "culto della personalità" non può usare
espressione più idiota. Un mondo ammalato di "giovanilismo" come il nostro non
può affezionarsi a un vecchio, che spesso vedi cadente, disfatto, incapace ormai di
nascondere i segni della malattia. Eppure è evidente che i giovani sentono il fascino di
questo Crocifisso fisicamente vacillante.
Ne sentono la forza interiore, ne sentono l'amore paterno e la sicurezza di una missione
da compiere sino in fondo. La forza nella debolezza, la vittoria nella sconfitta: nel
Crocifisso, il Risorto. C'è una sola spiegazione: i giovani vedono in lui il Cristo, il
Cristo nella sua dottrina, il Cristo nella sua umanità, il Cristo nel suo mistero.
Perciò vedono in lui una speranza per il mondo, per il futuro di un mondo così
tremendamente debole nella sua potenza, così povero nella sua ricchezza, così pericoloso
nella sua insicurezza.
* Poi parliamo dei
giovani: sono i giovani del nostro tempo, ma forse sono quelli che abitualmente
la società dello spettacolo non mette in evidenza.
Due milioni e passa: la cifra fa impressione, come faceva impressione la spianata di Tor
Vergata. Ma venivano da tutto il mondo. Fatte le debite proporzioni, sono il "Resto
d'Israele". Ma è il "Resto d'Israele" che nella Bibbia dà sempre inizio a
una ripresa del cammino, per la giusta strada, della storia della salvezza. Sono giovani
del nostro tempo: i romani, a quel che si è sentito, hanno provato un senso di freschezza
e di gioioso stupore: hanno sentito Roma ringiovanita. Però si sono mostrati dei giovani
ben diversi, nell'insieme, da quelli che la società dello spettacolo abitualmente ci
presenta.
Ordinati, senza recare danni a cose e a persone, lieti e disciplinati nello stesso tempo;
giovani, ma credenti, che pregano, cantano, ballano, si divertono stando insieme, si
confessano, si comunicano, fanno un silenzio impressionante quando celebrano una Via
Crucis e partecipano all'Eucaristia. Sta qui la differenza: sono giovani cristiani. Diceva
già nel 2° secolo lo scrittore della "Lettera a Diogneto": "sono tra
gli altri, ma non sono uguali agli altri". Si potrebbe fare ironia, confrontando
questi giovani con quelli della manifestazione gay. Quali giovani preferiamo per il mondo
del futuro?
* In fine parliamo della Chiesa. La Chiesa del futuro sarà questa: fatta
di uomini, di uomini con le loro debolezze e con i loro limiti, ma una Chiesa capace di
rinnovarsi e di ritrovare in Cristo, nel suo Vangelo, nel Magistero da Lui dato agli
uomini (Papa, Vescovi, Presbiteri) la forza di fare del mondo una realtà sempre più
umana, nel bene, nella fraternità, nella giustizia, nella pace. La Giornata
Mondiale della Gioventù è stata una grande lezione e i lettori
"laici" che hanno cercato di travisarne il senso (non tutti, per fortuna!) hanno
perso un'occasione per imparare a non dire sciocchezza prefabbricate.
Lino Ricci
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| Carissimi, avrete certamente seguito attraverso
la TV le grandi celebrazioni romane della Giornata Mondiale della Gioventù. Momenti non
solamente spettacolari ma principalmente di straordinaria testimonianza da parte di circa
due milioni di giovani provenienti da 160 Paesi del mondo.
Una così coinvolgente esperienza ci ha consentito di toccare con mano quanto vasta sia la
presenza di Cristo fra tutte le genti e, anche, quanto le giovani generazioni siano da Lui
affascinate, a duemila anni da quando "il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua
dimora in mezzo a noi" (Gv 1,14).
Voi, accogliendo nei giorni precedenti quei giovani in parrocchia, nelle vostre contrade,
nelle famiglie avete offerto un contributo decisivo alla riuscita degli appuntamenti
romani e alla preparazione spirituale dei ragazzi; è stata inoltre per tutti
un'esperienza - sia pur breve - di contatti umani ed ecclesiali tra persone di lingua e
costumi diversi che, da ora in poi, dovremo considerare sempre più come i vicini della
porta accanto.
Come Vescovo sono a ringraziarvi anche a nome degli organizzatori per tutto questo,
convinto di interpretare anche la gratitudine del Santo Padre che ha promosso questo così
eccezionale giubileo, che ha avuto nella Giornata Mondiale della Gioventù una delle sue
più elevate e coinvolgenti espressioni.
Una speciale riconoscenza è dovuta ai parroci e a quei giovani delle parrocchie che
generosamente si sono impegnati nell'accoglienza, nella gestione delle singole giornate
sul nostro territorio e poi anche a Roma come volontari, con calore umano e stile gioioso.
"Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento,
somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della
vostra giustizia! (2 Cor 9,10).
Con la benedizione del Signore |