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La sacra Sindone ha una storia
affascinante, ricca di colpi di scena.
Il mistero e la scienza si alternano intorno al lenzuolo che, secondo la tradizione,
avrebbe avvolto il corpo del Redentore quando fu deposto dalla croce.
"La Sindone richiede l'impegno di ogni uomo, in particolare del ricercatore, per
cogliere con umiltà il messaggio profondo inviato alla sua ragione ed alla sua vita. Non
trattandosi di materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su
tali questioni. Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per
giungere a trovare risposte adeguate agli interrogativi...", sono le parole
pronunciate da Giovanni Paolo II davanti alla Sindone il 24 maggio 1998, in occasione
dell'ultima ostensione della Sindone.
La Sindone è un lenzuolo di lino lungo m. 4,36 e largo m. 1,10, piuttosto irregolare nel
filato e nella tessitura, opaco e compatto, molto simile a quelli trovati in antiche
sepolture egizie, a Pompei e in Siria.
Su di esso si vede la doppia impronta, frontale e dorsale, d'un uomo composto nella
solennità della morte.Umberto II di Savoia alla sua morte ne fece dono al Papa.
La storia della Sindone ha un inizio che si perde nel mistero. La scienza non può dirci
con sicurezza se essa è veramente quella rimasta sulla pietra del sepolcro di Gesù e
ritrovata dai discepoli il mattino di Pasqua.
Tuttavia, la sua storia e le ricerche scientifiche passate e recenti ne fanno una reliquia
e un oggetto di studio unico e, per certi versi, inspiegabile.
Varie pubblicazioni presentano, in maniera dettagliata e scientifica, la storia del telo
sindonico, a partire dalle sue aderenze con ciò che i Vangeli ci narrano dell'originario
telo che avvolse Gesù.
Malgrado i documenti antichi che trattano o almeno citano una reliquia che potrebbe essere
la Sindone, la storia documentata inizia verso il 1300.
Il primo documento che si riferisce sicuramente alla Sindone è costituito da una Bolla
del Papa Clemente VII. Nel 1453 Marguerite de Charny, cede il lenzuolo ad Anna di
Lusignano, moglie del duca Ludovico di Savoia, che lo costudirà a Chambéry, dove la
Sindone subirà gli effetti di un incendio che è causa di quelle striature nerastre che
sono la prima cosa che attira lo sguardo di un osservatore. Nel 1578 Emanuele Filiberto
trasferisce la Sindone a Torino.
Il resto, compreso l'incendio che devastò la Cappella del Duomo di Torino lasciando la
Sindone miracolosamente intatta nel 1997, è storia recente.
Il mistero del "negativo". Si tratta della prima fotografia della Sindone,
scattata nel 1898 da Secondo Pia, avvocato per professione e fotografo per passione.
Possiamo immaginare lo stupore di Pia quando, togliendo dal bagno chimico la lastra del
negativo della foto che aveva scattato e guardandola, si accorse che la figura della
Sindone era a sua volta un negativo in formato naturale. Il negativo fotografico
dunque non faceva che riportare, questa volta in positivo, i lineamenti e la figura
dell'uomo che vi era stato avvolto.
Da quel momento i fotografi scattarono migliaia di foto alla Sindone. E la fotografia non
è che un aspetto della ricerca scientifica fiorita nell'ultimo secolo intorno al mistero
della Sindone. Infatti non esiste alcuna spiegazione scientifica che giustifichi la
presenza di un'impronta "in negativo" sul lenzuolo.
Ecco perché le indagini scientifiche e mediche sulla Sindone sono tutt'altro che aride.
La Sindone è in ostensione a
Torino fino al 22 ottobre 2000 |