Ogni volta che
andiamo a fare la spesa ricordiamoci che siamo potenti e che le imprese sono in una
posizione di profonda dipendenza dal nostro comportamento di consumatori.
Noi, infatti, con i nostri acquisti abbiamo la possibilità di fare salire o scendere i
loro profitti. Proprio perché le imprese hanno paura di noi, esse tentano di dominare la
nostra volontà spendendo miliardi in pubblicità. Dunque noi dobbiamo sforzarci di
riappropriarci della nostra volontà decisionale e dobbiamo rivalutare il potere che
abbiamo fra le mani. Un potere che preso singolarmente è certamente piccolo, ma che
moltiplicato per milioni di persone può condizionare le più grosse multinazionali. Gli
strumenti a disposizione del consumatore per condizionare le imprese sono due: il
boicottaggio e il consumo critico.
Il boicottaggio è un'azione straordinaria e consiste nell'interruzione organizzata
e temporanea dell'acquisto di uno o più prodotti per forzare le società produttrici ad
abbandonare certi comportamenti.
La Nestlé, ad esempio, è da alcuni boicottata perché promuove nel Sud del mondo l'uso
del latte in polvere, benché sia noto che in quei Paesi l'allattamento artificiale uccide
tutti gli anni un milione e mezzo di bambini (quasi tre al minuto).
Un altro esempio può essere la Mitsubishi che è invece boicottata perché è la più
grande compagnia commerciale giapponese che abbatte e commercia legno tropicale
proveniente dalle foreste asiatiche e sudamericane. Le operazioni di disboscamento della
Mitsubishi procedono ininterrottamente 24 ore su 24 e solo in Malesia distruggono 300.000
ettari di foresta all'anno.
Mentre il boicottaggio è un'iniziativa eccezionale che si concentra su un'impresa o su un
prodotto, il consumo critico è un atteggiamento di scelta permanente che si attua
su tutto ciò che compriamo ogni volta che andiamo a fare la spesa. Il consumo critico
consiste nella scelta dei prodotti non solo in base al prezzo e alla qualità, ma anche in
base alla storia dei prodotti stessi e al comportamento delle imprese che ce li offrono.
In altre parole il consumo critico punta a fare cambiare le imprese attraverso le loro
stesse regole economiche, fondate sul gioco della domanda e dell'offerta. Infatti
scegliendo cosa comprare e cosa scartare, non solo segnaliamo alle imprese i comportamenti
che approviamo e quelli che condanniamo (consumo energetico, veleni prodotti, rispetto
dell'ambiente, condizioni di lavoro, prezzo pagato ai piccoli contadini, ecc.), ma
sosteniamo le forme produttive corrette mentre ostacoliamo le altre.
In definiva, consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che
andiamo a fare la spesa. |