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EVA E GLI
EMBRIONI CONGELATI
N° 1.
Devo dire che sono sempre stata solidale e ho avuto sempre una gran simpatia per Eva e per
la sua curiosità (la curiosità è femmina?). Col senno di poi la sua scelta appare del
tutto irrazionale (chi è quella scema che ha scelto una vita infelice e una morte sicura
contro una vita eterna felice?). Ma quanta consapevolezza c'era in Eva della portata del
suo gesto, quando ha ceduto alla tentazione? Queste sono domande per me irrisolte e
ricorrenti, perché Eva (e noi insieme a lei), mi è sempre sembrata vittima di un
raggiro, non solo da parte del serpente e di una grande ingiustizia, dato che c'è
un'enorme sproporzione, almeno così appare ai miei occhi terreni, tra il suo atto e le
conseguenze derivate.
Anche in questi giorni in cui si dibattono i limiti della scienza e dunque dell'uomo di
fronte a certe sfide, tali domande mi si pongono davanti lasciando aperte alcune
questioni: siamo così perché Eva ha fatto il patatrac o Eva ha fatto il patatrac perché
era così? E se era così di chi è la colpa? Non c'è niente da fare, don Lino, non ne
vengo a capo, dai tempi del Liceo sono quasi ferma lì.
Penso tuttavia che, se ad Eva la tentazione si fosse presentata, come oggi, sotto forma di
scelta tra l'uso o meno degli embrioni congelati a scopi di ricerca, sicuramente avrebbe
avuto molti più elementi per valutare l'opportunità di valicare certi limiti oppure no.
Oggi è sicuramente più facile e la posta in gioco, seppure sembri grande, non è
comparabile a quella con cui ha fatto i conti Eva. Credo infatti che oggi non sia troppo
difficile decidere sull'utilizzo o meno degli embrioni congelati a scopo di ricerca; su
alcuni punti infatti credo non ci siano dubbi:
N° 2.
· Gli embrioni congelati con al massimo 14 giorni di vita sono comunque embrioni e quindi
potenziali vite umane a tutti gli effetti (anche se con solo il 4% di probabilità di
vivere in caso di adozione) e quindi chi ha il diritto, e questo vale sia per laici che
credenti, di uccidere altre vite umane che oltretutto non creano problemi a nessuno?
· L'esistenza di tali embrioni prodotti con tecniche di fecondazione artificiale e in
sovrannumero sono già di per sé un'aberrazione e, mentre oggi diciamo che intraprendiamo
tale ricerca perché ci sono embrioni che giacciono inutilizzati, domani potremmo dire che
produciamo embrioni per non bloccare una ricerca già molto avanzata, utilizzando prima
gli embrioni come grimaldello per forzare la ricerca e poi la ricerca per produrre altri
embrioni e così via;
· Il sospetto che a spingere certi tipi di ricerca siano soprattutto interessi economici
di alcune lobbies, è molto più che un sospetto, tanto più che oggi altri fronti della
ricerca, vedi progetto genoma e ingegneria genetica, cuori elettrici e altri, sembrano
rendere inutile intraprendere la strada della costruzione, per ciascun individuo, di una
scorta di pezzi di ricambio.
N° 3.
Premesso questo, però, mi vengono comunque alcuni dubbi sui toni assunti dalle
discussioni in questi giorni, che non mi sembrano tali da fare chiarezza sulla questione;
perché non si coglie l'occasione anche in queste situazioni per crescere veramente in
conoscenza e capire certi meccanismi, invece di impedire qualsiasi forma di dialogo e
costruire muri invalicabili? La verità, almeno per i credenti, è una sola e non si
dovrebbe avere paura di trovarla e di poterla dimostrare, specialmente in casi come
questi. Inoltre bisognerebbe sapere argomentare sulla base di conoscenze vere e non sulla
base di assunzioni categoriche, anche se il primo punto è appunto categorico e non lascia
dubbi. Ma un tarlo in fondo in fondo fa emergere una domanda: ma se un embrione congelato
con il 4% di probabilità di sopravvivere servisse a salvare con certezza altre vite?
Il credo che un minimo dubbio sia legittimo e sia doveroso comunque discutere con chi ha
convinzione diverse ed è altrettanto doveroso conoscere i termini precisi della questione
(forse i CLini hanno perso un'occasione per fare chiarezza e spazzare ogni dubbio sulla
questione?) e pretendere che le argomentazioni siano portate avanti su basi scientifiche e
non fantascientifiche (quanto spazio sui giornali a false informazioni che creano false
convinzioni!).
Cristina Catapano
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Cara
Cristina,
vedo che nel tuo scritto mi chiami in causa e mi sento in dovere di darti una risposta:
sono sempre sensibile ai richiami che mi vengono dagli alunni del Liceo!
Mi sono permesso, per chiarezza di idee, di distinguere in tre punti il tuo discorso, in
modo da non confondere gli argomenti.
* Dai un giudizio chiaro in merito al problema dell'utilizzo, da parte della ricerca
scientifica, degli embrioni umani (n. 2). Lo condivido in pieno. Mi sembrano quelli gli
argomenti giusti da portare per respingere certe proposte.
* La parte conclusiva del tuo scritto (n. 3), mi trova consenziente con quello che dici a
proposito della confusione di idee causata dal tono polemico di certe discussioni.
Nello stesso tempo credo sia ragionevole rilevare che la confusione nasce dalla
difficoltà di partire da principi fermi e basilari, accettati da tutti.
Qual è la condizione dell'uomo? Siamo "padroni assoluti" della vita umana o ci
sono dei limiti? La fede pone un limite invalicabile: l'uomo dipende dalla norma
fondamentale della sua esistenza, perché questa norma è data da chi l'ha creato: Dio. La
ragione mette senz'altro anche lei un limite, ma fino a qual punto? Anche tra chi non
crede c'è chi non ha difficoltà a riconoscere che il limite è totale, radicale: nessuno
è padrone della vita propria e degli altri; la dignità e il bene dell'uomo vietano
qualsiasi intervento che vada contro tale principio. Ma c'è anche chi non ha in merito
posizioni così decise; ci sono anzi opinioni così variegate, che qualcuno giunge fino ad
ammettere che la scienza può fare ciò che vuole, tanto più se si tratta di procurare il
bene di altri uomini.
Tu stessa, pur affermando che "il primo punto è... categorico e non lascia
dubbi", poi ammetti di avere un "tarlo" che disturba le tue convinzioni e
apri una "falla", formulando il dubbio: ma "se un embrione congelato con il
4% di probabilità di sopravvivere servisse a salvare con certezza altre vite?". In
sostanza ipotizzi che si possano fare eccezioni al principio, che pure definisci
"categorico" e "senza dubbi"...
Comunque il dialogo è la via migliore, anzi unica. Si potrebbe giungere a capire che le
posizioni della fede vanno d'accordo con quelle della ragione, quando questa sia disposta
a cercare serenamente ciò che corrisponde "in pieno" alla dignità e al bene
dell'uomo, inteso sia come singolo che come comunità.
* Il discorso poi va a finire sulla responsabilità dei nostri atti e delle nostre scelte,
che è quello di cui parli nella prima parte del tuo scritto (n. 1). Vorrei che, vista
ormai la distanza "dai tempi del Liceo" tu fossi venuta a capo del problema
"Eva" (femminista impenitente!). Perché non è il problema "Eva",
quello di cui parli, ma il problema "umanità"! Se dovessimo prendere alla
lettera il racconto biblico, dovremmo almeno riconoscere che la Bibbia rende colpevole, al
primo posto, proprio "Adamo"; e questo non per il "solito
maschilismo", ma perché Adamo, la prima creatura umana, è simbolo dell'umanità.
Comunque sono consapevole di avere insegnato alla tua classe, talvolta così fortemente
contestatrice (per fortuna, a sdrammatizzare, c'erano le risate a strascico della Maria
Rinolfi!), che nella Bibbia vanno capiti i cosiddetti "generi letterari".
Il racconto biblico del "peccato originale" va inteso non certo come una storia
narrata da un testimone (che non c'era), ma come parabola della condizione umana, creata
dalla saggezza di un autore ispirato, per mezzo della quale Dio ci rivela che all'origine
del "male" stanno le scelte sbagliate dell'uomo. Con quale responsabilità?
Certamente con quella che, ciascuno da solo o uomini e donne insieme, abbiamo in
proporzione alla possibilità concreta di intendere e di volere.
Da questo punto di vista è innegabile che noi, uomini e donne del 2000, ne dovremmo avere
ben di più, rispetto a quanta ne potessero avere gli esseri umani delle origini. Non a
caso la storia umana è un lungo cammino, nel quale e la graduale rivelazione di Dio e lo
sviluppo della ragione dell'uomo e l'esperienza esistenziale ci rendono capaci di
comprendere che cosa è bene e che cosa è male, pur lasciandoci il dono (pesantissimo, ma
vero motivo della nostra grandezza) della libertà e, quindi, della nostra dignità.
Dio solo è in grado di valutare lo spessore di tale responsabilità. Il racconto biblico
invece ci dà solo i termini della questione: Il male c'è; il male nasce dalle libere
scelte dell'uomo, sia pure istigato dallo spirito del male; vale la pena di usare bene
della nostra libertà; la sopportazione del male va letta alla luce di una vita oltre la
morte. Che poi non ci siano amore e misericordia più divinamente grandi di quelli
dimostrati da Dio nella storia della salvezza, lo dice la vicenda di un Dio che si fa uomo
e si fa carico delle miserie dell'uomo per liberarlo da queste con l'evento inedito della
risurrezione. Di fronte a questa fede ogni timore che l'uomo possa essere vittima di una
"trappola" preparatagli da Dio stesso, mi sembra del tutto impensabile.
La Parola di Dio è un "messaggio"; va anch'esso accettato liberamente. Ma
quando, liberamente e razionalmente, l'uomo lo accetta, ne riceve una luce che è un grado
di dare spiegazione e conforto a tutta la vita. Sono convinto che, diversamente, altra
risposta razionale e piena ai nostri interrogativi non c'è.
Cordialmente. |
Don Lino
Ricci
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