S'i'
fosse foco,arderei `1 mondo;
s'i' fosse vento,lo tempesterei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
(C. Angiolieri)
Calibano soffre
terribilmente in un lettino d'ospedale. E' completamente avvolto da bende. Come una mummia
egiziana. Sta pagando a caro prezzo la più devastante delle sue dissennatezze: quella di
ritenersi refrattario al fuoco.
Pensava che il calore che la
terra produce è ben poca cosa, lui dice che gli fa un baffo, se paragonato a quello
irradiato dal sole.
Che nella fotosfera, cioè nella parte meno calda, ha pur sempre una temperatura
dell'ordine di molte migliaia di K.
E, poiché la terra fa parte del sistema solare, tutti gli esseri viventi del pianeta
sopportano bene ogni tipo di calore. E lo sventurato ha cercato di dimostrarlo.
Così, in una rovente giornata di luglio ha acceso dei falò.
E quando questi, alimentati da sterpaglie ed erbacce secche, hanno raggiunto il massimo
vigore, ha iniziato lentamente a camminare tra le fiamme.
Per fortuna qualcuno lo ha subito fermato e trascinato via,altrimenti Calibano avrebbe
fatto la fine di Azucena,la zingara del Trovatore.
Ma "di quella pira l'orrendo fuoco tutte le fibre gli ardono ancor."
E, insieme con buona parte della sua pelle, sono andate in fumo tutte le categorie di
pensiero nell'indagine sui massimi sistemi.
Ora ne ha di nuove. Immobilizzato nel suo letto d'ospedale, tiene aperto alla pagina
quindici, in un leggìo improvvisato, un pesante mattone: il Tractatus
Logico-Philosophicus di Wittgenstein.
Calibano non è neanche in grado di voltare le pagine, ma una gentile infermiera si è
offerta di farlo per lui.
Ma non ce n'è bisogno: la pagina è sempre la stessa aperta a caso. Gli rivolgo la
parola: "Vedo che stai meglio.Stai perfino leggendo."
"Si. Il Tractatus logico-pilosopicus."
"Guarda che si pronuncia filosoficus."
" Senti senti. E allora perché non l'hanno scritto così?"
Poi Calibano si mette a leggere: "A crede p, ma è chiaro che A crede che p, A pensa
p, A dice p sono della forma p dice p
"
Ma interrompe ben presto la lettura e m'investe: " Non ci capisco un'acca. Sai
spiegarmi cosa diavolo vuol dire?"
"Non ne ho la più pallida idea."
"Ho capito. Fammi il santo piacere di prenderti questo dannato libro e portarlo via.
Te lo regalo. E quando torni a trovarmi portami Topolino." |