Riceviamo
dalla Professoressa Tina Torcellini l'articolo del compianto Sig. Adalberto Baldelli e
siamo lieti di pubblicarlo, per ricordare un concittadino che, pur risiedendo a Fano, era
molto legato alla storia e all'arte di Pergola.
Cogliamo volentieri l'occasione per rendere nota la gratitudine delle figlie Maria Stella
e Maria Vittoria Baldelli, verso i tanti pergolesi che nello scorso mese di maggio hanno
visitato la mostra di opere naif del loro caro papà.
Solo la metà dei settanta
Teatri Storici distribuiti nei 246 comuni marchigiani, la cui datazione oscilla tra i
secc. XV e XIX, è attualmente di pubblica fruizione. La Provincia di Pesaro, che pur
vanta un'indiscussa tradizione nel contesto della cultura teatrale italiana, non si
configura come un'eccezione in tal senso: dei suoi diciotto teatri attualmente ne sono in
funzione solo sette (Pesaro, San Costanzo, Fano, Sant'Angelo in Vado, Sassocorvaro,
Urbino, Cagli), mentre per due di essi è data per imminente l'apertura (Pergola, San
Lorenzo in Campo).
Per i tanti teatri chiusi, invece, laddove ci fossero state contribuzioni, probabilmente
qualcosa non ha funzionato a livello di enti locali. A parte queste considerazioni, che
vogliono essere soltanto uno stimolo e non un alimento per una polemica politica, vengo
all'oggetto di questo scritto: Il Teatro della Luna, poi Angel Dal Fuoco, di
Pergola, merita un posto di tutto rispetto, e a scala regionale e a livello nazionale,
rappresenta una delle più antiche strutture architettoniche a pianta ad U.
Nonostante un abbandono e un oblio di circa mezzo secolo, esso è per i pergolesi un
patrimonio di civiltà urbana e culturale di cui si auspica la riattivazione, specialmente
dopo un restauro effettuato all'inizio di questo secolo, che ha visto la sostituzione di
legni pregiati per il loro ottimale coefficiente di assorbimento acustico, con abbondante
uso di vernice per creare screziature di finto marmo con colori di grigi, bianchi e rossi
spenti togliendo l'eleganza settecentesca di decori e stucchi dorati.
Gioverà ricordare che le origini delle attività teatrali a Pergola risalgono
all'Umanesimo, quando un'élite di nobili ed accademici si riunì in una sala offerta dal
Comune per "oratori", per passare poi, durante il periodo rinascimentale, a uno
spazio più grande, nel locale del Monte-Frumentario, ove si svolsero recite del ciclo
passionale, santoriale e comico. Ma con il sopraggiungere dell'età barocca, con la
scoperta della prospettiva e delle scenografie, l'attività teatrale si apre a nuovi
orizzonti con la partecipazione di un pubblico più eterogeneo.
Quindi, i giovani intellettuali pergolesi, sensibili alle esigenze del progresso, lo
stesso Comune che aveva un'ottima capacità finanziaria data dalle industrie locali
(concerie, tessili e agricole), anche con la benevolenza concreta ereditata all'ultimo
discendente del Ducato di Urbino, avanzarono, tramite il Legato apostolico, una istanza al
Pontefice Benedetto XIV, per ottenere, adiacente al salone del Monte-Frumentario, un
teatro.
L'assenso del Papa, espresso nella bolla "Romanum decet Pontificem" riguardò la
costruzione del Teatro della Luna e del Palazzo Comunale, stabilendo inoltre testualmente:
"Porro terram Pergulae praefatam in Civitatem perpetuo erigimus et
instituimus". Così nella seconda metà del 1700 nasceva con il nuovo teatro un
servizio culturale e ricreativo collegato alla vita sociale e politica della Città di
Pergola.
La sua costruzione durò pochi anni e il telone, dipinto dal pergolese Barbanti, si levò
al proscenio e chissà quale emozione stupenda provarono gli occhi degli spettatori negli
arrivi scenici di carrozze e cavalli nell'amplissimo palcoscenico, con scenografie
commissionate al celebre Bibbiena, al bolognese Torregiani e al pergolese Gianfranco
Ferri.
Il desiderio di evasione e di lusso e di galanteria (si pensi che le nobildonne si
recavano per le serate di gala a teatro in portantina), spinse alla denominazione di
Teatro della Luna, in quell'epoca in cui si annunciava il Romanticismo e in cui al dramma
musicale si sostituivano l'opera lirica ed il melodramma.
In un'atmosfera alterata dal clima giacobino e insurrezionale, con molti cittadini privi
di notizie storiche, al teatro venne sostituita la denominazione originaria con quella di "Angelo
della Pergola" soprannominato "Dal Foco", mercenario passato, dal
servizio agli spagnoli, ai Malatesta nel XV secolo, autore di imprese incendiarie e
sanguinarie in varie parti d'Italia centro-settentrionale, ove agiva "con ogni sorta
di nequizie, con saccheggi" e "senza rispetto al sacro e al profano", come
racconta l'eminente storico L. Nicoletti: - "Pergola e suoi dintorni",
concludendo così la biografia del personaggio: "Non lo perdonano - se pur capitano
generale - le lacrime che fece versare e il male da lui recato non va dimenticato".
Al cambiamento della denominazione del teatro probabilmente giocarono con un certo peso la
sonorità del nome e le suggestioni che poteva evocare. Oggi ci si potrebbe accontentare
della via dedicata all'"esacrando personaggio" una via e ridare al teatro la
denominazione originaria. E soprattutto la sua originaria destinazione. |