Lo scorso 3
settembre Giovanni Paolo II ha beatificato, insieme a Giovanni XXIII, il nostro
conterraneo Pio IX - il cui Pontificato di 32 anni rappresenta uno dei più lunghi e
travagliati della storia - non senza suscitare qualche malumore.
Occorre prima di tutto però constatare come questi due Pontefici abbiano in comune il
fatto di aver indetto due importantissimi Concili Ecumenici: il Vaticano I e II. Quello
iniziato da Pio IX, che non fu portato a termine proprio per la fine del potere temporale
nel 1870, ebbe un carattere prevalentemente dogmatico, il secondo invece un carattere
soprattutto pastorale. Molti trovano antitetiche tali impostazioni, le quali in realtà si
integrano a vicenda, poiché solo grazie ad una presa di coscienza della Verità la Chiesa
avrebbe potuto affrontare le sfide dei tempi nuovi.
In questa sede vorrei parlare anche del Sillabo. E' oramai noto il plauso di Mastai
Ferretti per un'Italia unita ma rispettosa delle territorialità, insieme all'introduzione
per suo volere nello Stato pontificio di riforme prettamente liberali. Il richiamo del
Sillabo invece spesso mette in imbarazzo i cattolici. Riguardo a tale documento,
pubblicato nel 1864 allegato all'enciclica Quanta Cura, occorre innanzi
tutto tener presente che venne redatto quando l'animo di Pio IX non era affatto nelle
migliori condizioni, per la consapevolezza non solo che sarebbe stato "cacciato via
di casa", ma anche per la contestuale diffusione di ideologie prossime a minare
quella civiltà cattolica che nei secoli ha unito i diversi Stati italici. Di conseguenza,
la condanna del progresso che compare alla fine del Sillabo, va intesa piuttosto come
condanna al modernismo.
A parte l'emozione del momento, nel Sillabo si disapprovano realtà di fatto incompatibili
con la Fede cattolica, giudicate tali anche dai predecessori e successori (tra questi
ultimi Leone XIII autore della Rerum Novarum) di Pio IX: filosofie quali panteismo,
naturalismo, razionalismo e relativismo; ideologie quali socialismo, comunismo (fu la
prima volta che venne nominato in un documento pontificio) e liberalismo assoluto;
organizzazioni quali società segrete, società bibliche moderniste e società
clerico-liberali.
In pratica, occorreva mettere in guardia dalla pretesa dell'uomo corrotto dal peccato
originale di voler far a meno di Dio e del suo Figlio, di autoredimersi o addirittura di
divenire "dio" di se stesso, magari con la presunzione che il sapere
scientifico, divenuto oramai un totalizzante positivismo, avrebbe risolto tutti i mali e
garantito la felicità. Basta osservare come molti di quei modernismi, a cui se ne
aggiunsero di nuovi, tra i quali il nazionalsocialismo, nel Novecento, definito
ultimamente "Secolo del martirio" per la cristianità, abbiano invece prodotto
più morte e disuguaglianza che tutto il resto. Inoltre, l'uomo della nostra era
tecnologica e tecnocratica è sempre più ansioso e sfiduciato. Lo storico Franco Cardini
ha scritto, alcuni mesi fa, in un editoriale sul "Resto del Carlino": "Siamo
sempre vulnerabili anche con la supertecnologia". Esiste peraltro chi cerca
sollievo riscoprendo il sacro, ma si tratta di una religiosità selvaggia, paganeggiante e
consumistica, una sorta di spiritualità "fai da te": il new age.
Il clima politico europeo concomitante con la fine del potere temporale è stato da una
nuova storiografia ricostruito.
Rino Cammilleri cita l'influenza da parte dei servizi segreti della Gran Bretagna, prima
potenza mondiale in quel periodo, fomentanti rivoluzioni nell'Europa continentale al fine
di indebolire gli Stati concorrenti, e degli ambienti massonico-relativisti d'oltre Manica
che contavano sulla caduta del potere temporale della Chiesa come presupposto per la fine
anche di quello spirituale. In pratica, senza l'autorità spirituale della Chiesa, la
Bibbia sarebbe stata interpretata dal singolo relativisticamente, per cui il cattolicesimo
si sarebbe trasformato in protestantesimo.
Il già nominato Franco Cardini evidenzia come nello stesso tempo i capitalisti britannici
desiderassero, favorendo la nascita del nuovo Stato liberale italiano, allargare la
propria influenza nel Mediterraneo in vista dell'apertura del canale di Suez, e come
l'incorporazione totale da parte del Regno sabaudo di un altro Stato fosse contraria alle
norme e convenzioni di diritto internazionale allora vigenti.
Certo, un secolo più tardi, Paolo VI definirà la fine del potere temporale come un
"dono della Provvidenza", continuando tuttavia a censurare il metodo con cui
essa fu dai poteri dell'epoca attuata.
E veniamo a Giovanni XXIII, che con coraggio ha deciso di relazionarsi con la modernità
indicendo un Concilio Ecumenico. Ma l'apertura della Chiesa al mondo moderno vuol dire,
certamente, venire in dialogo con la cultura di oggi, per collaborare in tutto ciò che
favorisce il progresso e il bene dell'uomo, ma sempre nella consapevolezza della Verità
che scaturisce dalla fede in Cristo, il quale ne ha istituito come depositaria la Chiesa
cattolica tramite il Primato di Pietro. Di conseguenza il dialogo non significa affatto un
ingenuo buonismo o, peggio ancora, abdicazione di fronte a gnosticismo, relativismo,
sincretismo o doppie appartenenze. In pratica, nel dialogo occorre sempre tener presente
ciò che è compatibile con la Fede cattolica e ciò che non lo è: questo è possibile
solo avendo la consapevolezza della propria identità, e il Concilio Ecumenico Vaticano I
ha contribuito proprio a chiarire l'identità della Chiesa cattolica. Non tutti forse
sanno come Giovanni XXIII tenesse sempre in grande considerazione il suo predecessore Pio
IX, desiderando addirittura di essere lui stesso a proclamarlo "beato".
Giovanni Paolo II ha in proposito dichiarato che la Chiesa deve certo dialogare con tutti,
riconoscendo la libertà di culto e constatando elementi di Verità anche nelle altre
religioni, ma il suo compito sarà in ogni caso predicare Gesù Cristo quale "Via,
Verità e Vita". Di conseguenza, la contemporanea beatificazione di Pio IX e Giovanni
XXIII, legati da due Concili che possiamo definire complementari, rappresenta una
significativa manifestazione di coerenza.
Non c'è che dire: per la Chiesa all'inizio del Terzo millennio... un esordio col
"botto". |