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Da noi in Italia la pistola non
è ancora entrata nell'uso comune, è solo episodica, ma in altri paesi (che definiscono
più civili) come gli Stati Uniti, le pistole sono molto più diffuse tra gli arredi
domestici; e, si sa, le pistole servono per sparare, non per annaffiare fiori. Capita
così che le cronache sempre con maggior frequenza raccontano di bambini al di sotto dei
dieci anni che sparano e uccidono altri bambini, che muoiono senza malizia di chi li
uccide ma per sciagurata disgrazia o per gioco. E i grandi, specie se anziani, si mettono
le mani nei capelli per questi delitti impensabili e gridano al cielo i loro timori con
tristi presagi su chissà dove andremo a finire ora che ci sono anche i bambini assassini.
In Italia le pistole non sono ancora arrivate come le noccioline, ma arriveranno a mano a
mano che la violenza sociale crescerà, in proporzione alle cose che saremo chiamati a
difendere, prima fra tutte la stessa vita, che perderà valore sempre di più rispetto ai
beni di consumo o alla tentazione di una dose di eroina in tempo di astinenza. Intanto
sono arrivati i telefonini, di tutte le taglie e di tutti i colori, studiati per tutte le
età, infanzia compresa. Con gli anni li regaleranno ormai anche ai lattanti insieme col
ciuccio, perché sarà gratificante per gli adulti vantarsi del loro bambino che sa
parlare al telefonino. E intanto per i bambini delle elementari il telefonino sta
diventando un surrogato dei genitori.
Un nuovo status-symbol o una specie di cordone ombelicale prolungato tra genitori e figli,
separati dalla scuola e dal lavoro. Il telefonino in classe è come la merendina, che
diventa una moda e deve essere consumata, anche se il bambino non è in grado, perché ha
la pancia piena dalla precedente opulenta colazione.
Ma non sono i bambini che sbagliano. Essi sono vittime dei nostri desideri e dei nostri
valori. Ogni società, soprattutto benestante, ha i bambini che vuole. A volte possono
essere un segnale di tendenza di dove e come la società si dirige. Se sono sofferenti o
consumisti all'eccesso, non vale prendersela con i bambini, dal momento che sono gli
adulti a scegliere per loro.
A volte sono ragazzi più grandi che assoldano e ricattano ragazzi minori, per aggredire,
borseggiare, a volte picchiare anziani rimasti soli nelle loro case e, se non ottengono
quello che vogliono, non indietreggiano di fronte alla violenza e al delitto. Sorge
spontanea la domanda: Cosa si può fare per frenare la violenza dei minori? Le cose
da fare sono molte. La più elementare e anche facile da attuarsi è la proibizione ai
minori di possedere armi. Da noi il problema non è inquietante, ma negli Stati Uniti ha
assunto dimensioni allarmanti. In un paese civile, che ha la pretesa di porsi alla guida
del mondo nel perseguire la pace e la concordia tra le nazioni, come è possibile
premettere che i ragazzi vadano a scuola con nella borsa non una pistola giocattolo, ma
pistole vere con le quali poi hanno ucciso compagni e insegnanti? Rabbrividisco al solo
pensiero e timore che non si prendano provvedimenti restrittivi, per non danneggiare i
grandi trust di fabbricanti di armi.
Purtroppo tutto viene sacrificato in nome di un liberalismo selvaggio, che non conosce
altra regola che il consumismo.
Per quanto riguarda l'uso dei telefonini da parte dei ragazzi, la questione è meno
drammatica, ma anche in questo caso ne viene un danno ai ragazzi. Questa nuova schiavitù
che fa scattare i ragazzi allo squillare di una suoneria e che fa interrompere
l'applicazione allo studio, finisce con il creare una fitta rete di interessi banali, che
tengono occupati e distratti i ragazzi stessi, impedendo loro una seria e prolungata
occupazione.
Certo il telefonino, se usato con raziocinio, può essere utile, ma stiamo attenti agli
abusi. Noi tutti abbiamo bisogno di silenzio, per poterci concentrare, per meditare, per
pensare a far bene le cose che dobbiamo fare.
Dobbiamo recuperare tempi e spazi di silenzio: si parla troppo e si riflette troppo poco.
Telefonini, televisione, e ora anche Internet, sono scoperte utili, perché rendono più
rapido il comunicare tra di noi, ma se ne abusiamo, perdiamo la nostra personalità, la
nostra individualità, perdiamo la capacità di essere noi stessi e ci perdiamo in un mare
di parole non meditate, futili, che ci impediscono di riflettere sui grandi temi della
vita.
Per concludere direi che si proibisca il possesso di qualsiasi arma ai minorenni e si
ritardi l'uso dei telefonini ai bambini, cercando di insegnare loro a impiegare più tempo
nella riflessione, nella meditazione, nello studio. |