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MARIANO ARMELLINI

 

Nasce a Roma da Tito e Adelaide Poggioli il 17 febbraio 1852. Frequenta le scuole superiori di Patristica e teologia nell'Università gregoriana. Si dà, quindi, agli studi di archeologia sotto la guida del grande Giovan Battista de' Rossi, insieme con il Marucchi e lo Stevenson.
Sposa Elena Santambrogio, dalla quale avrà quattro figli.
La scienza archeologica dell'Armellini ha un fine apologetico anti-protestantico.
Alla scuola del De' Rossi e dopo frequenti esplorazioni cemeteriali, l'Armellini può mettere insieme i suoi primi studi. Dopo avere scritto di indagini e scoperte (graffito storico del cemeterio di Pretestato, cripta di S. Emerenziana, il cimitero di S. Agnese), nel 1893 dà alle stampe il grosso volume "Gli antichi cimiteri cristiani di Roma e d'Italia": una sintesi dell'opera del De' Rossi, allo stesso dedicata. Volgarizza la difficile materia ne "Le lezioni popolari di archeologia cristiana".
Scrive la "Vita di S. Francesca Romana".
Il 23 aprile 1882 pronuncia un discorso di forte protesta contro il regime liberale di quel tempo, che aveva fatto togliere la croce che da tanti secoli dominava dalla torre capitolina. Disse che quel gesto ripiombava "il Campidoglio nel mesto squallore di simulacro della estinta Roma pagana".
Scrive note storico-archeologiche in appendice al noto romanzo "Fabiola" del Wiseman.
Uomo di retti costumi, di fede battagliera, attaccatissimo alla Sede Apostolica, diede - nella breve vita - prove di dotta operosità negli scritti e nell'insegnamento. Fra i suoi allievi fu anche Pio XII. Recitava ogni giorno l'ufficio della Beata Vergine.
Muore a Roma il 24 febbraio 1896, mentre stava commentando agli alunni di "Propaganda fide" l'epitaffio di Papa Fabiano.

Don Fiorenzo Carbonari 
 

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