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IL PADRE NON GLI AVEVA DATO L'INDIRIZZO

 

Anche se può sembrare inventato, questo fatto è accaduto realmente. E' una storia del buon tempo antico, per noi che viviamo, ormai, nel terzo millennio.
La storia di ogni accadimento umano ha sempre due punti di riferimento ben precisi: il tempo e il luogo.
In questo episodio il tempo risale agli anni trenta dello scorso secolo quando ancora l'arretratezza nelle nostre campagne era pressoché da epoca medievale; il luogo uno sperduto casolare fra Caudino e la Costa di Arcevia.
Un giovane del luogo, certo Palazzi Antonio, riceve la cartolina di precetto per soddisfare l'obbligo militare. Non si era mai allontanato dal luogo di nascita e per lui la strada per andare a scuola, come aveva scritto in un temino, era molto comoda, perché andava in discesa sia all'andata che al ritorno (all'andata, perché era veramente in discesa, al ritorno, perché non avvertiva la salita per la gioia di essere riuscito a fuggire da quel luogo di tortura, nel quale, pare che la maestra insegnasse i primi rudimenti del sapere più con le mani e la bacchetta, che con la parola).
La mattina della partenza, il padre, di buon mattino, attacca i buoi al biroccio e lo accompagna a prendere il treno alla stazione di Monterosso, il luogo più vicino per salire su un mezzo pubblico.
Lungo il tragitto, il giovane che non aveva mai visto un treno domanda al padre:
"Oh ba', ma il treno c'ha le rote de legno de sorbo?"
E il padre, non meglio informato del figlio, risponde:
"Ma no! Le rote del treno sono de merollo, come i quarti delle rote del biroccio".
Dopo quasi tre ore di viaggio, arrivano, finalmente alla stazione di Monterosso. Il treno, proveniente da Urbino, non tarda ad arrivare. Al giovane sembra crollare il mondo addosso; completamente disorientato di rimanere solo, abbraccia il padre con tutta la forza, mentre questi lo sollecita di scrivere subito appena arrivato a destinazione.
Il figlio, già salito sul treno si affaccia per chiedere l'indirizzo, ma il convoglio riparte con un gran frastuono e il ragazzo non riesce più a sentire la voce del padre che gesticola in segno di saluto.
Viene destinato al XV° Reggimento di Fanteria di stanza a Salerno. Molti giovani erano arrivati prima di lui e stavano aspettando per essere immatricolati.
Ad un certo momento arriva un sergente che li inquadra per tre ed impartisce una brevissima lezione in uno stretto dialetto napoletano. Antonio riesce a capire che ogni volta che si è chiamati si deve scattare sull' "Attenti" e si deve rispondere "Presente" e che si deve sempre scattare. Poco dopo arriva un ufficiale con un elenco in mano e comincia a chiamare. Tutti rispondono "Presente" e scattano sull' "Attenti". Come sente il suo nome: "Palazzi Antonio" il nostro giovane in una ingessata posizione di "Attenti" risponde "Presente".
Ma il poverino non si aspettava una seconda domanda:
"Palazzi, tuo padre ... di o fu?". Ebbe un momento di esitazione, ma sapeva che doveva scattare, cioè rispondere immediatamente: "No, no; non fuma più; adesso prende il tabacco da naso". L'ufficiale scrollando la testa: "Ho capito, va bene così!". La risposta era stata più che sufficiente per essere annoverato fra i citrulli.
Dopo qualche mese un sergente nota che Palazzi non riceve mai la posta e ne parla al capitano. Questi, che era un buon padre di famiglia, lo chiama nel suo ufficio e gli chiede se ha parenti e perché non gli scrivono e scopre che era il giovane a non aver mai scritto ai genitori. Vuol sapere il motivo di questo suo comportamento e il giovane confessa candidamente che quando era partito il padre non gli aveva dato l'indirizzo. Con tante domande ed altrettanta pazienza, il capitano riesce a ricostruire l'itinerario percorso dal giovane e ad individuare il Comune di provenienza.
"Bene, bene, conclude l'ufficiale, stai tranquillo che l'indirizzo te lo procuro io". Immediatamente fa scrivere al Comune di Arcevia per avere la residenza esatta del militare. Nel frattempo, il giovane, nel corso di una esercitazione, fa una brutta caduta e si rompe una gamba. Viene subito ricoverato in ospedale ed ingessato. Durante la sua degenza arriva al comando la comunicazione del Comune di Arcevia. Il Capitano va personalmente in ospedale, consegna l'indirizzo alla suora, la prega di procurare l'occorrente al Palazzi per scrivere alla famiglia, ma di scrivere lei l'indirizzo sulla busta per avere la certezza che la lettera arrivasse a destinazione.
Finalmente il giovane si trova seduto davanti ad un tavolo con un foglio bianco davanti, un calamaio, e una penna; sembra proprio un impiegato di concetto.
Tanta è l'emozione che non sa cosa scrivere. Né il bianco soffitto della corsia, né l'azzurro cielo del Tirreno sono tanto benevoli da suggerirgli un pensiero. Finalmente l'ispirazione arriva ed Antonio la coglie al volo, come dovesse scappargli. Eccola:
"Cari genitori, sono all'ospedale, perché mi sono rotto una gamba e così spero che sia di voi tutti. Il Vostro Antonio"

                                                                                          Mario Beci

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