Torna all'indice! Pagina 21        

  

    Un libro al mese...
                   a cura di Giuseppe Milito


"IL SETTE BELLO"
di Alessandro Varaldo (1876 - 1953)

Tra le molte nefandezze commesse dal fascismo la proibizione della pubblicazione dei romanzi polizieschi non fu certamente la più grave, ma fu certamente la più assurda.
Il regime era ormai vicino alla fine, ma il famigerato ministero della cultura popolare fece in tempo a proibire tutti i gialli, italiani e stranieri.
Il fascismo era impegnatissimo a costruire una falsa immagine dell'Italia, dove la criminalità non esisteva e di crimini non si doveva parlare, nemmeno nei romanzi.
Una colossale mistificazione., tipica di tutte le dittature. Prima della proibizione, Alessandro Varaldo, apprezzato giornalista e scrittore, pubblicò nel 1931 "Il sette bello", opera per certi versi storica perché fu il primo giallo italiano, ottenendo un ottimo successo di pubblico con circa 40.000 copie vendute, un numero notevole se rapportato alle tirature dell'epoca.
A Varaldo si affiancarono altri bravi autori e il giallo all'italiana sembrava avviato a una splendida stagione di successi, ma il "Minculpop" non poteva permettere che qualcosa sfuggisse al suo controllo e, qualche anno dopo, con quella demenziale proibizione interruppe un decollo che, a parte alcune eccezioni, deve ancora riprendere.
Ma fino a quando scrittori come Varaldo verranno ignorati dal grande pubblico, difficilmente si potrà tornare a parlare di giallo all'italiana, anche se l'autore de "Il sette bello" non ha niente da invidiare a molti autori stranieri.
L'appassionato dei gialli se ne potrà rendere conto se, in qualche sperduta libreria, avrà la fortuna di trovare una copia del romanzo e potrà immergersi in una atmosfera degna della Londra più misteriosa.
Invece siamo a Roma dove nel 1930 si sviluppa una vicenda di intrighi e sequestri di persona. Le indagini sono affidate al commissario Bonichi, capostipite del poliziotto italiano.

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA