"IL SETTE BELLO" di Alessandro Varaldo (1876 - 1953)
Tra le molte nefandezze commesse dal fascismo la
proibizione della pubblicazione dei romanzi polizieschi non fu certamente la più grave,
ma fu certamente la più assurda.
Il regime era ormai vicino alla fine, ma il famigerato ministero della cultura popolare
fece in tempo a proibire tutti i gialli, italiani e stranieri.
Il fascismo era impegnatissimo a costruire una falsa immagine dell'Italia, dove la
criminalità non esisteva e di crimini non si doveva parlare, nemmeno nei romanzi.
Una colossale mistificazione., tipica di tutte le dittature. Prima della proibizione,
Alessandro Varaldo, apprezzato giornalista e scrittore, pubblicò nel 1931 "Il sette
bello", opera per certi versi storica perché fu il primo giallo italiano, ottenendo
un ottimo successo di pubblico con circa 40.000 copie vendute, un numero notevole se
rapportato alle tirature dell'epoca.
A Varaldo si affiancarono altri bravi autori e il giallo all'italiana sembrava avviato a
una splendida stagione di successi, ma il "Minculpop" non poteva permettere che
qualcosa sfuggisse al suo controllo e, qualche anno dopo, con quella demenziale
proibizione interruppe un decollo che, a parte alcune eccezioni, deve ancora riprendere.
Ma fino a quando scrittori come Varaldo verranno ignorati dal grande pubblico,
difficilmente si potrà tornare a parlare di giallo all'italiana, anche se l'autore de
"Il sette bello" non ha niente da invidiare a molti autori stranieri.
L'appassionato dei gialli se ne potrà rendere conto se, in qualche sperduta libreria,
avrà la fortuna di trovare una copia del romanzo e potrà immergersi in una atmosfera
degna della Londra più misteriosa.
Invece siamo a Roma dove nel 1930 si sviluppa una vicenda di intrighi e sequestri di
persona. Le indagini sono affidate al commissario Bonichi, capostipite del poliziotto
italiano. |