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IL TUO VOLTO, SIGNORE, IO CERCO

 

* Sono andato a rivedere la Sindone a Torino, quasi per un profondo bisogno dell'anima.
So che Cristo lo trovo vivo e vero nel Mistero Eucaristico; so che posso incontrarlo ogni giorno nei fratelli. Nell'Eucaristia l'incontro proprio nel momento supremo della sua Morte-Risurrezione. Che voglio di più? Per la fede questo deve bastare; basta.
Ma sento che nel celebrare l'Incarnazione, in questo anno due volte millenario della sua nascita tra gli uomini, si fa acuto in me il desiderio di vedere, di toccare qualcosa... Per me "uomo" un contatto con una realtà corporea corrisponde alle spinte della mia "umanità"... Scoprire che Dio conosce questa mia esigenza e che, senza togliere o aggiungere nulla alla mia fede, mi sia voluto venire incontro anche in questo, è per me motivo insieme di commozione e di gioia profonda. E così mi rispecchio anche negli altri miei fratelli uomini e mi trovo in sintonia con le migliaia di persone che, venendo da ogni parte del mondo, esprimono nella paziente attesa e nel lungo, ideale pellegrinaggio, predisposto dagli organizzatori di questa "ostensione", la mia medesima aspirazione: mi trovo uomo tra gli uomini.

* I ricordi materiali del passato, i resti mortali o le cose di uomini che furono sono oggetto di studio, di amore o di rispetto a titoli vari. Nella nostra Religione li chiamiamo, latinamente, "reliquie": ne facciamo motivo di venerazione, di culto. Tutto ciò è umano, legittimo, degno, purché non sia motivo di pura materializzazione o di superstizione.
La dottrina cattolica non esige da noi la fede nell' "autenticità" delle reliquie. Spesso le reliquie valgono più per chi o per ciò che ricordano che per la loro oggettiva realtà: non sempre è facile verificare la verità "storica" di reliquie, soprattutto antiche. La fede non ha bisogno delle reliquie; appartiene a una sfera di realtà che vanno ben al di là della materialità delle cose.
Anche la Sindone di Torino rientra in questa prospettiva teologica. Oggi si preferisce chiamarla "icona", cioè "immagine": immagine venerata, perché ci rimanda a Cristo, alla sua passione e morte. Ci presenta un uomo che ha subito nel suo corpo esattamente tutto ciò che i Vangeli raccontano del martirio e del supplizio di Gesù.

* Personalmente sono un convinto assertore dell'autenticità della Sindone; per me la Sindone è una vera e propria "Reliquia". Lo studio della Sindone mi accompagna fin dalla mia gioventù.
Ma non voglio qui fare un resoconto di studio; vorrei solo dare una testimonianza di ciò che la Sindone rappresenta per me.
La fede non ha bisogno della Sindone, ma la Sindone è un dono d'amore: dà alla fede una nota di umanità; appaga il nostro desiderio di vedere, di toccare ciò che amiamo, ciò in cui crediamo.
In modo speciale la Sindone oggi la sento come un segno dell'amore di Cristo per noi uomini del nostro tempo: il tempo della "scienza". Nei secoli passati era impossibile farne una lettura scientifica: oggi sì. La Sindone è attuale, moderna. E' un'ombra, un' "impronta": la scienza non sa ancora spiegare come si è formata; si fanno solo ipotesi. Ma c'è; ed è una "fotografia". Prima della fine dell'Ottocento la scienza fotografica non esisteva. Ora sappiamo che la Sindone è addirittura un "negativo fotografico": cioè la vera figura dell'uomo della Sindone emerge con chiarezza soltanto fotografando l'impronta. Perché mai la Sindone è solo un' "impronta", cioè un "negativo fotografico"? Mi do una risposta: penso alla "discrezione" di Dio, che ci invita a credere, ma non ci costringe a credere.
Questo "negativo fotografico" si è impresso quasi duemila anni fa, quando il processo fotografico era del tutto sconosciuto; si è impresso lì, in quel lenzuolo, solo perché in quel lenzuolo è stato avvolto oggettivamente il corpo di un uomo. Infatti oggi la scienza può ricavare dall'impronta che appare sulla Sindone non una semplice immagine piatta, ma un'immagine tridimensionale, in rilievo. Il corpo che ne è stato avvolto, poi, ha impresso sul telo, per contatto, altri segni: sono quelli dovuti alle percosse, agli interventi violenti (flagelli, spine, chiodi, lanciata nel costato...): sangue. La scienza oggi è in grado di verificare l'autenticità e il tipo di sangue che ha macchiato quel telo.
Non solo: la scienza oggi consente anche una verifica storica del telo: le spore che vi sono rimaste aderenti con la polvere penetrata nel tessuto sanno indicare il cammino percorso della Sindone nei secoli: la geografia delle terre nelle quali la Sindone è stata (Palestina, Asia Minore, Costantinopoli, Francia, Italia...) ne integra e spiega la storia...
C'è un solo punto che la scienza ancora non è riuscita a chiarire: quello dell'età della Sindone. Le prove al carbonio la fanno salire al Medioevo; ma si è già appurato che quelle prove non hanno tenuto conto delle vicende che la Sindone ha sperimentato (incendi, riparazioni, logorio...): andranno ripetute con un'accuratezza molto maggiore... Nel Medioevo, del resto, chi avrebbe minimamente pensato a far comparire il segno dei chiodi nel polso del crocifisso piuttosto che nel palmo delle mani?

* Un dono d'amore, la Sindone; per questo è un aiuto alla fede e, insieme, un aiuto alla vita. La vita cristiana è fondata sulla speranza della vita eterna, sulla speranza della risurrezione carne. Ma la vita attuale è piena di difficoltà, di prove, di dolori. L'immagine della Sindone è anch'essa, a suo modo, una risposta alle domande più impegnative dell'esistenza umana: quelle sul male e sulla morte.
Ci conferma che il Figlio di Dio ha veramente patito, ha veramente versato il suo sangue, è veramente morto: ci ha lasciato quest'impronta per dirci che anche noi non possiamo fare a meno di rispecchiare sul nostro volto, nella nostra carne, le sua sofferenza, il suo dolore, la sua morte.
Il volto del Risorto è dietro a quello del Crocifisso, perché anche questa immagine non ci sarebbe giunta, si sarebbe perduta come infinite altre, se poi non ci fosse stata la risurrezione nel terzo giorno...
E la base che quest'immagine dà all'amore cristiano? Garanzia firmata con il sangue di Dio che Lui è morto perché ci ama e vuole liberarci dal male. Garanzia che è vero quello che ci ha comandato: nel volto del tuo fratello indifeso, oggetto di violenza e di odio, segnato dal male fisico e morale, condannato a morte innocente o, peggio, condannato a morte perché colpevole, vedi il mio volto, perché "quello che fai a uno di questi lo fai a me".
Un dono d'amore, la Sindone. E l'amore dà sempre molto di più di quello che è lo stretto necessario. Dà la tenerezza, dà la commozione; porta in sé la capacità di farti cambiare la vita; può operare il miracolo della conversione.

Lino Ricci     

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