Il
capitolo 5° della prima lettera ai Tessalonicesi contiene una serie di indicazioni
pratiche per una intensa e significativa vita di fede, che possiamo riassumere nei termini
seguenti:
1. "Come un ladro di notte
così verrà il giorno del Signore" (v. 2).
San Paolo ha dovuto affrontare il problema del ritorno del Signore, che era atteso entro
breve termine e aveva indotto alcuni al disimpegno e alla disistima delle realtà terrene.
"Voi siete figli della luce e figli del giorno... Restiamo svegli e siamo sobri"
(vv. 5-6). Ciò che conta non è conoscere il giorno dell'incontro definitivo con il
Signore Gesù, ma vivere quotidianamente secondo le dinamiche e le prospettive del
Vangelo.
La vita cristiana viene descritta come "vita teologale", caratterizzata da fede,
speranza, carità. Utilizzando un'immagine militare (del tempo, evidentemente) San Paolo
dice che è necessario essere ben equipaggiati, "rivestiti con la corazza della fede
e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza" (v. 8). Soltanto così
si vive con Cristo, ci si sostiene e ci si edifica vicendevolmente.
2. Una seconda serie di
suggerimenti riguarda il rapporto con chi nella comunità ricopre un particolare compito
di responsabilità. "Vi preghiamo, fratelli, di aver riguardo per quelli che faticano
tra di voi, che vi sono preposti nel Signore e vi ammoniscono; trattateli con molto
rispetto e carità, a motivo del loro lavoro" (vv. 12-13).
E' importante che si riconosca e si apprezzi il servizio reso da chi è costituito in
autorità. Non si tratta di scadere in atteggiamenti servili, tanto meno di ...
"culto della personalità" (non fanno assolutamente farte dello spirito
evangelico!), ma di essere capaci di collaborazione, disposti al rispetto per il lavoro
altrui, pronti ad accogliere anche "ammonimenti", richiami e correzioni, che
fanno parte di un corretto stile comunitario, anzi familiare.
Il discorso si allarga poi alle relazioni scambievoli, con tutti. "Vivete in pace tra
voi... Correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate
pazienti con tutti. Guardatevi del rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il
bene tra voi e con tutti" (vv. 13-15).
Sono indicazioni molto concrete, che in una chiesa, a qualsiasi livello, non devono essere
mai dimenticate o disattese. In questo modo ci vengono offerti precisi termini di
confronto e di verifica.
3. Una terza esortazione riguarda
la docilità all'azione dello Spirito. "Non spegnete lo spirito" (v. 19). Lo
Spirito Santo è frequentemente rappresentato dal fuoco che purifica, forma, fonde,
risplende in manifestazioni carismatiche. I Tessalonicesi hanno accolto il Vangelo
"con gioia di Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione" (I Tess. 1,
6): Vangelo che era stato annunziato e si era diffuso "con potenza e con Spirito e
con profonda convinzione" (I Tess. 1, 5). Ora è necessario continuare ad essere
docili, sapendo cogliere la presenza e l'azione dello Spirito che accompagna sempre la
vita della Chiesa e che stimola capacità impensate e perfino imprevedibili.
Bisogna essere attenti al discernimento, per non confondere i doni dello Spirito con
"pallini personali", per non appiattirsi su ciò che è semplicemente
"routine", per cogliere ogni opportunità, in modo da crescere nella fede,
edificare la comunità, testimoniare la novità del Vangelo. "Non disprezzate le
profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono" (vv. 20-21).
Coltivando questi atteggiamenti, ci si mette in condizione di essere gradualmente
santificati "fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e
corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo" (v.
23).
E' decisivo non perdere mai la fiducia: "Colui che vi chiama è fedele e farà tutto
questo" (v. 24). |