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Fede e ideologia
La quadratura del cerchio

 

Ho preso parte di recente a un incontro, nel quale una persona competente di problemi scolastici ci ha informato sulle ragioni, sulla "filosofia", sugli aspetti centrali e sui tempi della riforma della scuola in Italia, esponendo in fine quali prospettive essa può offrire per un'azione pastorale cristiana.
Il dibattito che ne è seguito ha subito evidenziato come la riforma può essere letta in maniera diversa, a seconda della ideologia che chi l'esamina ha in testa. Il fatto mi ha costretto a una riflessione, che, a mio parere, può essere utile per fare una lettura di questo e di tanti altri problemi, per aiutare a comprendere le ragioni di tanti scontri insanabili e di tanti illogici comportamenti, per suggerire quale può essere l'atteggiamento migliore da tenere nelle varie situazioni. E' la riflessione su fede e ideologia.

* Fede. Noi intendiamo per fede l'adesione a dei principi religiosi. Per noi cristiani fede, però, non vuol dire credere a realtà che abbiano il loro fondamento soltanto nella nostra ragione; in quel caso, altrimenti, potremmo parlare soltanto di filosofia religiosa e ci avvicineremmo a una visione della realtà che finisce per coincidere in tutto o in parte con una ideologia.
Per noi cristiani, come del resto per chi segue la religione ebraica o la religione musulmana, fede vuol dire credere a una "rivelazione" che viene dall'altro, da Dio stesso. Spetta alla nostra ragione verificare la storicità, l'autenticità di un evento così importante ed evitare, di conseguenza, illusioni fideistiche e atteggiamenti fondamentalistici. Ma, una volta fatta seriamente una tale verifica, ciò che Dio ha rivelato è per noi "verità" in assoluto, non ci è possibile rifiutarla, sia che faccia riferimento a verità da credere, sia che riguardi leggi morali di comportamento.
Proprio la serietà di tale verifica ci porterà a essere comprensivi verso chi non riesce a credere o, anche, rifiuta di credere.

* Ideologia. Chiamiamo così ogni visione della realtà che scaturisca dalla riflessione dell'intelligenza umana (filosofia), con particolare riferimento all' "agire" dell'uomo: l'agire personale e sociale dell'uomo è perciò regolato da leggi "poste dall'uomo", il quale le trova da una parte cercando di interpretare la natura dell'uomo, dall'altra costruendo "sistemi" che, a suo avviso, rispondono al "bene" personale e sociale dell'uomo. Le "ideologie" nel corso della storia pullulano in grande abbondanza, nascono e muoiono come i "sistemi filosofici"; spesso sono talmente distanti tra loro che ciò che da una di esse viene chiamato "bene" può essere chiamato da un'altra "male". Le ideologie poi stanno alla base di movimenti politici, con l'inevitabile confronto-scontro per raggiungere il potere. A seconda che un'ideologia avrà minore o maggiore rispetto delle altre, avremo un sistema politico "autoritario", "forte", talvolta "dittatoriale" o un sistema politico "flessibile", "di compromesso", "di collaborazione", "democratico".

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In una "democrazia" la fede avrà maggiore o minor campo, a seconda che le ideologie sono più o meno "democratiche". La "fede" può rischiare, a sua volta, di diventare anche lei "imposizione", "fondamentalismo", quando ha la pretesa di "imporre" agli altri la sua visione concreta, morale, della realtà, cioè regole di comportamento pratico.
In una "dittatura" lo scontro tra fede e ideologia può essere talvolta totale, drammatico, quando l' "ideologia" considera la religione o come nemica del bene dell'uomo o quando ha la pretesa di "servirsene" per i suoi calcoli di potere.

* Il quadro tracciato sommariamente può essere utile per comprendere avvenimenti e comportamenti registrati dalla storia, antica e recente.
Ma il "problema" che maggiormente ci interessa, in questo caso, è quello del "cristiano", del suo "essere nel mondo", del suo vivere da cristiano nel mondo. Perché il cristiano ha una fede e, nello stesso tempo, ha, può avere una ideologia, cioè una visione della realtà umana e della gestione politica di questa realtà.
Mentre da un lato la fede enuncia principi chiari relativi al credere (verità di fede) e all'operare (leggi morali da seguire), la situazione concreta della società in cui il cristiano vive può presentare ambiguità, complessità, opposizioni.
Le scelte "politiche" da fare si presentano spesso insicure, soprattutto quando si tratta di dover venire, sul campo pratico, a collaborazione con chi ha ideologie che contrastano con i principi della fede.
Ecco la "croce" del cristiano.
Oggi si ragiona, nel mondo in cui viviamo, con semplificazioni molto generiche e vaghe: "destra" e "sinistra". Ma la "destra" va dall'estremismo "nazista" e dal permissivismo radicale fino alla democrazia "liberale" e la "sinistra" dall'estremismo "comunista" e dal negativismo anarchico, fino alla democrazia "socialista", passando a tante sfumature diverse, che danno ragione del moltiplicarsi di partiti e di gruppi o movimenti.
E' facile muovere rimproveri alla Chiesa, sia da destra che da sinistra, accusandola di non aver formato bene i suoi cristiani, specie quelli entrati nell'impegno politico e dispersi oggi in tante posizioni frammentate e, di fatto, contrapposte.
E' certo che il Vangelo ci spinge, nella sua lettura più limpida e sicura, a una posizione di libertà, di rispetto fraterno, di onestà, di giustizia e di pace; ma è anche vero che il Vangelo ci chiede di dire "sì" quando è "sì", e "no" quando è "no", cioè di prendere posizione nel chiamare "bene" ciò che Dio chiama bene e "male" ciò che Dio chiama male.
Non ci spinge, però, di sicuro alla violenza e all'imposizione. Il Vangelo trova un corrispettivo sicuro della sua morale nella "non-violenza", che Gandhi è riuscito a capire con la sua intelligenza e onestà naturale.
E' dunque, il Vangelo, un appello alla coerenza e, nello stesso tempo, alla coscienza e alla libertà.
Su questa linea occorre misurare i cristiani e non c'è via di uscita per noi, pastori della Chiesa: o li convinciamo o li lasciamo nella loro posizione umana di insicurezza e di incoerenza. Spesso i nostri battezzati non sanno più se sono o non sono cristiani.
Far quadrare fede e ideologia talvolta è come cercare la quadratura del cerchio; ma Dio è un matematico perfetto: Lui sa fare la quadratura del cerchio e, per quanto ci riguarda, si accontenterà di valutare la nostra "buona coscienza", che consiste nella ricerca attenta e magari sofferta, ma certo leale e sincera, della sua volontà.
C'è una linea di condotta illuminante che ho trovato negli scritti di un grande cattolico inglese dell'Ottocento, John Acton e che mi sembra di dover offrire alla riflessione dei cattolici di oggi: "La mia storia è quella di un uomo che ha iniziato la sua vita credendosi un autentico cattolico e un autentico liberale e che perciò ha rinunciato a ogni cosa che nel cattolicesimo non fosse compatibile con la libertà e a ogni cosa che in politica non fosse compatibile con il cattolicesimo".
La "fede" convinta ci fa capire e sentire che obbedendo in tutto a Dio siamo pienamente liberi e che le "ideologie", se sono in contrasto con la nostra fede, cioè con la legge di Dio, non possono non essere sbagliate.

Lino Ricci      

 

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