Ci sorge a volte
il dubbio che non tutte le innovazioni semplifichino la vita. Accade che, accortici di
essere rimasti senza contante, ci rechiamo al Bancomat, dove siamo assaliti da un atroce
dilemma: il codice sarà 68941, 69841, 86941, o 89641? Saliamo allora in auto e cominciamo
a scartabellare cercando il foglietto sul quale lo abbiamo precedentemente appuntato.
Ad un certo punto ci sembra di ricordare di averlo memorizzato sull'agenda elettronica.
Trovatala, cominciamo a scrivere "banca" senza però ricevere
alcun'informazione; proviamo con il nome dell'istituto di credito ma la riposta è
perentoria, "data not found" insomma non c'è. Digitiamo allora la parola
"PIN" ("personal identification number" - ormai l'inglese è di casa
ovunque), ma ancora una volta non otteniamo ciò che cercavamo. Torniamo quindi davanti
allo sportello automatico e andiamo per tentativi: 68941
69841
86941
;
l'apparecchiatura emette uno strano rumore quando gentilmente ci comunica di avere
trattenuto la nostra tessera perché abbiamo sbagliato tre volte a scrivere il codice
segreto. Siamo senza una lira e la nostra carta Bancomat. Risaliamo in auto e cerchiamo di
telefonare a casa. Afferriamo il telefono cellulare e lo accendiamo: ci è chiesto di
nuovo di inserire un PIN. Agitati non ricordiamo più nemmeno quel numero: uno, due, tre
tentativi ed anche il telefono ci impedisce l'accesso, comunicandoci che per lo sblocco
occorre un altro codice.
Rinunciamo, avendo la certezza di non ricordare più quelle cinque cifre che abbiamo
impostato il giorno dell'acquisto dell'apparecchio e che, da allora, non abbiamo più
usato. Abbandoniamo il telefonino e raggiungiamo in fretta una cabina. Entrati, estraiamo
dalla tasca la nostra tessera "Call It Omnia", la inseriamo nell'apparecchio che
subito ci indica di digitare un codice. La mente è ormai confusa, siamo sull'orlo di una
crisi di nervi (sindrome da PIN o qualcosa di simile), quando, aprendo il portafoglio,
scorgiamo un altro documento: è la carta VISA. Decidiamo allora di prelevare il contante
con quella e non con la carta Bancomat. Torniamo di fronte allo sportello elettronico
dove, tra gli altri, campeggia in bella mostra un adesivo con lo stemma del circuito
internazionale. Inseriamo la tessera e la macchina, come niente fosse successo, ci chiede
cortesemente di digitare un codice. Presi dallo spavento cominciamo a pensare che
l'infernale aggeggio ci potrebbe portar via anche quella tessera. Con un colpo d'occhio
notiamo un pulsante con scritto "Annulla l'operazione". Senza perdere un momento
lo premiamo e, dopo qualche secondo, ci è restituito quel prezioso pezzetto di plastica.
Almeno stavolta non l'abbiamo perso! Fortunatamente, a quel punto, passa la nonna, alla
quale chiediamo 50.000 lire in prestito. Alla vista di quel suo borsellino nero e tutto
sdrucito, il cuore ci si riempie di gioia e l'abbracciamo forte. Mai c'eravamo accorti di
quanto fosse ridicolo quel mondo tecnologico! |