Non era molto tempo
da che S. E. Mons. Raffaele Campelli aveva preso possesso della Diocesi di Cagli e
Pergola. Un giorno piombarono improvvisamente nel suo studio in episcopio il Prefetto e il
Federale di Pesaro, agitatissimi. Nella concitazione del loro parlare insieme, il Vescovo
non riusciva a capacitarsi della ragione di tanta veemenza. Finalmente capì e scoppiò in
una grande risata, che indignò ancor più gli (emeriti!) visitatori.
Don Domenico di Serravalle si era permesso di scrivere al Duce una furente lettera
(iniziava con le parole "Fortissimo Duce..."), contro il Prefetto e il Federale
di Pesaro, perché si disinteressavano, nonostante i suoi ripetuti interventi, della
piccola comunità montana di cui egli era parroco, rifiutando perfino di inviare lassù
una trebbiatrice per il poco grano di quei montanari. (A onor del vero nessuno si
azzardava a trascinare lassù qualsiasi macchina per le difficoltà di una mulattiera che
avrebbe fatto rotolare sia la trebbiatrice che i buoi che la trainavano).
Alla risata sonora del Vescovo i due eccellentissimi signori minacciarono di mandare al
confino quel povero rozzo prete.
Il Vescovo allora si fece serio e chiese:
"Siete mai andati a Serravalle?"
"No".
"Allora andateci, poi trovatemi in tutta Italia un posto da confino come quello!
Piuttosto se fossi in voi - e lasciate che ve lo dica uno che se ne intende, perché ha
fatto la guerra di Libia e tutta la prima guerra mondiale - conferirei a quel povero e
valoroso prete due medaglie d'oro, una al valore militare perché lui si trova in una vera
trincea e uno al valore civile, perché ha avuto il coraggio di rimanere per tutta la sua
vita in mezzo a quella povera gente bisognosa di tutto e da tutti dimenticata. D'estate e
d'inverno, con metri di neve, ha aiutato la sua gente, che addirittura lo venera, fino a
sostituire perfino la levatrice, che lassù non resisteva più di pochi mesi. Persino le
maestre chiedevano il trasloco non appena possibile. E adesso agite pure secondo la vostra
coscienza!".
I due illustri signori si scusarono e se ne andarono.
Così Don Domenico continuò a godersi la sua amatissima Serravalle di Carda; fino
all'ultimo suo respiro.
(dai ricordi di Don Araldo Angeloni, già segretario di Mons. Campelli) |