Il Card. Pietro Palazzini Ricordare su "La
nostra Valle" il Cardinale Pietro Palazzini mi sembra un dovere, perché sono
convinto che la sua è stata una presenza che ha onorato e beneficato tutto il nostro
entroterra pesarese.
Una "presenza": pur avendo un posto di rilievo nel governo centrale della
Chiesa, non ha mai dimenticato la sua terra d'origine; le è stato vicino con un
interessamento costante, affettivo, culturale, religioso, operativo.
Riconoscerlo sarà un atto di gratitudine e di giustizia.
* Un uomo della sua tempra fa spesso pensare a "un uomo di potere".
Voglio subito liberarmi da questo fantasma, da questo luogo comune, che tante volte
imperversa nel sottobosco delle mormorazioni e delle grette gelosie.
L'autorità c'è; bisogna che chi ne è capace ne sia investito e l'eserciti. Nella Chiesa
il Cristo l'ha stabilita: è affidata all'Episcopato, con a capo il Vescovo di Roma, il
sommo Pontefice. Gesù ha insegnato che l'autorità è un servizio, un atto di amore a Lui
e alla Comunità di coloro che credono in Lui.
Per quello che personalmente ho conosciuto del Cardinale, mi sento sicuro di poter
affermare che lui l'autorità la meritava; gli è stata affidata e l'ha esercitata, come
un dovere da compiere, come un fedele e faticoso servizio a Cristo e alla Chiesa. Le sue
prese di posizione, talvolta anche severe, non avevano altro senso.
* E' per me gratificante un rilievo che riguarda i due millenni della storia
cristiana: vedere che quanto la società civile ha maturato con sforzi costati lacrime e
sangue - una "democrazia" che permetta a tutti i suoi membri di farsi strada
nella gestione della cosa pubblica - è stato per la Chiesa un fatto realizzatosi
spontaneamente fin dalle origini: tutti i suoi membri, qualunque sia il loro censo, la
loro "nobiltà", possono salire ai posti più alti del servizio ecclesiale. Ci
sono stati per la Chiesa periodi nei quali si è verificato il contrario, ma sono stati i
periodi di crisi, i più oscuri.
L'origine umile, popolare del Card. Palazzini è nota. A Piobbico, dove nacque il 19
maggio 1912 da Giovanni, carrettiere, e da Luigia Conti, casalinga, la vita era dura. Un
piobbichese del tempo che fu, parlandomi con grande rispetto della sua mamma, mi
raccontava dei tempi nei quali Pietro e il suo fratello maggiore, Giuseppe, venivano
mandati d'estate nei campi a raccogliere la spighe dietro i mietitori...
* I Seminari erano allora i luoghi della "cultura", che davano la
possibilità di studiare a quelli che, nei vari paesi della diocesi, non avevano
disponibilità di scuole e di denaro. Nel Seminario Diocesano di Cagli entrarono prima
Giuseppe, che diventò prete e percorse anche lui, a Cagli e a Roma, una brillante
carriera; poi Pietro nel 1923.
Di lui è scritto nel registro degli alunni dal Rettore di allora: "studioso assai e
intelligente molto. Fu di esempio ai propri compagni". Pietro Palazzini si è fatto
strada così: con l'intelligenza, coltivata in uno studio assiduo e con la sua condotta
buona, ispirata da fede religiosa profonda.
La strada è stata lunga: Seminario Regionale di Fano; Seminario Romano; Laurea in
Teologia e nel Diritto canonico e civile, oltre a vari "diplomi"; Ordinazione
sacerdotale a Roma il 6 dicembre 1934.
Chiamato dal Vescovo Campelli a Cagli nel 1940, quale Vicerettore del suo Seminario,
ritorna a Roma l'anno seguente come Vicerettore, Economo e Insegnante nel Seminario
Romano.
In quegli anni di guerra si distingue nel procurare agli alunni il necessario per il
sostentamento e nel garantire l'assistenza ai rifugiati politici (Pietro Nenni, tra gli
altri), meritando la qualifica di "patriota" e una medaglia dal Governo di
Israele. Nel 1956 Pio XII lo nomina Sottosegretario della Congregazione dei Religiosi e,
nel 1958, Segretario della Congregazione del Concilio fino al 1973. Giovanni XXIII lo
consacra il 21 settembre 1962 Arcivescovo Titolare di Cesarea di Cappadocia. Prende parte
attiva al Concilio Vaticano II. Paolo VI lo crea Cardinale il 5 marzo 1973. Nel 1983
diventa Prefetto della Congregazione per la Cause dei Santi e lo rimane fino al 1988.
Il suo cammino terreno si conclude lo scorso mercoledì 11 ottobre, presso la Clinica
romana "Pio XI" dove era ricoverato da lungo tempo, e venerdì 13 ottobre, alle
ore 18, nella Basilica di S. Pietro, nella quale Giovanni Paolo II presiede personalmente
la celebrazione esequiale.
Nel 1984 il papa gli aveva inviato, in occasione del 50° della sua ordinazione
sacerdotale, una lettera autografa nella quale tra l'altro scriveva: "Non hai nascosto sotto
terra i talenti ricevuti,
ma con religioso impegno li hai fatti fruttificare":
intelligenza, studio, condotta esemplare.
* "Intelligente
molto" scriveva del ragazzo il Rettore del Seminario di Cagli, ma anche "studioso
assai". Non ho veduto in lui la figura dello sgobbone, ma un amore grande e
continuo al sapere, sì. Direi che il suo cervello era sempre in moto, assistito da una
memoria che aveva del prodigioso; l'intelligenza gli brillava dagli occhi, costantemente
indaganti dietro le lenti spesse. Tutto ciò che era cultura lo interessava ed egli sapeva
riproporre con la chiarezza limpida di chi le idee le ha chiare per sé.
Teologia dogmatica - Morale - Diritto - Storia, con particolare impegno per la ricerca e
speciale passione per la tradizione religiosa e locale. E per lui la religione e la storia
si traducevano nel "bello" ed ecco la passione per l'arte e l'interessamento
attivo per tutto ciò che nell'arte costituisce il "capitale" delle nostre
città e dei nostri paesi. Sapeva pensare e progettare in grande.
Una intelligenza carica di umanità, non fredda e aristocratica. Personalmente
credo di dover evidenziare un amore alla cultura che non era geloso e ombroso possesso, ma
sincero desiderio di farla crescere, avviando, aprendo la strada, incoraggiando. Mi piace
molto la definizione che di lui dava un comune amico: "Segretario dei
segretari". Lasciava lavorare ed era contento di chi lavorava. Dava fiducia,
esponendo se stesso, talvolta avresti detto anche troppo.
Ma era quella generosa bontà, che poi si manifestava nell'andare incontro a quanti si
recavano da lui per esporgli i propri problemi e chiedergli aiuto nei casi più vari...
Voglio ricordarne uno, pubblico, che non ho visto citato in giro: si deve alla sua
intelligente sensibilità il riconoscimento della bontà religiosa e civile dell'opera di
Don Zeno Saltini e della istituzione di Nomadelfia. Un prete ridato alla società e alla
Chiesa.
* Fede esemplare. La trovo espressa soprattutto nel suo amore per i Santi e
lo ha sottolineato con sapienza il papa nell'omelia della Messa esequiale. Credo che
occorra ricondurre a questa fede ogni espressione dell'intelligenza del Cardinale e ogni
iniziativa da lui promossa anche per il nostro entroterra. L'amore per Fonte Avellana era
legato allo studio e alla devozione per i suoi Santi, primo, fra tutti, il grande S. Pier
Damiani, in onore del quale promosse, con il priore D. Ramiro Merloni, le feste centenarie
con la presenza tra noi del corpo del Santo; da quella iniziativa nacque, nel 1972, il
"Centro Studi Avellaniti" con la seguente celebrazione del Millenario dell'Eremo
(1981) e la visita a Fonte Avellana del Santo Padre (1982).
Non so se è stato in grado di gioire in terra per la beatificazione di Pio IX, da lui per
anni vivamente desiderata, ma certo sarà motivo di gloria per lui nella luce del cielo,
dove verità e giustizia, spesso negate tra gli uomini, ottengono da Dio il premio eterno.
Al Cardinale Palazzini dobbiamo gratitudine anche per il ripristino e il dono di monumenti
religiosi e di opere d'arte. Ma, certo, dobbiamo soprattutto gratitudine e ricordo nella
preghiera per l'esempio di una vita spesa, come ha detto il papa, "in un assiduo
servizio a Dio e alla Chiesa". |