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Nel
contesto del Giubileo degli Artisti,
giovedì 23 novembre si è
tenuta, nella Cattedrale di Pesaro,
la presentazione del piccolo affresco,
"Madonna col Bambino e i
Santi Pietro e Girolamo"
restaurato da Rino Angelini sotto la
direzione della Soprintendenza ai Beni
Artistici e Storici delle Marche. Le
operazioni sono state coordinate da
Silvana Mariotti e Graciela Galvani
Rocca del Gruppo Recuperi e Restauri
dell'associazione per le Marche "Le
Cento Città".
L'affresco, staccato nel 1938 probabilmente
dalla Cappella di San Pietro o dall'Oratorio
di San Girolamo e oggi collocato, per
chi entra in Cattedrale, sulla sinistra
del presbiterio vicino la porta della
sacrestia, fu commissionato dalla Confraternita
degli Schiavoni, nome con il quale venivano
chiamati i Croati, ovvero gli Slavi,
e realizzato nell'estate del 1497 da
un abile pittore indicato nella persona
del giovane Raffaello Sanzio (Urbino,
1483 - Roma, 1520), figlio di Giovanni
Santi. Un'attribuzione proferita con
voce sommessa e vibrante per l'emozione
da Maria Rosaria Valazzi della Soprintendenza
di Urbino, direttrice del restauro.
All'evento, oltre alla presenza di autorità
e numerosi cittadini, sono intervenuti
Mons. Angelo Bagnasco - arcivescovo
di Pesaro, Alberto Berardi - presidente
dell'associazione "Le Cento Città",
Grazia Calegari - storica dell'arte,
Francesco Buranelli - direttore generale
reggente dei Musei Vaticani e Antonio
Paolucci - già ministro dei Beni
Culturali, oggi soprintendente ai beni
Artistici e Storici di Firenze.
Paolucci ha sottolineato l'importanza
dell'opera che rende ancora una volta
Pesaro e la sua Cattedrale protagoniste
nel campo dell'arte e della cultura
italiana, dopo lo straordinario recupero
dei magnifici mosaici. Ipotizza uno
scenario fra realtà storica e
immaginazione dove il giovane Raffaello,
accettata la commissione dell'affresco,
vi imprime la conoscenza e l'ammirazione
per Piero della Francesca - esprimendone
il rigore, l'attenzione per il Perugino
- suo riferimento dopo la morte del
padre, per Giovanni Bellini e per la
pittura fiamminga - Giusto di Gand.
Il fine lavoro a fresco, mirabilmente
spiegato con dovizia di particolari
da Calegari e Valazzi, farà discutere
gli studiosi ancora per molto tempo
in quanto continueranno le ricerche
e gli approfondimenti affinché
nuove ipotesi e idee possano dare qualche
certezza in più sul nome del
giovane abile pittore della bottega
del Santi. Paolucci è ben felice
di poter credere che possa essere proprio
Raffaello e ne sarebbe dispiaciuto se
non fosse così.
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