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MESSE PER I DEFUNTI

 

Il mese di novembre, con la sua particolare atmosfera di "mese dei morti", cara alla tradizione religiosa popolare e alla nostra cultura cristiana, mi ha suggerito la trattazione di un argomento, che ha bisogno di essere di nuovo spiegato, per essere inteso nel suo giusto senso: quello della celebrazione dell'Eucaristia in suffragio dei defunti.

* La prassi è saldamente legata alla fede - solennemente definita dalla Chiesa - dell'esistenza del Purgatorio, uno stato di vita oltre la morte, nel quale si è in sofferta attesa della piena comunione con Dio. I defunti che si trovano in questa condizione sono già "salvi", cioè sicuri della salvezza eterna (Paradiso), ma ancora bisognosi di liberarsi dalle "scorie" del peccato, rappresentate dalle conseguenze personali e comunitarie delle colpe commesse nella vita terrena.
Fondamento di fede del "suffragio", cioè dell'aiuto che noi possiamo dare alle "Anime sante del Purgatorio" con le nostre preghiere e con le nostre opere buone, è quello della "Comunione dei santi": la verità - anch'essa definita dalla Chiesa - per cui noi crediamo di essere in rapporto vitale ("comunione") con tutti i membri vivi e defunti della Comunità di fede, con i quali formiamo "un solo corpo", di cui "capo" è Cristo, vera vite, di cui siamo i tralci. Possiamo così realizzare tra noi uno scambio spirituale di beni a loro favore.

* La fede nel Purgatorio e nella Comunione dei santi ha determinato, fin dai primi secoli della storia cristiana, la certezza che uno dei mezzi - anzi il primo - per suffragare i defunti è proprio quello di offrire per loro quel Sacrificio che Gesù Cristo ha dato alla Chiesa il potere di celebrare, per presentarlo continuamente al Padre, quale atto perenne di adorazione a Lui e di redenzione per noi: l'Eucaristia.
Celebrare la Messa per i defunti è atto fiorito di carità e l'offerta di una "elemosina" al prete che la celebra rientra in questa prospettiva di carità, perché è uno dei modi, tra i più antichi, di contribuire al "sostentamento del clero".
La Messa ha valore infinito; non la si "paga": si dà un'elemosina, in segno della propria concreta partecipazione all'atto di suffragio. E se in ogni Diocesi il Vescovo stabilisce un minimo di offerta per la S. Messa, è proprio per evitare che ci siano comportamenti che fanno pensare a forme di speculazione.

* La pratica della celebrazione di Messe in suffragio dei defunti va però sempre liberata da incrostazioni mentali, che l'abitudine non manca mai di formare anche attorno alle realtà più grandi e più sante. La Messa, innanzi tutto, non è solo da applicare per i morti; è da offrire a Dio anche per noi vivi sulla terra.
Va spiegato, inoltre, che la Messa "non si paga", perché ha valore infinito. Va spiegato poi che la Messa, dato il suo carattere di adorazione e lode a Dio e di redenzione per tutti gli uomini, non è mai un fatto privato, da sminuire nella visuale gretta di una compravendita, di una acquisto di proprietà: "La Messa è per me; la Messa è mia, perché l'ho pagata". La Messa ha un valore universale. Indicare a Dio delle intenzioni di preghiera è cosa ottima e legittima, ma non si esaurisce certamente qui il significato e l'efficacia del Sacrificio di Cristo.
Non si farà mai abbastanza per farlo capire; se utile o necessario, si dovranno anche compiere gesti significativi per sottolinearlo: la Messa è una realtà divina.

* Non va neanche sminuito, però, il valore della Messa offerta in suffragio dei defunti: fa parte di tutta una tradizione di fede sicura e genuina. Noto con dispiacere che le offerte di Messe per i morti hanno subìto un calo.
Quale ne è la causa? Certo, prima di tutto, la diminuzione del clero. I fedeli, vista la difficoltà di far celebrare Messe cui vorrebbero prendere parte, hanno iniziato a seguire altre vie nel fare loro le offerte.
Le opere di beneficenza sono una strada buona e Dio mi guardi dallo scoraggiarla. Anche le parrocchie mettono a disposizione di chi vuole delle cartelle di beneficenza per i defunti.
Ma trovo poco educativo e segno di calo nella fede il non pensare al valore di redenzione e di salvezza che una Messa racchiude in sé.
Noi preti dobbiamo insegnare ai fedeli che è cosa ottima anche celebrare il Sacrificio Eucaristico per più defunti (rimanendo, s'intende, l'elemosina per il prete celebrante quella di una Messa sola, mentre le altre libere offerte possono essere destinate alle esigenze della parrocchia o ad altre opere di carità).
Ma è cosa buona anche far sapere ai fedeli che le Messe da celebrare possono essere inviate, con la relativa offerta, a Sacerdoti che si trovano in luoghi dove Messe da celebrare con intenzioni particolari non ne hanno. Ce ne sono anche in Italia; ce ne sono soprattutto in terra di Missione, là dove l'offerta diventa, molto più che da noi, "contributo per il sostentamento del clero". Insomma occorre far sapere che, tra tante opere di beneficenza in suffragio dei defunti, c'è anche questa e non è certo tra le meno meritorie davanti a Dio.

Lino Ricci     

    

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