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SCHEDA BIBLICA
di Don Ugo Ughi

VIGILIA NELLA CARITA'

Nella introduzione agli scritti di San Paolo si trova la dizione "lettere pastorali", che comprende le due lettere a Timoteo e quella a Tito. Viene utilizzato il termine "pastorale", perché Timoteo e Tito, discepoli di San Paolo, erano responsabili (oggi diciamo "pastori") di comunità. E San Paolo in questi testi dà ai suoi amici suggerimenti per l'esercizio del loro ministero "pastorale", perché il servizio reso ai fratelli e alle sorelle nella fede sia puntuale ed efficace. Le comunità cristiane hanno bisogno di essere organizzate al meglio, per sostenere i fedeli nel loro cammino di fede e nel loro impegno di fedeltà al Vangelo. Il primo destinatario di questi scritti è, dunque, Timoteo che San Paolo chiama "mio vero figlio nella fede" (I Lettera a Timoteo, cap. 1, v. 2). In realtà l'apostolo lo aveva incontrato a Listra, in Asia Minore (attuale Turchia), dove Timoteo "era assai stimato" (Atti degli Apostoli, 16, 2). Da allora lo aveva preso con sé, accompagnandolo nella sua formazione e chiedendone la preziosa collaborazione. Timoteo è una persona assolutamente affidabile e San Paolo mostra di apprezzarne le doti e ne sa valorizzare le qualità. Al momento in cui viene scritta la prima lettera, Timoteo si trova ad Efeso, incaricato da S. Paolo di correggere le deviazioni dottrinali, che si stavano insinuando nella comunità. "Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere in Efeso, perché tu invitassi alcuni a non insegnare dottrine diverse e a non badare più a favole e a genealogie interminabili, che servono più a vane discussioni che al disegno divino manifestato nella fede" (I Lettera a Timoteo, 1, 3-4). Non sembra che questi insegnamenti, che San Paolo definisce "fatue verbosità" (v. 6), siano stati veri e propri errori dottrinali. L'apostolo li considerava fantasiose speculazioni di ispirazione giudaica, che ponevano le premesse per vere e proprie deviazioni dalla purezza della fede cristiana. Capitava allora, come può sempre accadere, di perdersi dietro a riflessioni adatte solo per "vane discussioni", che distolgono dall'attenzione al "disegno salvifico" di Dio. Soltanto la fede è la via idonea per entrare nella comprensione dei progetti divini e per esserne fatti partecipi. Notiamo con interesse il v. 5: "Il fine di questo richiamo è la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera". Tutto deve essere motivato dall'amore fraterno, che la correzione e il rimprovero, e tutto va finalizzato alla crescita dell'amore, caratteristica propria del discepolo di Gesù e della Chiesa. Non ci si può ispirare ad altre ragioni, che non siano riconducibili alla carità, se si vuol tenere e seguire uno stile evangelico. L'amore autentico ha la sua origine · in un "cuore puro", cioè illuminato dalla presenza di Dio e non sviato da intenti egoistici o da secondi fini; · in una "buona coscienza", formata dall'incontro con la Parola del Signore che edifica e orienta nella giusta direzione; · in una "fede senza simulazioni", cioè convinta, profonda, solida, che non ha bisogno di camuffarsi per darsi credito. Nel v. 7 si può rilevare una forte nota di sarcasmo da parte dell'Apostolo: "(Coloro che offrono quei "vani" insegnamenti) pretendono di essere dottori della legge, mentre non capiscono né quello che dicono né alcuna di quelle cose che danno per sicure". Sono, dunque, maestri ignoranti e presuntuosi, che osano insegnare ciò che essi stessi non hanno capito, essendo incapaci di una seria e corretta lettura della Bibbia. Timoteo deve essere un pastore vigilante, capace di valutare con sapienza ciò che avviene all'interno della comunità, pronto ad intervenire per correggere le sempre possibili deviazioni, disponibile a testimoniare abitualmente una grande carità. In questo tempo di Avvento siamo invitati a risvegliare e ad alimentare l'atteggiamento della vigilanza: essere vigilanti, stare bene attenti, saper discernere nella preghiera i segni della presenza di Dio e gli elementi negativi, che si riscontrano nella vita personale e nelle vicende ecclesiali e sociali. Questa del discernimento è via obbligata per poter compiere scelte consapevoli e mature.

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