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Alcune
riflessioni
a seguito del Giubileo degli Sportivi
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Il
Giubileo degli Sportivi, celebrato il
28 ottobre nell'Aula Paolo VI e Domenica
29 allo Stadio Olimpico, merita di essere
ricordato per le splendide variopinte
coreografie e per alcuni suggestivi incontri
di Giovanni Paolo II con dirigenti e atleti
di tutto il mondo.
Con
il suo linguaggio semplice, immediato,
universalmente percepito senza bisogno
di interpreti, il Papa ha detto che lo
sport emoziona e attrae non solo quando
si carica di significati che toccano identità
nazionali o i valori di un club, ma anche
quando si proietta sull'orizzonte di valori
ideali e religiosi.
Non
ci sono probabilmente novità contenutistiche
nei due discorsi del Papa agli sportivi.
Ma sono state dette cose risapute con
modi e accenti nuovi. Accanto agli aspetti
positivi il Papa non ha nascosto le possibili
trasgressioni che possono portare lo sport
verso deviazioni materialiste.
Pensando
all'Anno giubilare, nella lettera "Tertio
Millenio adveniente", il Pontefice
l'aveva definito come "Tempo di
molteplici conversioni". E al
mondo sportivo, asservito spesso alle
dure leggi del mercato e dello spettacolarismo,
ha indicato con assoluta chiarezza gli
ideali dello sport: "Contribuire
alla edificazione di una società
civile, dove all'antagonismo si sostituisca
l'agonismo, dove allo scontro si preferisca
l'incontro e alla contrapposizione astiosa
il confronto leale".
Il
Papa non ha mancato di evidenziare i segni
del disagio: "Accanto a uno sport
che aiuta la persona ve n'è un
altro che la danneggia; accanto ad uno
sport che esalta il corpo, ce n'è
un altro che lo mortifica e lo tradisce;
accanto ad uno sport che persegue nobili
ideali, ce n'è un altro che rincorre
soltanto il profitto; accanto ad uno sport
che unisce, ce n'è un altro che
divide".
Il
Papa, continuando il suo messaggio agli
sportivi, afferma: "Gli sportivi
sono chiamati a fare dello sport un'occasione
di incontro e di dialogo, al di là
di ogni barriera di lingua, razza e cultura.
Lo sport può infatti recare un
valido apporto alla pacifica intesa tra
i popoli e contribuire all'affermarsi
nel mondo della nuova civiltà dell'amore".
Esortando
gli sportivi a compiere un esame di coscienza,
il Papa li ha invitati a: "Rilevare
e promuovere i tanti aspetti positivi
dello sport e a guardarsi dalle situazioni,
in vario modo trasgressive, in cui può
cadere. Le potenzialità educative
e spirituali dello sport devono rendere
i credenti e gli uomini di buona volontà
uniti e decisi nel contrastare ogni aspetto
deviante che si potesse insinuare nella
pratica sportiva".
Il
Papa ha invitato gli sportivi a liberarsi
dall'asservimento del mercato e dei risultati
tecnici. Soprattutto lo sport sociale
e dei giovani miri alla educazione e alla
formazione morale. La necessità
di vincere e il risultato tecnico, come
unico o prevalente valore dell'attività
sportiva, toglie la libertà e la
gioia di fare sport.
I
Vescovi nel noto documento del 1995 "Sport
e vita cristiana" hanno scritto:
"La complessa realtà dello
sport può essere pastoralmente
considerata come uno degli arcipelaghi
moderni per la nuova evangelizzazione".
Gli
operatori pastorali che si interessano
di sport sanno che il loro impegno pur
difficile è ricco di potenzialità
educative. La formazione dei giovani si
realizza quando si riesce a trasformare
i valori in esperienze di vita capaci
di incarnarli.
La
proposta educativa è efficace quando
propone esperienze coinvolgenti. Noi sappiamo
che i valori che proponiamo possono radicarsi
nell'animo dei giovani, se si concretizzano
nella vita, vissuta quindi anche con l'attività
sportiva.
Lo sport, praticato nel pieno rispetto
delle regole e soprattutto nel rispetto
dell'altro, anche se antagonista sul campo,
può diventare un itinerario di
educazione integrale che coinvolge tutte
le dimensioni umane: corporea, psichica,
morale, culturale, sociale, spirituale.
Purtroppo sono poche le Parrocchie che
hanno immesso lo sport nei loro progetti
educativi; non solo: a volte si è
verificata in Italia una certa diffidenza.
I risultati si sono visti: molti giovani
si allontanano dalla Chiesa.
Le
cause sono molteplici e coinvolgono anche
altri aspetti della vita moderna; ma aspettare
i giovani in Chiesa per avvicinarli non
è sufficiente.
Bisogna
ritornare sui campi sportivi, specialmente
dove accorrono numerosissimi i ragazzi
e gli adolescenti.
I
Sacerdoti sono pochi, ma il recupero dei
giovani che si sono allontanati, deve
avere un ruolo prioritario nella pastorale.
Va
benissimo formare i giovani delle nostre
associazioni; ma occorre pensare anche
ai molti che si stanno allontanando da
noi. Certo è più gratificante
accostare i buoni, ma è assai più
evangelico avvicinare i lontani.
Mi
risulta che in una cittadina delle Marche
c'è un Sacerdote che è Presidente
della locale società sportiva;
sono andato a vedere e ho constatato che
il 90% dei giovani lo avvicinano, lo ascoltano,
e lui attraverso lo sport cerca di farli
tornare alla pratica religiosa e alla
vita cristiana. Certo costa sacrificio
avvicinare i lontani, a volte si rischia
il fallimento, ma Gesù è
andato perfino a pranzo con i peccatori.
Il
compito di evangelizzare lo sport spetta
soprattutto ai laici, ma la Parrocchia
deve aiutarli creando adeguate strutture
e incoraggiandoli nel loro compito non
facile.
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