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Porcomaiale

Porcomaiale è il titolo del libro edito da Biblioteca Culinaria, dove ho raccolto i simpatici aneddoti che descrivono biologicamente un animale a misura d'uomo.
In Italia chiamiamo maiale l'animale e porco l'uomo che si comporta come tale, in Francia "porc" è l'animale e "cochon" l'uomo amorale. Per gli Iglesi ed i Tedeschi non c'è differenza fra uomo e animale che chiamano reispettivamente "pig e schwein".
La prerogativa del nome indicante la sporcizia fisica deriva dal fatto che il maiale mal sopporta il caldo, perchè privo di ghiandole sudoripare, PREDILIGE UN AMBIENTE RICCO DI ACQUA E VEGETAZIONE. Quando questo viene a mancare è costretto a rotolarsi nei propri escrementi per cercare sollievo alla calura.
Gli antichi Egizi avevano i maiali e non li utilizzavano solo per scopi alimentari, bensì come animale da lavoro per calpestare i campi dopo averli seminati. Come altri animali anche il maiale era sacro a un dio, solo che il dio era malvagio e si chiamava Seth. Pensavano che tutti gli uomini malvagi dopo morti si reincarnassero nei maiali, era normale quindi mantenere la distanze sia da questi animali che dai loro allevatori ai quali era proibito l'accesso ai templi.
Gli Ebrei e i Mussulmani vedono i maiali come animali immondi, quindi c'è una legge religiosa che ne vieta l'allevamento ed il consumo alimentare. Questo divieto nasce da una modificazione ambientale verificatasi nel primo millennio A.C.; deforestazione e aumento dei campi coltivati per l'incremento demografico. Il maiale a quel punto costituiva un pericolo per le coltivazioni una creatura dannosa, una maledizione da non toccarsi e ad non guardarsi.
Tutt'altra considerazione, invece, aveva il maiale nella Grecia di Ulisse, considerato animale sacro alla dea Maia, una stella delle Pleadi amata da Zeus. I proci ne erano talmente ghiotti che se ne facevano arrostire una al giorno.
Per gli Etruschi la carne di maiale costituiva la fonte primaria di alimentazione, venivano allevati allo stato brado, sembra che il maiale di cinta senese fosse il loro diretto discendente.
I Romani perfezionarono l'allevamento dei maiali, che rimase sempre cibo d'élite. Varrone nel primo secolo A.C. offre consigli su come allevare e sull'alimentazione dei porci, per ottenere carni più saporite e non mancano le ricette del celebre Apicio.
Il maiale era molto apprezzato anche dai popoli germanici e lo era al punto da costituire il premio post mortem per i guerrieri caduti in battaglia. I "barbari più che allevare i maiali li tenevano allo stato brado nei boschi e nelle foreste che allora ricoprivano assai più di oggi il centro dell'Europa, questo stato di cose, tra uomini e maiali, si sarebbe protratto per secoli, in particolare dopo la caduta dell'impero romano e il prevalere di una cultura anche alimentare più "barbara".
Vediamo adesso alcune tecniche per preparare al meglio la carne. Il taglio della carne va eseguito con buona tecnica e in spessore regolare. E' abbastanza usuale la teccatura con aglio, rosmarino e altri odori. Sale e pepe si possono impiegare con una certa generosità, ma senza esagerare. Un accorgimento a carattere generale riguarda i tagli magri, di colre più pallido, in questo caso si penserebbe di cuocere la carne eccessivamente come le carni bianche, questo è un errore perche la renderemmo stopposa.
La tecnica è invece quella delle carni rosse: leggermente più cotta, mai al sangue. Il problema non si pone per le cotture lunghe, arrosto, lesse, in umido, per brasatura. Quest'ultima maniera di cuocere è adatta per il prosciutto e i geretti.
La lessatura si può applicare al prosciutto, alle costine di pettoe alle puntine. Si cucinano alla griglia le costolette, il lombo, i nodini, costine e filetto intero. In padella il filetto viene invece tagliato in tournedos o in nocette.
La porchetta di maiale è la ricetta più classica e più comune della nostra zona. Nelle fiere e nelle sagre non manca mai il "porchettaro". La porchetta viene servita fredda con la cuticola croccante e sovente abbinata alla birra. Ma il suo matrimonio d'amore è con un vino rosso giovane, fresco di acidità, leggermente tannico, ancora ricco di profumi di frutta e di fiori. Per intenderci un Sangiovese, un Barbera d'Asti, un Cabernet del Trentino, un Rosso Piceno del maceratese.
Un altro piatto che caratterizza la nostra zona è l'abbinamento dei fagioli con le cotenne di maiale e gli zampetti. In questo caso l'abbinamento migliore si ha con un Lambrusco Reggiano, fruttato, brioso e leggermente acidulo, ma può andar bene anche una giovane fresca e profumata Vernaccia di Pergola.

Massimo Biagiali

 

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