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"DEMETRIO
PIANELLI "
di
Emilio De Marchi (1851-1901)
Considero il "Demetrio
Pianelli" di Emilio De Marchi uno
dei grandi capolavori della letteratura
italiana, ma temo di far parte di una
ristretta minoranza. Non mi risulta,
infatti, che De Marchi abbia mai raggiunto
la fama che avrebbe meritato. Pochi
lo conoscono, per quei misteriosi motivi
e quelle circostanze avverse che impediscono
di emergere a molti talenti. Chi è
convinto di saperla lunga sostiene che
se uno è bravo prima o poi emerge.
Ho paura che sia solo un luogo comune,
perché la fortuna è una
componente fondamentale del successo.
Faccio un esempio aprendo una parentesi
calcistica.
Gigi
Riva, che era Gigi Riva, cioè
uno strepitoso fuoriclasse, confessò
in un'intervista di aver sempre ammirato
un suo compagno di squadra ai tempi
degli esordi. "Aveva una classe
che gli invidiavo, ma è finito
in serie C e nessuno si è più
ricordato di lui".
Chiusa
la parentesi, passiamo al bellissimo
romanzo di Emilio De Marchi, ambientato
nella Milano di fine `800, che si apre
con le tristi vicende del fratello del
protagonista, il signor Cesarino Pianelli,
al quale piace vivere al di sopra dei
propri mezzi e che, inevitabilmente,
finisce travolto dai debiti. Messo con
le spalle al muro, Cesarino Pianelli
si uccide per evitare il carcere e il
disonore, lasciando la sua famiglia
in una situazione disperata. Una famiglia
abituata a vivere senza pensieri, a
soddisfare tutti i desideri e a credere
che la vita sia sempre facile, si trova
all'improvviso privata di tutto.
L'unica
speranza di salvezza è riposta
in Demetrio Pianelli, fratello del suicida,
un oscuro impiegato e un uomo insignificante,
ma che sa essere generoso. Evento assai
raro in una società chiusa ai
bisogni degli altri.
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