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Si è appena
conclusa la celebrazione del Giubileo,
che ha riproposto come centro della
vita cristiana e centro della storia
il mistero dell'incarnazione del
Figlio di Dio in Gesù: "Il
Verbo si è fatto carne e ha posto
la sua tenda in mezzo a noi", tra
le nostre case e nelle nostre città,
nei paesi più sperduti e in ogni
situazione di vita. La Chiesa è
chiamata a crescere nella consapevolezza
della presenza di Gesù, il crocifisso
risorto, e di indicarla agli altri,
a quanti attendono una luce nuova, una
speranza, una salvezza. Scriveva il
Papa nella bolla di indizione del Giubileo:
"E' doveroso in questa speciale
circostanza ritornare con rinsaldata
fedeltà all'insegnamento del
Concilio Vaticano II, che ha gettato
nuova luce sull'impegno missionario
della Chiesa dinanzi alle odierne
esigenze della evangelizzazione. Nel
Concilio la Chiesa ha preso più
viva coscienza del proprio mistero e
del compito apostolico affidatole dal
suo Signore".
Noi cristiani di oggi dobbiamo avere
viva coscienza di questa responsabilità:
essere apostoli del Vangelo sempre e
dovunque, qualunque sia il punto di
partenza del nostro cammino di fede.
Il Signore vuole aver bisogno di noi;
chiede la nostra responsabile partecipazione
e attiva collaborazione per la edificazione
del suo Regno di fraternità e
di pace. Egli ripone in noi una fiducia
certamente immeritata, ma continuamente
dimostrata e riproposta. Non possiamo
non condividere la meraviglia e la gratitudine
dell'apostolo Paolo: "Rendo grazie
a Colui che mi ha dato la forza, Cristo
Gesù Signore nostro, perché
mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi
al ministero: io che per l'innanzi ero
stato un bestemmiatore, un persecutore
e un violento. Ma mi è stata
usata misericordia..." (I Lettera
a Timoteo 1, 12-13). Ecco: per grazia
di Dio, Paolo da persecutore della Chiesa
diventa apostolo del Vangelo. Alla base
c'è una libera scelta del Signore.
Non sono le qualità umane a convincere
il Signore e neppure il livello di vita
spirituale; tutto dipende da una sua
decisione d'amore, che sempre ci sorprende.
Il primo passo da fare, per entrare
nella prospettiva del Vangelo, è
credere all'amore di Dio per noi, per
ciascuno personalmente, e perciò
farsi attenti ai suoi inviti e alle
sue sollecitazioni; essere disposti
a lasciarsi cambiare il cuore e la vita,
per mettersi a disposizione di un progetto
di bene che ci supera e che riguarda
l'intera umanità.
Il secondo passo sta nel dare
"consistenza" alla propria
vita di fede, che trova in Cristo la
sua ragione di essere, di crescere e
di operare: "Questa parola è
sicura e degna di essere da tutti accolta:
Cristo Gesù è venuto nel
mondo per salvare i peccatori e di questi
il primo sono io" (I Timoteo 1,
15). San Paolo, senza alcuna intenzione
di volersi giustifica re, dice di aver
agito per ignoranza; ora, toccato dalla
misericordia di Dio, è tutto
concentrato sul mistero di Cristo, che
si prolunga nella Chiesa. E' questo
il problema di fondo per i cristiani:
non svicolare, non perdersi dietro aspetti
secondari. E' necessario innamorarsi
di Cristo! Sono le qualità e
il livello del rapporto con Cristo a
spiegare la vita dei credenti e a spingere
alla testimonianza e alla condivisione
della esperienza di fede.
Ci si domanda che cosa debbe rimanere
del Giubileo. Le risposte sono molteplici
e interessanti. E' certo, però,
che se non rimane un accresciuto amore
per Cristo e non si ravviva la passione
per il Vangelo, l'evento giubilare è
passato invano.
Il terzo passo è quello
della fiducia incondizionata nel Signore.
Lui ha stima di noi; come noi possiamo
non fidarci di Lui in maniera incondizionata?!
Non ci sono situazioni irreparabili;
non c'è un tempo chiuso alla
evangelizzazione; non c'è da
temere per eventuali (e apparenti) insuccessi.
"Questo è l'avvertimento
che ti dò, figlio mio Timoteo,
in accordo con le profezie che sono
state fatte a tuo riguardo, perché,
fondato su di esse, tu combatta la buona
battaglia con fede e buona coscienza"
(I Timoteo 1, 18-19). Il testo originale
parla di "bella" (non "buona")
strategia. Lottare per il Vangelo è
"bello", è esaltante,
è fonte di gioia.
Val la pena di fare la fatica di vivere
secondo il Vangelo e di testimoniarlo
al mondo. Non siamo dei "forzati",
ma uomini e donne, "afferrati dallo
Spirito" che come San Paolo sentono
il bisogno di cantare la misericordia
di Dio con il cuore, con la bocca e
con la vita. Da persone liberate e libere!
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