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SCHEDA BIBLICA
di Don Ugo Ughi

DA PERSECUTORE AD APOSTOLO

Si è appena conclusa la celebrazione del Giubileo, che ha riproposto come centro della vita cristiana e centro della storia il mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio in Gesù: "Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noi", tra le nostre case e nelle nostre città, nei paesi più sperduti e in ogni situazione di vita. La Chiesa è chiamata a crescere nella consapevolezza della presenza di Gesù, il crocifisso risorto, e di indicarla agli altri, a quanti attendono una luce nuova, una speranza, una salvezza. Scriveva il Papa nella bolla di indizione del Giubileo: "E' doveroso in questa speciale circostanza ritornare con rinsaldata fedeltà all'insegnamento del Concilio Vaticano II, che ha gettato nuova luce sull'impegno missionario della Chiesa dinanzi alle odierne esigenze della evangelizzazione. Nel Concilio la Chiesa ha preso più viva coscienza del proprio mistero e del compito apostolico affidatole dal suo Signore".
Noi cristiani di oggi dobbiamo avere viva coscienza di questa responsabilità: essere apostoli del Vangelo sempre e dovunque, qualunque sia il punto di partenza del nostro cammino di fede.
Il Signore vuole aver bisogno di noi; chiede la nostra responsabile partecipazione e attiva collaborazione per la edificazione del suo Regno di fraternità e di pace. Egli ripone in noi una fiducia certamente immeritata, ma continuamente dimostrata e riproposta. Non possiamo non condividere la meraviglia e la gratitudine dell'apostolo Paolo: "Rendo grazie a Colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero: io che per l'innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia..." (I Lettera a Timoteo 1, 12-13). Ecco: per grazia di Dio, Paolo da persecutore della Chiesa diventa apostolo del Vangelo. Alla base c'è una libera scelta del Signore. Non sono le qualità umane a convincere il Signore e neppure il livello di vita spirituale; tutto dipende da una sua decisione d'amore, che sempre ci sorprende.
Il primo passo da fare, per entrare nella prospettiva del Vangelo, è credere all'amore di Dio per noi, per ciascuno personalmente, e perciò farsi attenti ai suoi inviti e alle sue sollecitazioni; essere disposti a lasciarsi cambiare il cuore e la vita, per mettersi a disposizione di un progetto di bene che ci supera e che riguarda l'intera umanità.
Il secondo passo sta nel dare "consistenza" alla propria vita di fede, che trova in Cristo la sua ragione di essere, di crescere e di operare: "Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io" (I Timoteo 1, 15). San Paolo, senza alcuna intenzione di volersi giustifica re, dice di aver agito per ignoranza; ora, toccato dalla misericordia di Dio, è tutto concentrato sul mistero di Cristo, che si prolunga nella Chiesa. E' questo il problema di fondo per i cristiani: non svicolare, non perdersi dietro aspetti secondari. E' necessario innamorarsi di Cristo! Sono le qualità e il livello del rapporto con Cristo a spiegare la vita dei credenti e a spingere alla testimonianza e alla condivisione della esperienza di fede.
Ci si domanda che cosa debbe rimanere del Giubileo. Le risposte sono molteplici e interessanti. E' certo, però, che se non rimane un accresciuto amore per Cristo e non si ravviva la passione per il Vangelo, l'evento giubilare è passato invano.
Il terzo passo è quello della fiducia incondizionata nel Signore. Lui ha stima di noi; come noi possiamo non fidarci di Lui in maniera incondizionata?! Non ci sono situazioni irreparabili; non c'è un tempo chiuso alla evangelizzazione; non c'è da temere per eventuali (e apparenti) insuccessi. "Questo è l'avvertimento che ti dò, figlio mio Timoteo, in accordo con le profezie che sono state fatte a tuo riguardo, perché, fondato su di esse, tu combatta la buona battaglia con fede e buona coscienza" (I Timoteo 1, 18-19). Il testo originale parla di "bella" (non "buona") strategia. Lottare per il Vangelo è "bello", è esaltante, è fonte di gioia.
Val la pena di fare la fatica di vivere secondo il Vangelo e di testimoniarlo al mondo. Non siamo dei "forzati", ma uomini e donne, "afferrati dallo Spirito" che come San Paolo sentono il bisogno di cantare la misericordia di Dio con il cuore, con la bocca e con la vita. Da persone liberate e libere!

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