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VIKTOR E. FRANKL
Psicologo del Trascendente

 

Lo dico sin d'ora: non sono uno psicologo. Nonostante ciò, ritengo doveroso parlare di uno studioso della psiche: Viktor Emil Frankl (1905-1997), ebreo viennese, credente e molto apprezzato in ambienti cattolici (recitava i Salmi in latino e chiamava "croce" la sofferenza), il quale fu insegnante di neurologia e psichiatria all'Università di Vienna e scopritore della logoterapia, della cui cattedra fu titolare presso l'Università di San Diego in California.
Fondamentale per Viktor Frankl è la consapevolezza del Trascendente, che lo ha portato a rompere con Sigmund Freud. La psicanalisi fondata da quest'ultimo si è infatti limitata a considerare la psiche dell'essere umano influenzata soltanto dall'istinto. Con Frankl invece assume importanza anche la dimensione spirituale, che contraddistingue l'uomo rispetto all'animale. La dimensione spirituale è soggetta all'influsso benefico da parte del Trascendente, la cui presenza comporta allo stesso tempo l'accettazione della morale.
Frankl di conseguenza confuta la mentalità relativista e nichilista dominante che, non riconoscendo alcun limite all'agire dell'uomo, spinge quest'ultimo al non rispetto di sé, degli altri e di Dio. Lo stesso psicologo ebreo invita gli interlocutori americani a costruire, dopo la statua della Libertà sulla costa orientale, la statua della Responsabilità su quella occidentale. Ancora però non gli hanno dato ascolto.
Tra le pubblicazioni di Viktor Frankl importantissima è Uno psicologo nei lager (ediz. ARES), diffusa per la prima volta nel 1946, dopo la drammatica esperienza da lui stesso vissuta nei campi di concentramento nazionalsocialisti. Sebbene egli avesse perso tutto, tranne la propria esistenza, riuscirà a divenire una colonna portante della psichiatria.
Nonostante gli indescrivibili soprusi, nei lager vi sono stati diversi internati che hanno affrontato il tutto senza lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione. Nel volume Uno psicologo nei lager scrive infatti Frankl: "Potremmo riferire molti esempi, spesso eroici, che hanno provato come, in certi casi, si possa soffocare quell'apatia e quella irritabilità; come dunque sopravviva un resto di libertà spirituale, di libero atteggiamento dell'io verso il mondo, anche in quello stato, solo in apparenza di assoluta coazione, tanto esterna quanto interiore". Lo psicologo ebreo fa poi sua una dichiarazione di Dostojewski: "Temo una cosa sola: di non essere degno del mio tormento".Secondo la teologia cattolica, tutto ciò non va certo inteso soltanto come stoicismo puramente umano.
Inoltre, la consapevolezza del Trascendente implica necessariamente la considerazione della redenzione operata da Gesù Cristo che, con la sua incarnazione, morte e risurrezione, ci ha dato la possibilità di vincere, con l'aiuto della Grazia santificante, gli istinti dovuti al peccato originale. Riscoprendo questa realtà trascendentale, si potrà anche confutare efficacemente l'odierno naturalismo materialista, secondo il quale l'essere umano che non dà sfogo alle concupiscenze della carne rischierebbe la follia.
Cosa aspettiamo a far fruttare questi "talenti"?

Marco Cingolani

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