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UN CAMMINO TRACCIATO

Entriamo nel nuovo millennio come in un continente inesplorato e sentiamo l'urgenza di avere una mappa, che ci tracci un cammino sicuro, per non andare alla cieca verso l'ignoto.
Il vecchio eroico Pontefice ha compiuto un gesto, che non esito a definire profetico: ci ha dato la "charta" per orientarci nel senso giusto. Lo paragono a Mosé, che - narra il Deuteronomio - prima di salire sul monte Nebo, là dove il Signore lo chiama a vedere la terra promessa e a morire, aduna il popolo di Dio e lo istruisce sul cammino da fare.
E' la Lettera apostolica "Novo Millennio ineunte" ("All'inizio del nuovo millennio..."), nella quale, a conclusione dell'Anno Giubilare, il papa non si accontenta di fare un bilancio del passato, ma volge uno sguardo limpido e acuto anche ai tempi che verranno e li legge alla luce della Divina Parola. L'ha firmata sull'altare, nel quale aveva celebrato in piazza S. Pietro, dopo aver chiuso la "Porta santa", il 6 gennaio 2001.
Direi che è come la sintesi di un'esperienza lunga duemila anni, che, filtrata alla luce del Concilio Vaticano II (il papa lo definisce il dono più grande che il Signore ci ha fatto nel XX secolo), diventa prezioso "vademecum", dal quale attingere il programma che deve proiettare in avanti la Chiesa.
* "Duc in altum!", "Prendi il largo!". Giovanni Paolo II si rifà all'ordine dato da Gesù a Pietro, come pastore e nocchiero, e ricorda che Cristo è la "porta" sempre spalancata. La Chiesa ripeta l'invocazione delle sue origini: "Maranà tha!", "Vieni, Signore!". Il Giubileo ha fatto memoria del passato per leggervi una profezia dell'avvenire; ogni Chiesa locale, rinnovando il proprio slancio, traduca l'esperienza di conversione vissuta in concrete leggi operative, nelle quali si riflette l'evento della Incarnazione di Cristo. Il papa a tutte le Chiese sparse nel mondo intende offrire il suo contributo di successore di Pietro ("Ministero petrino").
* La Lettera si articola corposamente in quattro grandi parti:
1. Il nuovo incontro con Cristo nell'Anno Giubilare. Il papa richiama la Chiesa alla dimensione della lode e del rendimento di grazie, per quello che è stato un cammino di riconciliazione e un segno di genuina speranza per quanti guardano a Cristo e alla sua Chiesa.
La rassegna che egli fa degli avvenimenti e delle manifestazioni, nei vari aspetti ecclesiali e sociali, gli offre motivo di affermare che la "tendenza al pessimismo" è stata "spiazzata": i giovani gli offrono l'immagine biblica delle "sentinelle del mattino" che preannunziano il giorno. Gli aneliti, che egli ha colto, verso i valori autentici e per scelte radicali di fede e di vita, gli fanno intravedere un dinamismo nuovo, nel quale l' "essere" venga prima del "fare". Occorre far vedere il vero volto di Cristo ed ecco l'invito:
2. Contemplare il volto di Cristo. Una densa e commossa sintesi cristologica ci viene di nuovo presentata dal papa. La fede in Cristo vero Dio e vero Uomo raggiunge l'espressione più alta là dove Giovanni Paolo II contempla il volto dolente del Crocifisso - il mistero di Dio che soffre - cui non si sovrappone, ma con il quale si identifica il volto luminoso del Risorto. Da queste pagine di una teologia, che è soprattutto preghiera e meditazione, scaturiscono quelle dell'esortazione a
3. Ripartire da Cristo con rinnovato slancio, per dare a Lui una più autentica testimonianza. Il papa dice che ogni comunità ecclesiale dovrà darsi orientamenti pastorali adatti alla propria situazione. Lui si sofferma su alcune priorità fondamentali:
L'invito alla santità, quale ce l'ha dato il Concilio Vaticano II: tutti i cristiani e non solo alcuni "geni" straordinari sono chiamati alla santità. "E' ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita ordinaria"; "il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio, attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione in noi del suo Spirito (Santo); è dunque "un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalistica e di una religiosità superficiale". I cristiani che non pregano sono non solo cristiani mediocri, ma "cristiani a rischio". Il papa richiama alla preghiera liturgica, all'Eucaristia domenicale, al Sacramento della Riconciliazione, al primato della "vita in grazia di Dio", all'ascolto della Parola che diventi nuovo annuncio della Parola: la "nuova evangelizzazione".
Ma, a mio avviso, il papa tocca vette ancora più alte là dove chiama noi tutti a diventare quello che per Cristo dobbiamo essere:
4. Testimoni dell'Amore. E' il "cuore" della Chiesa. Promuovere "una spiritualità di comunione": ecco la chiamata della Chiesa nel 3° Millennio.
Una scuola da promuovere a tutti i livelli e in tutti gli ambienti: associazioni ecclesiali, famiglie, rapporti con le altre confessioni cristiane, rapporto con le altre fedi religiose. La Chiesa, obbedendo a Cristo, deve "scommettere sulla carità", in un "servizio" universale, che, partendo dalla "opzione preferenziale per i poveri", la guidi a rispondere alle tante sfide di oggi: dissesto ecologico, vilipendo dei diritti umani fondamentali, rispetto della vita per ogni essere umano, uso delle scoperte scientifiche senza andare contro la morale, applicazione della dottrina sociale della Chiesa...
Detto un "no" secco all'indifferentismo religioso, la Chiesa è chiamata a fare non "propaganda religiosa concorrenziale", ma annuncio gioioso del suo dono: "Abbiamo visto il Signore!".
* E' un programma vastissimo, perché è la risposta piena a tutto e non solo a una parte del messaggio cristiano. Non basterà un millennio a realizzarlo. E il papa ripete alla Chiesa, di nuovo, il mandato di Gesù: "Duc in altum!", "Prendi il largo!", per gettare ancora le reti di una missione di salvezza.

Lino Ricci

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