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RUMORI BEVE A SCROCCO

 

Nel secondo dopoguerra, nelle accaldate domeniche estive, dalle quattro alle cinque del pomeriggio, un folto gruppo di uomini si dava appuntamento sulla piazza della fiera, a fianco della chiesa di San Biagio per disputare delle appassionate partite a bocce.
L'area era, allora, completamente libera, perché ancora non era stato costruito l'attuale viadotto che ha deturpato il nostro bel parapetto, luogo di sosta obbligato per respirare a pieni polmoni l'aria di mare durante le afose notti estive.
La piazza del Mercatale, quasi interamente coperta di alberi di tiglio lussureggianti e circondata dal fiume Cinisco era il luogo ideale per passare qualche ora di svago. Il campo da gioco non era certo piano e liscio come l'attuale bocciodromo: formato di breccia battuta era spesso danneggiato dallo scorrimento di acque piovane.
Pertanto il giocatore doveva studiare con molta attenzione il percorso della boccia e regolare bene la forza per farla arrivare in prossimità del pallino.
Le partite, spesso, duravano delle ore fra un'ala di spettatori pronti, a boccia ferma, "al bacio e al morso" come scrisse qualche mese fa un nostro poeta descrivendo una bella ragazza. Pronti, cioè, ad osannare il fortunato, più che bravo giocatore, e di gridare "somaro", ed anche peggio, allo sfortunato, la cui boccia, deviata da un banale sassetto, se ne andava "per viole".
Alla fine di ogni partita seguiva l'immancabile bevuta, pagata, ovviamente, dalla coppia perdente.
L'oste arrivava col boccale di vino o con le bottiglie di birra, mesceva sopra un tavolinetto appoggiato ad un tronco di un albero e se ne andava.
La discussione sulle cause della perdita o della vincita, spesso si dilungava e qualche bicchiere rimasto pieno rischiava di riscaldarsi un po' troppo.
Una sera Rumori, per ovviare a tale inconveniente, mentre tutti si sbracciavano nella discussione, prese un bicchiere rimasto pieno e lo vuotò in un batter d'occhio senza che nessuno si accorgesse.
Tornata la calma, un giocatore, piuttosto riarso, si avvicinò al tavolo e, con una certa sorpresa, trovò i quattro bicchieri vuoti. Pensò subito ad uno scherzo e, vedendo Rumori tutto compunto nelle vicinanze lo apostrofò:
- Vincè, non l'avrai bevuto tu? -
E Vincenzo:
- Io? Ma te pare! -
Poi, allargando le braccia:
- Se non ci credi... cercheme! -.

 

Mario Beci

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