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Il laicismo è una religione

 

Sono davanti al televisore. Ha inizio una discussione su "I matrimoni misti". Protagonisti: Cattolici, Ebrei, Islamici. Solo il cattolico dice di essere praticante. Gli altri dicono di essere ciò che non sono: dicono, ma non fanno. Sono dunque trasgressori della religione che dicono di essere la loro.
Quando, tra i presenti, il cattolico parla della poligamia vigente nella religione islamica, la giovane signora di detta religione osserva che tra i Cattolici, dietro la moglie c'è l'amante; quindi... Ma non è affatto la stessa cosa: nel Cattolicesimo l'uomo o la donna sposati che hanno l'amante, sono considerati adulteri, e l'adulterio costituisce peccato grave.
Nell'Islamismo invece che ha quattro mogli non è un trasgressore, ma vive secondo la sua religione.
La supremazia dell'uomo nel matrimonio islamico risulta evidente e dal ripudio e dal fatto che mentre un uomo può sposare una donna di qualsiasi religione, non altrettanto è concesso alla donna. Vi saranno buone ragioni per tale norma, ma resta il fatto della inferiorità della donna rispetto all'uomo (manca la "par condicio"!).
Era presente al dibattito un giornalista, il quale, dichiarandosi "laico", ha detto di non appartenere ad alcuna religione, ma di essere rispettoso di tutte. Ha spezzato qualche lancia contro l'intolleranza e l'integralismo religioso. Qui - a mio parere - si è fatta confusione che ha potuto dar luogo a degli equivoci. Non ammette il giornalista che una persona sia convinta che la propria religione sia l'unica vera. Ma se così non fosse, saremmo nell'agnosticismo, la più grave offesa alla ragione, che i "laici" tanto esaltano. Il Cattolico o è cattolico o non lo è; se lo è, lo è; se non lo, è non lo è. Così dicasi del Musulmano e dell'Ebreo. E ognuno - convinto, a torto o a ragione, di essere nella verità - desidera che l'altro si converta alla sua religione, e ne godrebbe il giorno in cui ciò avvenisse. Chi può dire che ciò sia un male? Del resto, che cosa ha fatto quella sera il giornalista? Professandosi "laico" e parlando come tale, non ha forse - sia pure indirettamente - cercato adesioni alla sua posizione? Si tratta di un fatto naturale, direi fisiologico. E se l'egregio scrittore non è sicuro di essere nella verità, ha il dovere morale di cercarla; ne no, il suo laicismo diventa esso stesso religione.
Il male sta nel voler imporre ad altri con la violenza morale, fisica o psicologica le proprie convinzioni religiose, come di qualsiasi altro genere. Esporre la propria dottrina nel pieno rispetto dell'altro, direi che non solo è lecito, ma doveroso, se è vero che "la verità rende liberi" e che il bene si diffonde per sua natura.

Don Fiorenzo Carbonari     

    

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