Monta sempre più la voglia di ritornare al sistema proporzionale.
Il maggioritario vigente è
diventato insostenibile per i danni
che provoca nel costume politico.
Chi ancora lo difende attribuisce
le disfunzioni di quel metodo elettorale
al 25% di proporzionale che tuttora
viene mantenuto, ma la sua ostinazione
diventa sempre più ingiustificata
dallo spettacolo che i politici quotidianamente
ci offrono.
Confesso che, pur essendo proporzionalista
convinto, accettai di provare il maggioritario
nella speranza che ponesse fine alla
prevaricazione "democratica"
della determinanza della cosiddetta
prima repubblica in cui il voto dato
ad un partito poteva valere molto
di più, in termini di potere,
di quello dato ad un altro.
L'esperienza di questi ultimi anni
mi ha convinto che è necessario
ritornare al proporzionale, opportunamente
corretto ed adeguato ai tempi.
IL MAGGIORITARIO HA FALLITO TUTTI
GLI OBIETTIVI PREFISSI Doveva assicurare
la governabilità e la stabilità
politica e invece in una legislatura
ci ha dato ben tre governi.
Doveva ristabilire l'uguaglianza del
voto e invece ci ha dato persino un
Presidente del Consiglio non eletto
dal popolo.
Doveva ridurre il numero dei partiti
e invece li ha quadruplicati.
Doveva aumentare il gusto della partecipazione
e invece la percentuale dei votanti
è scesa paurosamente.
Doveva rigenerare il costume politico
e invece il malcostume ha reso prassi
normale la carriera dei voltagabbana,
rendendo professionale la contraddizione
permanente per cui è giusto
e ha valore tutto quello che porta
al potere.
Machiavelli arrossirebbe di fronte
a tanta spregiudicatezza.
Il "di qua o di là"
non si addice agli elettori italiani.
L'elettore italiano vuol trovare nella
scheda elettorale il suo personaggio,
quello che considera più vicino
alle sue idee, al suo modo di concepire
il governo della cosa pubblica. Se
trova il candidato che gli ha ammannito
la "coalizione" o la "desistenza"
diserta il seggio e "va al mare".
In Italia il bipolarismo non è
sinonimo di bipartitismo, anzi
sono due termini che non si conciliano
affatto. Vanno bene per inglesi e
americani, ma non per noi. Quelli
sono bipolaristi naturali
poiché esprimono due partiti
che dominano la politica nazionale.
Oggi il nostro quadro politico è
deprimente poiché offre personaggi
scadenti, il sottoprodotto della prima
repubblica. E che cosa ci offrono
in termini di chiarezza politica e
programmatica? Vedo troppi eletti
incoerenti e proposte programmatiche
improntate al "lancio e rilancio"
del gioco del poker dove vince chi
sa meglio bluffare.
I partiti politici hanno perduto il
potere decisionale del passato e sono
talmente convinti di essere tanto
impresentabili da ricorrere a candidature
non politiche, personaggi non compromessi
col passato che in qualche modo godano
di popolarità.
LA SCOMPARSA DELLA D.C. E' UN ALTRO
MOTIVO DI CRISI
La scomparsa della DC, egemone del
ceto medio, costringe i partiti più
forti ad assumere atteggiamenti che
possano accattivare le simpatie del
settore centrale dell'elettorato,
anche a costo di snaturare le proprie
radici ideologiche. Nel contempo,
per mantenere poi i rapporti con le
forze estreme che determinano il successo
elettorale, adottano un trasformismo
sterile e una mediazione continua
che vanifica ogni promessa elettorale.
E' il bipolarismo che provoca "l'ammasso
elettorale" per vincere ad ogni
costo. E' questo bipolarismo che crea
maggioranze ingovernabili.
C'è poi da mettere nel conto
la diaspora democristiana dei portaborse
dei capi storici di ieri che disorienta
la massa degli elettori un tempo fedeli
alla DC.
Molti personaggi sono malati di strabismo
a furia di guardare a destra o a manca
secondo le convenienze. Chi sta sulla
destra si giustifica con i vecchi
slogans anticomunisti, chi invece
sta sulla sinistra si giustifica con
le ricchezze di Berlusconi.
La politica italiana è dunque
in crisi: volendo chiudere col passato
non trova punti validi di riferimento
per impostare il futuro. La rivoluzione
incruenta cui abbiamo assistito negli
anni '90 ha ancora bisogno di tempo
per risolvere la crisi di trasformazione.
Qualcuno ipotizza un ritorno dei partiti
distinti per valori ideologici, impegnati
in una competizione ancorata su diverse
ma chiare impostazioni programmatiche,
lontani dai dogmatismi che resero
meno fertile lo slancio rinnovatore
del dopoguerra.
Occorre che le forze politiche riscoprano
se stesse, che bandiscano ogni tentativo
di vincere a tutti i costi, che sappiano
proporre con chiarezza i loro
programmi, quelli che sanno attuare
perché più vicini ai
loro ideali di promozione sociale.
All'uopo è necessario eleggere
con il sistema proporzionale rinnovato
e corretto. In fondo in fondo ci vuole
poco per superare la crisi politica
italiana... basta un minimo di buonsenso
per non privilegiare gli interessi
di bottega di alcuni protagonisti
dell'attuale politica nazionale.