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"DELITTO E CASTIGO
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di Fedor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881)
Uno studente universitario fallito, Raskòlnikov, uccide
una vecchia usuraia e, visto che c'era,
fa fuori anche la sorella di lei.
Il delitto nasce da una specie di ubriacatura
ideologica, la peggiore delle sbornie.
Raskòlnikov è convinto
che chi è capace di una indipendenza
spirituale che lo ponga al di sopra
del bene e del male, sia un uomo eccezionale
e possa eliminare tranquillamente gli
inetti e i nocivi. Di conseguenza ammette
l'assassinio per fini superiori. Una
convinzione che può avere conseguenze
micidiali perché può portare
anche un individuo mite e simpatico
a fare una strage. Il nostro ex studente
è infatti un tipo che ispira
simpatia e non è certo un mostro.
E' uno dei pochi esseri "umani"
che vivono in una squallida e degradata
San Pietroburgo.
Da questa umanità che ha perso
ogni dignità salta fuori un matto
che confessa di essere l'autore del
delitto e nel cervello di Raskòlnikov
si scatena una autentica tempesta. Era
già in crisi perché consapevole
del proprio fallimento, ora i nervi
gli cedono e non riesce più a
condurre una doppia vita, quella di
solidarietà con gli umili e quella
di "ubriaco" di ideologia.
Alla fine si costituisce e viene condannato
alla deportazione in Siberia. Dal castigo
nascerà un uomo nuovo, finalmente
libero dall'ossessione ideologica.
Ovviamente il romanzo è molto
più di una semplice indagine
poliziesca. E' un viaggio nel grande
mistero dell'uomo.
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