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    Un libro al mese...
                   a cura di Giuseppe Milito

"DELITTO E CASTIGO "
di Fedor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881)

Uno studente universitario fallito, Raskòlnikov, uccide una vecchia usuraia e, visto che c'era, fa fuori anche la sorella di lei.
Il delitto nasce da una specie di ubriacatura ideologica, la peggiore delle sbornie. Raskòlnikov è convinto che chi è capace di una indipendenza spirituale che lo ponga al di sopra del bene e del male, sia un uomo eccezionale e possa eliminare tranquillamente gli inetti e i nocivi. Di conseguenza ammette l'assassinio per fini superiori. Una convinzione che può avere conseguenze micidiali perché può portare anche un individuo mite e simpatico a fare una strage. Il nostro ex studente è infatti un tipo che ispira simpatia e non è certo un mostro. E' uno dei pochi esseri "umani" che vivono in una squallida e degradata San Pietroburgo.
Da questa umanità che ha perso ogni dignità salta fuori un matto che confessa di essere l'autore del delitto e nel cervello di Raskòlnikov si scatena una autentica tempesta. Era già in crisi perché consapevole del proprio fallimento, ora i nervi gli cedono e non riesce più a condurre una doppia vita, quella di solidarietà con gli umili e quella di "ubriaco" di ideologia. Alla fine si costituisce e viene condannato alla deportazione in Siberia. Dal castigo nascerà un uomo nuovo, finalmente libero dall'ossessione ideologica.
Ovviamente il romanzo è molto più di una semplice indagine poliziesca. E' un viaggio nel grande mistero dell'uomo.

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